Tutti i film di Sergio Leone, dal “peggiore” al migliore [LISTA]

Tutti e 7 i film del Maestro del cinema italiano Sergio Leone, che ha condensato in poche opere tutto il suo genio creativo.

Il buono, il brutto, il cattivo; Sergio Leone; Clint Eastwood
Il personaggio di Clint Eastwood nella trilogia del Dollaro, con l'iconico poncho.
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Sergio Leone è stato uno dei registi più importanti del novecento italiano, nonostante una produzione (da regista) non così prolifica. Il suo nome è associato indissolubilmente agli spaghetti western, di cui è stato “inventore” e massimo esponente.

Leone nasce nel 1929 a Roma da una famiglia in cui già si respira cinema: regista il padre, attrice la madre. Gli esordi nel mondo del cinema sono in realtà piuttosto precoci, con varie esperienze da aiuto regista che lo formeranno.

Uno dei generi più esplorati in questa prima fase è quello del peplum, che sfoceranno nell’esperienza del primo film da regista. In questo periodo Sergio Leone si fa notare anche dalle case di produzione Holly girando come direttore della seconda unità alcune scene di film americani, come nel caso della celebre scena del duello delle quadrighe di Ben Hur.

Aprirà poi la sua carriera da regista proprio con un peplumIl colosso di Rodi, che lo farà conoscere al grande pubblico grazie al suo successo.

Ecco tutti i film di uno dei maestri del cinema italiano, in ordine di (nostro) gradimento, dal “peggiore” (ma di certo non brutto) al migliore.

7) Il colosso di Rodi (1961)

Il colosso di Rodi
Il Colosso di Rodi

Il colosso di Rodi come anticipato apre la filmografia e l’avventura da regista di Sergio Leone.

Il film è un peplum piuttosto classico, in cui però il giovane Leone da già mostra della sua capacità dietro la macchina da presa. Il film, nonostante il budget piuttosto basso, riesce a risultare convincente e non così lontano dai Colossal americani che imperversavano nei cinema in quegli anni, a cui lo stesso Leone ha contribuito come regista di seconde unità.

È forse il film che più risente della sua età e del suo genere, ormai da tempo fuori moda e lontano dagli standard del cinema di tempi più recenti, ma resta una colonna del suo genere ancora molto amata dagli appassionati di peplum.

6) Giù la testa (1971)

Giù la testa
Giù la testa

Giù la testa è un film piuttosto atipico nella produzione del regista romano, a partire dai titoli di testa, che includono una citazione sulla rivoluzione di Mao Zedong.

È evidente un approccio più politico al genere, ambientando il film nel 1913, durante la rivoluzione in Messico. Leone prosegue il suo percorso di maturità tornando al western, ma cambiandolo nuovamente le carte in tavola, a partire da un setting storico inconsueto (ma non inesplorato) che gli permette di introdurre nuovi temi nel suo cinema.

È senza dubbio uno dei film più personali ed il più politico del regista (e forse anche per questo meno conosciuto e decantato rispetto agli altri film), figlio del ’68 e delle riflessioni sulla rivoluzione di quegli anni.

Il film ha sicuramente avuto meno successo delle sue opere precedenti, ma segna un punto molto importante nel cinema di Sergio Leone, se non altro per il suo sviluppo narrativo sempre più forte.

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5) Per un pugno di dollari (1964)

Per un pugno di dollari; Sergio Leone; Clint Eastwood
Per un pugno di dollari

Dopo il successo de Il colosso di Rodi Leone si allontana dal peplum, trovando porto nel western, genere che lo renderà noto in tutto il mondo.

Per un pugno di dollari è il primo capitolo della “trilogia del dollaro”, a cui seguiranno i due fortunati capitoli successivi. Qui Leone inizia a delineare la sua idea di western, differente da quella classica americana, dando origine a quello che verrà poi chiamato spaghetti western.

Il film segna l’inizio della collaborazione con Clint Eastwood, che verrà lanciato proprio grazie a questa trilogia nel firmamento delle star di Hollywood. Insieme a lui Gian Maria Volonté, che tornerà anche nel film successivo.

È anche il primo film con la colonna sonora composta da Ennio Morricone, che sarà poi una costante nel cinema di Leone. Tutti i professionisti coinvolti nel film figurano però con falsi nomi inglesi, per la necessità di distribuire il film anche in America.

Il film diventa un vero e proprio caso, ottenendo un successo enorme (ma anche una causa per plagio da Akira Kurosawa, data la sua eccessiva somiglianza con La sfida del Samurai), che lancerà definitivamente la carriera del giovane Leone.

4) Per qualche dollaro in più (1965)

Per qualche dollaro in più; Sergio Leone; Clint Eastwood
Per qualche dollaro in più

Forte del successo del film precedente, Sergio Leone torna al cinema l’anno successivo con Per qualche dollaro in più, che vede il ritorno di Eastwood e Volonté e l’ingresso di Lee Van Cleef, fondamentale poi nel film successivo.

L’opera mostra sempre di più la riflessione di Leone sul genere, che si fa sempre più raffinata, oltre ad una magnifica interpretazione di Volonté e il consolidamento del personaggio del “biondo” di Eastwood (con le due famose espressioni: con cappello e senza cappello).

Il film ottiene nuovamente un grande successo (non solo in Italia), che convince Leone a proseguire sulla stessa strada, dando vita a quello che sarà uno dei suoi capolavori.

3) C’era una volta il West (1968)

C'era una volta il West
C’era una volta il west

Dopo la trilogia del Dollaro Leone torna con un nuovo western, reinventando tuttavia nuovamente il suo approccio al genere. Nonostante desiderasse allontanarsi dal western, l’offerta molto ghiotta di girare negli Stati Uniti (e con il suo attore preferito, Henry Fonda, e Charles Bronson) lo convince a girarne nuovamente.

C’era una volta il West è un mito di fondazione, ambientato in quel periodo fra il west selvaggio e l’inizio della civilizzazione che di lì a poco avrebbe spazzato via le praterie. È un western crepuscolare, in linea con le tendenze americane dell’ultimo decennio, lontano dai fasti degli anni 30′ e 40′.

Qui Leone inizia la sua riflessione sul tempo e sulla storia, in un momento cruciale per la nascita dell’identità nazionale americana. Il conflitto fra tame e wild, fra civiltà e selvaggio, è particolarmente evidente, lasciando sempre meno spazio alla natura selvaggia e all’uomo di frontiera, destinato a sparire.

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Per lui, come in Sentieri selvaggi di John Ford non c’è più spazio, e ci sono molte assonanze fra i due finali, che segnano un vero e proprio passaggio di consegne nella storia americana.

2) Il buono, il brutto, il cattivo (1966)

Il buono, il brutto, il cattivo; Sergio Leone
Il buono, il brutto, il cattivo

Dopo il successo dei primi due capitoli non era certo facile migliorarsi nuovamente. Eppure Sergio Leone, l’anno seguente dell’uscita di Per qualche dollaro in più torna nei cinema con quello che è considerato uno dei più grandi western della storia del cinema.

Il buono, il brutto, il cattivo segna il punto massimo fino a quel momento toccato dal giovane regista, che raggiunge, da questo punto, una piena maturità artistica ed innalza uno dei generi di serie b a colonna del cinema di quegli anni.

L’uso della macchina da presa, sempre più portato all’estremo, ci dona una delle scene più belle della storia del cinema (quella del duello finale), ancora oggi studiata nei dettagli per montaggio, suono e regia. Leone ha ormai una padronanza del mezzo imbarazzante, troppo superiore alla maggior parte dei suoi colleghi.

A completare quello che è un film praticamente perfetto ci sono le grandi interpretazioni (forse della vita) di Eastwood e di Van Cleef che tornano dal precedente film, mentre si aggiunge quella del “brutto”, Eli Wallach.

Anche la colonna sonora contribuisce sempre più al successo del film, con un Ennio Morricone ispiratissimo che realizza alcuni fra i brani più celebri della sua carriera.

1) C’era una volta in America (1984)

C'era una volta in America; Sergio Leone
C’era una volta in America

C’era una volta in America è senza dubbio il progetto più ambizioso di Sergio Leone, ormai nella piena maturità. Dovranno passare molti anni però prima che questo film veda la luce, dopo ben 13 anni dal precedente Giù la testa.

Qui Leone lascia il western per dirigere una storia di gangster, quella di Noodles (Robert De Niro), attraversando tutta la sua vita (e buona parte della storia americana). È un approccio unico al genere, che riflette sul tempo, sull’America ed il suo passato.

Dalla durata colossale di oltre 4 ore nella sua versione approvata da Leone, C’era una volta in America mostra tutta la capacità affabulatoria e di generazione del mito del regista romano, cui unisce una capacità di creare immagini che sa di piena maturità.

La vita di Noodles ci scorre davanti, in un continuo processo di flashback flashforward, in maniera estremamente fluida, legata ai ricordi dell’uomo e tenuta insieme dalla splendida musica di Morricone.

Il film non ottenne un buon successo, soprattutto negli States, a causa di un taglio scellerato operato dal produttore Arnon Milchan, in una versione quasi dimezzata ed incomprensibile dell’opera.

Con il tempo però è stato riscoperto anche dal pubblico oltreoceano, diventando uno dei film più amati del regista ed un classico a tutti gli effetti, un autentico ed immortale capolavoro del cinema contemporaneo.

Torinese d'adozione ed aostano di nascita, laureato al DAMS. Quando non è impegnato a sopravvivere si interessa in particolare di cinema orientale, di fumetto e di tappeti.