Il potere del cane, recensione del film Leone d’Argento di Jane Campion

Il nuovo film di Jane Campion, Il potere del cane, è una finissima analisi psicologica e sessuale dell'uomo del west nei suoi ultimi giorni.

Il potere del cane
Benedict Cumberbatch in Il potere del cane
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Il periodo di transizione fra il selvaggio west (e ancora prima i tempi della guerra civile) e la moderna civiltà ha da sempre rappresentato un nodo cruciale nella cultura americana. Il cinema, ovviamente, si è spesso fatto carico di questa narrazione, con autentici capolavori che mettono in discussione il mito del Cowboy e della frontiera. In questo filone si inserisce l’acclamata regista neozelandese Jane Campion con il suo nuovo film, Il potere del cane.

Campion torna quindi al cinema dopo ben 12 anni dalla sua ultima fatica, Bright Star, in un ambiente per lei totalmente nuovo, quello del west, adattando l’omonimo romanzo di Thomas Savage. L’approccio, come da aspettative, va ben oltre il quadro storico generale (più un contorno in questo film), soffermandosi con grande dedizione sui personaggi, sulla loro psiche e sui rapporti di genere.

La regista neozelandese ha da sempre dedicato ampio spazio a quest’ultimo tema nel suo cinema. In Il potere del cane lo fa soprattutto attraverso la figura di Phil, che rappresenta il vecchio uomo del west che ha represso ogni sentimento. Phil è un uomo duro, che dovrà confrontarsi con il suo passato e l’emergere di un qualcosa a lungo rimasto sopito.

Il potere del cane: la trama

Il potere del Cane
Jesse Plemons e Kirsten Dunst in Il potere del cane

Montana, 1925. Phil (Benedict Cumberbatch) e George Burbank (Jesse Plemons) sono due uomini che hanno fatto fortuna nel loro Ranch a cavallo dei due secoli. I due, iniziati a questa vita da “Bronco” Henry, sono molto diversi: Phil è freddo, distaccato e crudele, mentre George è di buon cuore e cordiale.

La vita nel ranch sarà sconvolta quando George prenderà in moglie Rose (Kirsten Dunst), una vedova di un paese vicino, che si trasferirà nella casa dei due fratelli insieme a suo figlio Peter (Kodi Smit-McPhee).

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Il potere del cane: la recensione

Come anticipato, la Campion sfrutta l’ambientazione storica (e l’ottimo romanzo di Savage) per realizzare un film tipico nella sua filmografia. Per certi versi, il modo di rappresentare la natura e le relazioni degli uomini con essa ricorda quanto visto in Lezioni di piano, il suo film più noto.

La regia si sofferma a lungo sugli ampi spazi del Montana ancora lontano dall’urbanizzazione che sarebbe arrivata di lì a poco, con frequenti campi lunghi se non lunghissimi dedicati alla natura, sempre estremamente curati e di grande impatto. Il personaggio di Phil in particolare è più volte protagonista di scene solitarie immerso nella boscaglia, dove si rifugia nei momenti di crisi, nascondendosi dal mondo civilizzato.

La dualità dei due fratelli è certamente uno dei punti più interessanti della prima parte di film. I due rappresentano le due parti di un’America ancora giovane ma avviata a grandi passi verso il dominio mondiale di cui sarà protagonista.

Phil rappresenta il vecchio, l’anima fondativa della nazione, l’uomo di frontiera duro e dallo sguardo imperscrutabile, ancora legato alla natura ed ai suoi ritmi. George è invece un uomo moderno, che si sposta in automobile (contro i cavalli di Phil), prende famiglia e si veste in smoking.

Sessualità nel ranch

Il potere del cane; Jane Campion
Un frame de Il potere del cane che, non a caso, ricorda la celebre inquadratura di Sentieri Selvaggi

Il personaggio di Phil, magistralmente interpretato da un Cumberbatch in forma da Oscar (ma ottime sono anche le interpretazioni degli altri attori) è sicuramente quello più complesso ed affascinante, che esploderà nella seconda parte di film quando entrerà in contatto con Rose ed il figlio Peter. L’uomo dovrà infatti dare i conti con i sentimenti a lungo repressi, dai problemi a relazionarsi con l’altro sesso ed una omosessualità latente ben evidente.

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In questo senso il lavoro della Campion si discosta da un film come I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee per i livello a cui mantiene il discorso sulla sessualità. Benché sia evidente e la tensione sessuale fra Phil e Peter abbia picchi anche piuttosto alti, la Campion parla sottovoce, con il non-detto ed il sottaciuto.

La regista dialoga con lo spettatore spesso per immagini e dettagli (ed in questo senso la sequenza della castrazione del bestiame è forse la più emblematica), senza mai banalizzare l’argomento e senza eccedere nel suo racconto, così come lo stesso Phil nei confronti della sua sessualità e dei suoi sentimenti.

Il potere del cane è un film estremamente controllato (in senso positivo quanto negativo), a partire dalla sua narrazione, dai suoi personaggi e dai suoi ritmi, sempre estremamente compassati. Il tutto è accompagnato da un comparto tecnico eccelso, a partire dalla regia (Leone d’Argento a Venezia) della Campion e le musiche di Johnny Greenwood.

Sicuramente uno dei film più interessanti di questa stagione, che uscirà su Netflix il 1° dicembre.

Il cast

  • Benedict Cumberbatch: Phil Burbank
  • Kirsten Dunst: Rose
  • Jesse Plemons: George Burbank
  • Kodi Smit-McPhee: Peter
  • Thomasin McKenzie: Lola
  • Geneviève Lemon: sig.ra Lewis
  • Keith Carradine: governatore Edward

Il potere del cane: Trailer ufficiale italiano

RECENSIONE
Voto
Torinese d'adozione ed aostano di nascita, laureato al DAMS. Quando non è impegnato a sopravvivere si interessa in particolare di cinema orientale, di fumetto e di tappeti.