Manetti Bros | L’incontro ravvicinato e la preview di Diabolik

Manetti
ROME, ITALY - OCTOBER 15: Marco Manetti and Antonio Manetti, aka Manetti Bros., attend the Manetti Bros during the 16th Rome Film Fest 2021 on October 15, 2021 in Rome, Italy. (Photo by Stefania M. D'Alessandro/Getty Images for RFF)
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Il 15 ottobre i Manetti Bros, alias Marco e Antonio Manetti, hanno incontrato il pubblico della Festa del Cinema di Roma nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica. Un incontro rimandato di un anno, inseguendo un film che per colpa della pandemia ha cambiato diverse volte finestra di distribuzione.

L’ora di Diabolik (qui il trailer) è ormai prossima, quindi l’occasione di ascoltare i Manetti ripercorrere le tappe essenziali del proprio cinema è quanto mai preziosa. Riscoprire la loro parabola artistica permetterà a tutti di conoscere due inguaribili amanti del cinema tutto, non solo di quel cinema di genere che è il fulcro essenziale della loro carriera.

Piano 17 e L’arrivo di Wang: i film più amati dai Manetti

Si parte da racconti famigliari, per ricostruire passo dopo passo la nascita di questi due alieni del cinema italiano. Marco e Antonio arrivarono al cinema per strade distinte e convergenti, arrivando, un cortometraggio dopo l’altro alla prima co-regia. Nessuna competizione però tra i due Manetti, che hanno trovato un perfetto equilibrio sul set. Sono loro a ribadire che quest’assenza di agonismo è la condizione imprescindibile per il lavoro tra due fratelli registi, come tanti ne esistono nella storia del Cinema.

Un caos solo apparente regna sulla loro cinematografia. I litigi ci sono, ma i ruoli sono chiari. Marco ha da sempre prediletto la direzione degli attori, non facendo altro che assecondare un istinto naturale che lo guidava sin da bambino. Ho sempre saputo che avrei fatto il regista, afferma, rivelando un impulso così puro da essere a tutti gli effetti al di là del cinema stesso.

Antonio invece è il principe del “comitato di liberazione della macchina da presa”. È lui a dirigere la macchina, nelle vesti di operatore, contro le indicazioni di ogni direttore della fotografia. La chiave fondamentale del loro stile è seguire gli attori, donando loro la massima libertà possibile.

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È evidente dalle sequenze scelte da Piano 17 e L’arrivo di Wang. Film paragonabili, per paradigmi produttivi, a cinema di serie B, dove però le cifre dell’estetica dei Manetti si fanno estremamente riconoscibili, ed è questo a renderlo i film più personali e sentiti dai due fratelli.

La fase napoletana: Song’e Napule e Ammore e Malavita

Questo percorso conduce inevitabilmente a quella parentesi così caratteristica del loro cinema, che può andare tranquillamente sotto il nome di era napoletana. Un’era florida di grandi successi, che arrivano ovviamente fino al David di Donatello per Ammore e Malavita.

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ROME, ITALY – OCTOBER 15: Marco Manetti and Antonio Manetti, aka Manetti Bros., attend the Manetti Bros during the 16th Rome Film Fest 2021 on October 15, 2021 in Rome, Italy. (Photo by Stefania M. D’Alessandro/Getty Images for RFF)

È Giampaolo Morelli, loro autentico attore-feticcio, ad averli condotti a Napoli. E se il primo esperimento era un innesto debordante di poliziottesco, noir e commedia, nel secondo i Manetti tornano a Napoli ormai conoscendola e padroneggiandola. Questo gli ha dato lo spazio per aggiungere quel tanto di musical e neomelodico sufficiente a trasformare Ammore e Malavita in una bandiera del loro cinema. Quel tanto di musical che però rispettasse delle precise proporzioni tra cantato e parlato: dopo molto studio, i Manetti Bros hanno individuato in Grease la struttura d’equilibrio perfetta, e l’hanno eletta a modello.

Memorabile la versione in napoletano di What a feeling, da Flashdance. Ricostruire, aneddoto dopo aneddoto, la storia di questi frammenti, rappresenta davvero l’essenza del ciclo degli Incontri Ravvicinati. Riuscire a riunire la storia artistica e quella personale, rendere più trasparente quel velo che separa l’artista e figura pubblica dall’uomo, riscoprendoli sempre sotto luci rinnovate.

Una cosa è certa, però, al di là della poesia. I diritti per Flashdance sono stati la spesa più ingombrante nell’intera carriera dei Manetti, superata solo di recente dal budget richiesto per mettere le mani su una copia perfetta dell’automobile di Diabolik.

Diabolik: la prima sequenza preannuncia un grandissimo film

Erano tutti ovviamente in attesa che il grande protagonista della serata facesse il suo ingresso trionfale. Uno dei film italiani con più hype in assoluto, la trasposizione di una leggendaria saga a fumetti: parliamo di Diabolik, film in uscita il 16 dicembre. La naturale conclusione dell’incontro non poteva quindi che essere un gustoso assaggio della nuova opera firmata Manetti Bros. Senza grandi giri di parole ad introdurlo, il pubblico ha potuto assistere in anteprima assoluta all’opening del film.

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Il trailer di Diabolik

Un dato è evidente: questo film, da un punto di vista squisitamente tecnico, segna un nuovo standard all’interno della filmografia dei Manetti. Chiusasi la fase napoletana, sembra essere davvero l’avvio di una rinnovata maturità artistica. Per comprenderlo è stato sufficiente immergerci per pochi minuti nella Clerville secondo i Manetti, un découpage di location prese da Bologna, Milano e Trieste.

Il primo inseguimento a bordo della Jaguar E-Type ci trasporta subito nel teatro urbano delle vicende, unto e scuro, corrotto e imprevedibile. Qualche primo piano ci introduce al tenebroso protagonista e alla sua irriducibile nemesi: a vestire i panni dell’ispettore Ginko, Valerio Mastandrea.

Un dolly a volo d’angelo che spezza il fiato, sulle luci e le vie capillari di Clerville, termina la sequenza e ci lascia con ancora più irrefrenabile attesa. Ormai, però, manca davvero poco: il criminale più spietato e affascinante di sempre ci aspetta in sala dal 16 dicembre.

Spazi chiusi: il cineforum de LaScimmiaPensa con i Manetti Bros

Abbiamo avuto più di un’occasione per parlare con i Manetti di cinema e del loro cinema. Di cinema di genere, ma anche di quanto Hitchcock sia per loro un modello di elezione, e di grandi e inesauribili amori. Trovate tutti i contenuti sul canale YouTube de LaScimmiaPensa, tra i quali i 4 episodi del cineforum “Spazi chiusi”. Una selezione di quattro film, diversi per genere, epoca e stile, accomunati dalla soffocante sensazione della claustrofobia.

EPISODIO 1: Alien, R.Scott (1979)

EPISODIO 2: La finestra sul cortile, A.Hitchcock (1954)

EPISODIO 3: 1997, Fuga da New York, J.Carpenter (1981)

EPISODIO 4: The Hateful Eight, Q.Tarantino (2015)

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Non dico mai "squisitamente", ma forse troppo spesso "smaccatamente". Amo il cinema di due Ander(s)son: Paul Thomas e Roy. Considero i romanzi di Guillermo Arriaga imprescindibili, e vorrei che tutti capissero perché i tempi lenti di Celibidache non sono lenti, ma giusti.