Dune, storia di un progetto maledetto: da Jodorowsky e Lynch a Villeneuve

Dune è un classico della letteratura fantascientifica che ha da sempre affascinato il mondo del cinema. Ma come sono gli adattamenti?

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Il 3 settembre 2021 è finalmente uscita l’anteprima mondiale del tanto atteso Dune di Denis Villeneuve, che abbiamo già recensito qui. Nonostante le riprese siano state effettuate nel 2019, la pandemia di COVID-19 ha dovuto ritardare la distribuzione del film, slittato di quasi un anno. Tuttavia, pandemia a parte, bisogna riconoscere che il progetto di adattare Dune al cinema ha sempre incontrato diverse difficoltà. Ma partiamo dal principio.

La storia di Dune comincia su carta nel 1965, per mano dell’autore Frank Herbert. Il romanzo, primo di sei, vinse il premio Nebula e il premio Hugo, i massimi riconoscimenti attribuiti alla narrativa scientifica. Il cosiddetto Ciclo di Dune, però, proseguì anche dopo la morte di Herbert (avvenuta nel 1986) per opera del figlio e di altri autori.

Il titolo fa riferimento al pianeta Arrakis, chiamato anche Dune per la conformazione arida e sabbiosa. Tale scelta è dovuta al trasferimento di Herbert in prossimità delle dune dell’Oregon. Ebbene, sull’inospitale e pericoloso pianeta Arrakis cresce una sostanza vitale per ottenere grandi poteri sullo spazio e sul tempo. Come è facile intuire, per controllare il pianeta diversi popoli si scontreranno, ciascuno animato da motivazioni nobili o egoistiche.

L’affascinante epopea fantascientifica, oltre ad aver influenzato numerosissime opere, ha ricevuto alcuni adattamenti tra cinema, televisione, musica e videogiochi. I progetti più famosi sono certamente tre: quello di Jodorowsky a metà anni ’70, quello di Lynch nel 1984 e, infine, quello di Villeneuve. Già abbiamo parlato dell’ultimo, ma come sono gli altri due?

Jodorowsky’s Dune, un progetto mai realizzato

Jodorowsky's Dune, Frank Pavich, 2013
Il documentario sul progetto di Jodorowsky su Dune mai compiuto

Ebbene sì, il primo grande progetto di Dune si risolse con un nulla di fatto. Nel 1973, il produttore Arthur P. Jacobs acquistò i diritti di sfruttamento del romanzo, tuttavia morì prima di dare vita al progetto. Un consorzio francese decise allora di acquistarli, affidando la regia allo spirituale e mistico Alejandro Jodorowsky. Era il dicembre 1974.

Il regista cileno accolse con entusiasmo il progetto di portare Dune al cinema, soprattutto per il suo desiderio di portare in scena un kolossal. Le musiche, avrebbero dovuto essere dei Pink Floyd. Il cast avrebbe dovuto comprendere, tra gli altri, Mike Jagger, Orson Welles, Gloria Swanson e Salvador Dalì nei panni dell’imperatore.

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L’artista spagnolo chiese 100.000$ all’ora come compenso, ma Jodorowsky gli propose lo stesso importo al minuto. Dalì, infatti, avrebbe dovuto apparire solo per 4 minuti, per il resto sarebbe stato sostituito da un clone robotico. Dalì accettò a patto di conservare la sua replica nel proprio museo.

Tuttavia, il progetto che aveva in mente Jodorowsky risultò troppo oneroso. L’autore del romanzo lasciò molta libertà al regista, che realizzò uno storyboard imponente per un totale di 14 ore di girato. Oltre all’eccessiva durata, Herbert non riuscì a trovare i fondi necessari per portare a termine il progetto. Nel 1976, quindi, nonostante i milioni già spesi per la preparazione, la produzione dovette fermarsi.

Nel 2013, Frank Pavich immortalò la vicenda nel documentario Jodorowsky’s Dune (2013), acclamato dalla critica.

L’adattamento di David Lynch

Dune, David Lynch, 1984
Kyle MacLachlan in Dune (David Lynch, 1984)

Nel 1976 Dino De Laurentiis decise di acquistare i diritti di sfruttamento di Dune per rivitalizzare il progetto cinematografico. Nel 1978, il produttore italiano commissionò a Herbert di riscrivere la sceneggiatura, ma la versione che presentò prevedeva una durata di tre ore. La palla passò allora a Ridley Scott nel 1979, che divise il romanzo in due film, ma poi abbandonò perché estenuato dai tempi di pre-produzione eccessivamente lunghi.

I diritti erano però in scadenza, quindi De Laurentiis negoziò con Herbert anche quelli relativi ai sequel dei film. Su consiglio della figlia Raffaella, a sua volta produttrice, cui piacque molto The Elephant Man (1980), Dino contattò David Lynch. Questi, tuttavia, non aveva né letto il romanzo né aveva mai girato un film di fantascienza. Il progetto, quindi, ripartì da zero.

Le riprese partirono nel 1983. Successivamente, la postproduzione iniziale del film portò a un prodotto della durata di 180 minuti. Tuttavia, la Universal richiese di contenere la lunghezza entro il formato standard di 150 minuti. Perciò, Lynch e De Laurentiis tagliarono alcune scene e ne rigirarono altre, sbarcando al cinema con una versione da 136 minuti.

Dopo l’uscita in sala, il film approdò anche in televisione con scene aggiunte e modificate, arrivando a durare ben 190 minuti. David Lynch disconobbe la versione firmandosi come Alan Smithee, pseudonimo spesso utilizzato ad Hollywood per dissociarsi da progetti di cui non si riconosceva la paternità. Il regista ha recentemente definito il suo adattamento come un vero fallimento:

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“Non era il film che volevo fare. Mi piacciono molto certe parti, ma per me fu un totale fallimento“

La extended cut del film, basata su quella televisiva, dura invece 178 minuti e cerca di avvicinarsi al progetto iniziale di Lynch. Molte scene dimostrano la mancanza della postproduzione, come il mancante effetto blu sugli occhi.

I notevoli tagli apportati al film, chiaramente, comportarono molti passaggi condensati, confusi o addirittura non spiegati. Infatti, diversi critici stroncarono Dune (accusandolo anche di omofobia), che si rivelò anche un rovinoso flop al botteghino. Se gli Academy Awards nominarono l’opera al miglior sonoro, gli Stinkers Bad Movie Awards lo reputarono peggior film dell’anno.

Ogni sequel venne cancellato e David Lynch lamentò l’eccessiva presenza dei produttori sul progetto. Jodorowsky, invece, era geloso quando seppe che il progetto fu affidato all’unico regista in grado di portarlo a termine bene (a detta sua). Quando però l’esito fu catastrofico, il regista cileno si rallegrò.

Dune dopo Lynch

Il film realizzato da Lynch, divenuto poi cult movie, si radicò in un certo modo nella cultura. Infatti, dall’opera nacque una linea di giocattoli e ne vennero realizzati numerosi adattamenti videoludici, oltre a una serie a fumetti firmata Marvel.

Prima di Villeneuve, altri due grandi progetti tentarono di portare Dune sia al cinema che in televisione. Il primo fu Frank Herbert’s Dune, miniserie in tre episodi di John Harrison del 2000, molto fedele al libro. Oltre ad aver vinto due Emmy Awards, è tra i prodotti televisivi più acclamati di sempre.

Il secondo progetto, invece, pensato per il cinema, udite udite: non fu mai realizzato. Tutto cominciò nel 2008, quando Paramount Pictures annunciò una nuova trasposizione cinematografica di Dune con la regia di Peter Berg. I produttori annunciarono un progetto molto fedele al romanzo, con la supervisione di Brian Herbert, figlio dell’autore del romanzo. Tuttavia, sia Berg che il successivo regista scritturato, Pierre Morel, lasciarono il progetto rispettivamente nel 2009 e nel 2010. Perciò Paramount abbandonò ogni speranza nel 2011.