Elio e le Storie Tese: La Canzone Mononota, il loro brano più geniale [VIDEO]

Elio
Credits: Rai
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Ecco perché La Canzone Mononota è una delle composizioni più epiche di Elio e le Storie Tese

Non La Canzone Monotona, no: La Canzone Mononota. Che si fa con una nota. Questo il titolo del brano presentato da Elio e Le Storie Tese a Sanremo 2013. Un piccolo classico di diversi anni fa, piccolo ma grande nell’esemplificare la straordinaria bravura dello storico complesso.

Il brano viene cantanto sul palco dell’Ariston con gli Elii in versione “tre tenori” (vedi Aldo, Giovanni e Giacomo), ma con esecuzione impeccabile. Pare che il titolo del pezzo nasca semplicemente da un errore di battitura (appunto: mononota, anziché monotona), e da lì però l’idea musicale che regge tutto quanto sia sorta spontanea.

Che cosa succede in questa canzone? Molto semplice: il sempre virtuoso Stefano Belisari (Elio) canta l’intero brano restando, con la voce, sempre su una sola nota. Per la precisione: il Do. Appunto: una canzone fatta con “una nota sola”, anche se ciò riguarda chiaramente la parte vocale e non l’arrangiamento, che è invece ricco e sfaccettato.

La parte migliore: le liriche sono meta-testuali perché descrivono la natura della canzone stessa. Elio parla di come, cantando una nota sola, con tutto il resto si possa fare ciò che più aggrada. “Puoi cambiare il ritmo / Puoi cambiare la velocità / La puoi fare in maggiore, minore / Eccedente, diminuita”. Seguendo le parole, anche la musica cambia di conseguenza.

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Vengono poi esplorate varie altre possibilità: “Puoi cantarla da solo / Puoi cantarla tutti insieme oppure in coro”. C’è anche “Puoi cambiare il cantante”, al che nella versione in studio del brano interviene nientemento che Nek, per lo spazio di un unico verso, con la medesima tecnica di Elio. E poi: “Puoi cambiare la lingua / For example, you can sing it in english”. Insomma, abbiam reso l’idea.

Ci sono anche degli esempi riguardo a quanto si può “sgarrare”. Elio avverte “Se sei un cantante virtuoso stai attento / Che qui basta che fai…” e si esibisce in un gorgheggio che coinvolge altre note oltre quella principale; “E sei fuori”, conclude il testo. “La Canzone Mononota che non scende a compromessi e se lo fa il compromesso è piccolo, tipo… questo” aggiunge poi, con una nota appena fuori da parametri.

Vengono citati dei casi simili a quello di questa canzone, attingendo dalla storia: “La Canzone Mononota ha avuto i suoi antesignani / Uno su tutti, Rossini; Bob Dylan, Tintarella di Luna“. Ne aggiungiamo un altro noi: One Note Song dei Tenacious D (2001), dove però l’unica nota in questione non viene tenuta con la voce, ma con una corda di chitarra.

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Sono poi gli stessi Elii a menzionare il caso precedente più importante: “C’è poi il samba di una nota sola / Ma se ascolti attentamente, dopo un po’ cambia”. Si parla di Samba de uma Nota Só, composizione di Antônio Carlos Jobim, padre della bossa nova, risalente al 1960.

Questa è l’ispirazione “alta” alla quale gli Elii ricorrono, specificando però, appunto, che l’idea di un’unica nota costante tenuta per tutta l’esecuzione non viene seguita fedelmente. E allora è lo stesso Elio a cantare: “Jobim non ha avuto le palle di perseguire un obiettivo / Non ci ha creduto fino in fondo / Invece noi… sì!” Così si conclude il brano, “Anche se l’ultima nota era un’altra nota”.

La Canzone Mononota degli Elii è un esempio di inventività ed eclettismo tra i più puri che si possano trovare in Italia; lo stesso vale per la loro intera discografia, tanto più che questa loro eccellenza si sposa sempre prontamente con una demenzialità senza confini alternata ad ironia sottile e vibrante. Emozioni Fortissime, insomma, sempre, con loro.

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