Mafia – Recensione del mitico videogioco del 2002

Mafia
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La criminalità organizzata negli Stati Uniti degli anni ’30 in un titolo videoludico: Mafia

Mafia. La parola evoca scenari specifici, dalle più diverse epoche. Possiamo pensare ai film de Il Padrino, o alla serie de I Soprano. Quando parliamo di videogiochi, quello che ci viene in mente è subito il titolo del 2002 prodotto da Illusion Softworks.

Il videogioco, uscito su PC, PlayStation 2 ed Xbox, si dimostra alla sua uscita subito groundbreaking nella rappresentazione del mondo mafioso americano nell’era del proibizionismo negli Stati Uniti. Il setting perfetto, ricostruito sui film di gangster risalenti allo stesso periodo.

Thomas Angelo, un tassista, viene presto coinvolto nei traffici di alcuni mobster italo-americani, iniziando a farsi un nome nella malavita e a goderne tutti i vantaggi. Ma, come sempre avviene in queste trame, la fama di potere si ritorce contro di lui e gli altri protagonisti.

Angelo finisce con l’entrare in protezione testimoni, denunciando alle autorità il potente Don Salieri. Ha imparato la lezione: nel crimine organizzato finisce sempre in maniera violenta, e intende rompere il circolo. Per lui, però, non andrà meglio: lo si vedrà in Mafia II.

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Mafia è un videogioco open world nel quale, sì, le possibilità di gameplay sono limitate e vincolate alle varie quest; ma è anche vero che la caratterizzazione degli ambienti è curata a un livello di dettaglio, per il 2002, di certo non indifferente. Qui sotto potete farvene un’idea.

Un gioiello d’epoca

Lo provano le architetture degli edifici; i modelli di auto utilizzabili; e, componente nota e apprezzata del gioco, la ricca selezione di musiche d’epoca (Django Reinhardt su tutti) ascoltabili durante la guida. Uno degli aspetti più memorabili e apprezzati.

La trama è sviluppata con accuratezza e nel riprendere cliché e tematiche classiche del genere, inventa una storia a sé stante che funziona e regala un’esperienza in un universo mafioso a tutto tondo. Ma che, attenzione, del resto non ne costituisce affatto esaltazione.

Il gioco si dimostra perfettamente state-of-the-art per l’epoca, immergendo il giocatore nelle attività criminali passando per scontri a fuoco, agguati, assassinii, tradimenti, operazioni di contrabbando e quant’altro. Anche le leggendarie fughe dalla polizia hanno fatto storia.

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Le basi si pongono per i successi titoli della serie Mafia, specialmente il secondo, per molti versi più completo e sviluppato rispetto a questo primo capitolo. Se da una parte c’è chi parla di un GTA versione anni ‘30, quindi, dall’altra non sono in pochi a riconoscere l’originalità della serie.

Oggi, a distanza di quasi vent’anni, il titolo si apprezza infatti per il raro equilibrio mostrato tra resa del gameplay, disegno capace del setting e tratteggio di una storia credibile e coinvolgente. Un gioiello d’epoca, è il caso di dire, dal quale molti giochi di oggi dovrebbero prendere esempio.

Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.