Resident Evil Village: un B-movie da giocare [Recensione]

Un ritorno in grande stile per la storica saga Capcom

Resident Evil Village
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Il giusto equilibrio tra brividi e azione

A distanza di quattro anni dal settimo capitolo, la saga survival horror di Capcom torna con questo Resident Evil Village più vicino, come gameplay e struttura, ai canoni della serie di quanto non si possa pensare. Sebbene la visuale sia in prima persona, proprio come in Resident Evil 7, il giocatore non è sottoposto ad una tensione costante (per alcuni addirittura eccessiva),  piuttosto è chiamato spesso ad intense sessioni di azione, andando a creare un buon equilibrio tra le due componenti. Equilibrio che poi è alla base della saga stessa di Resident Evil nei suoi capitoli più riusciti. Giocando a Resident Evil Village, infatti, capita di pensare a quel capolavoro uscito originariamente su GameCube che risponde al nome di Resident Evil 4.

Paura e delirio in Europa dell’Est

Resident Evil Village continua la storia di Ethan Winters, lo sfortunato (e un po’ tonto, come da copione horror) protagonista di Resident Evil 7, che si addentra in un villaggio sperduto sulle montagne tra Romania e Moldavia per salvare sua figlia dalle grinfie di mostri vari, licantropi e pseudo vampiri. Di questa ultima categoria fa parte Lady Dimitrescu, la signora di “soli” 3 metri che sta facendo impazzire il web. In effetti è proprio nel castello Dimitrescu, subito dopo il prologo, che Resident Evil Village mostra subito di che pasta è fatto.

Enigmi basati su oggetti da esaminare e chiavi da trovare, esplorazione meticolosa della mappa, scarse munizioni per le armi migliori, tutti elementi classici della saga. Troviamo poi the Duke, il vendor di oggetti in stile RE4 (solo con qualche chilo in più), dal quale potremo acquistare munizioni, armi e oggetti utili per sopravvivere. Ritornano anche le macchine da scrivere per salvare i propri progressi, accompagnate fortunatamente da un sistema di autosave moderno. La gestione dell’inventario è invece rinnovata: spariscono le casse dove riporre gli oggetti sul momento inutili, sostituite da uno spazio infinito per gli oggetti chiave funzionali a risolvere gli enigmi e da un inventario, questo sì limitato ma espandibile, dedicato ad armi e oggetti consumabili.

Ethan Winters, dicevamo, protagonista di cui non vediamo mai il volto, ma che stavolta è molto più preparato nell’uso delle armi e nella parola. Già, perché il buon Ethan spara spesso e volentieri frasi abbastanza banali e sciocche sia quando interagisce con altri personaggi, sia quando parla da solo. In generale, non si può certo dire che i dialoghi siano ricercati, ma è sicuramente una scelta consapevole di Capcom quella di dare un certo feeling da B-movie. La cosa funziona e tiene acceso l’interesse per la storia, del resto Resident Evil è una saga assurda, piena di coincidenze e situazioni incredibili, che dà il suo meglio proprio quando non si prende troppo sul serio.

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B-movie, ma con stile

Non potrebbe essere una recensione degna di questo nome se non parlassimo delle qualità tecniche offerte da Resident Evil Village. Il gioco è realizzato su RE Engine, il motore sviluppato internamente da Capcom, che è incredibilmente scalabile pur offrendo effetti grafici avanzatissimi. Il gioco è disponibile anche sulle console della generazione precedente, su Playstation 5 e Xbox Series X però è in grado di offrire una modalità ray tracing di tutto rispetto. Ci addentriamo in qualche dettaglio tecnico, perché ne vale davvero la pena. Village offre due tipi di modalità sulle nuove console Sony e Microsoft: performance, che fissa il framerate a 60fps e il ray tracing, che, incredibilmente, gira molto meglio di quanto dichiarato dalla stessa Capcom.

PS5 e Series X rendono quindi un’immagine a 4k in checkerboard estremamente pulita (quasi indistinguibile da un 4k nativo) con ray tracing attivo a 60fps in quasi tutto il gioco. Solo alcuni passaggi più pesanti, come in presenza di molti riflessi sull’acqua, si percepiscono alcuni cali. Un’esperienza però eccezionale, in particolare negli ambienti chiusi, dove il modo in cui si propaga l’illuminazione e la resa dei materiali lasciano di stucco. La versione PC di Village è invece un po’ meno raffinata, anzi alcuni utenti hanno riportato una certa incostanza nelle performance e qualche limitazione nell’affinamento delle impostazioni grafiche.

Tutta questa potenza grafica però sarebbe niente senza un comparto sonoro e soprattutto artistico di altissimo livello. Il character design è eccezionale con i modelli 3D pieni di dettagli minuziosi. In alcune occasioni le ambientazioni rubano la scena a tutto il resto  e vi troverete a fermarvi per ammirare a bocca aperta il lavoro eccezionale degli artisti Capcom. Accompagnati sempre da musiche ed effetti sonori immersivi che sottolineano con estrema efficacia quello che avviene nel mondo virtuale, soprattutto con un buon impianto multi canale o cuffie con effetto 3D.

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Degni di nota i caricamenti, che sulle nuove console sono velocissimi. Su PS5 sono proprio istantanei, al punto che Capcom ha rimosso la classica schermata (che era invece presente nelle demo).

Montagne russe horror

Mentre scorrono i titoli di coda di Resident Evil Village si ha la sensazione di essere appena scesi da un’attrazione di un parco giochi a tema. Di quelle belle, che lasciano elettrizzati e con un po’ di voglia di riprovare. Magari tra un po’ di tempo. Proprio come le migliori montagne russe, Village ha una durata che non esitiamo a definire “giusta” per il tipo di gioco che è. Purtroppo, spesso i giochi moderni vengono allungati e diluiti da mille attività inutili per giustificare il prezzo all’acquisto.

Tuttavia è bene chiarirlo, soprattutto da parte di chi scrive e parla di videogiochi come noi: la durata per portare a termine un gioco non è indice di qualità. Sono gameplay, direzione artistica, maestosità tecnica e trovate stupefacenti che sanciscono la qualità di Resident Evil Village. Intendiamoci, di contenuti da sbloccare aggiuntivi, come la modalità Mercenari, ce ne sono. Si possono poi anche ottenere nuove armi e relativi proiettili infiniti che invogliano ad un altro giro di giostra.

Un’ottima sintesi della saga

In conclusione, in questo Resident Evil Village troviamo molto DNA della saga horror di cui fa parte: dall’azione intensa di capitoli come l’indimenticabile RE4, all’esplorazione e le meccaniche survival come l’originale e RE2, passando per il terrore psicologico di RE7 (con un omaggio a P.T.). E funziona, funziona molto bene. Capcom è riuscita a tenere la saga fresca e al passo con i tempi. Adesso che i capitoli di Ethan Winters si sono conclusi, siamo curiosi di sapere quali saranno le prossime evoluzioni di Resident Evil… magari anche con un ritorno alla prospettiva in terza persona.

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