Torino Film Festival: uno sguardo sui film in concorso al TFF38

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Mickey on the Road, Lu Mian Mian

Mickey on the road
Mickey on the Road, Lu Mian Mian

Gin Gin e Mickey sono due ragazze di Taiwan. La prima lavora come ballerina in una discoteca, mentre la seconda si prende cura della madre, malata di depressione dopo che il marito l’ha abbandonata per andare in Cina. Ed è proprio la Cina nei sogni delle due ragazze, anche se per motivi diversi. Decidono così di partire, alla ricerca di una svolta nelle proprie vite.

Altro coming of age, questa volta più adulto, quello che arriva da Taiwan. Le due ragazze devono fare i conti con la vita degli adulti del loro paese, fra imposizioni dovute al proprio genere e drammi familiari. Il quadro tracciato da Lu Mian Mian è complesso, ma non sempre dovutamente ordinato. Tanti i temi, dalle crisi familiari alla depressione, dai sogni di una vita migliore in Cina e le ipocrisie del Paese. Le due ragazze rappresentano stili di vita diversi: dalla spensieratezza della sognatrice Gin Gin si passa a Mickey, cresciuta troppo in fretta, che cercherà di ricostruire il matrimonio della madre.

Mickey on the Road resta, nonostante qualche difetto di gioventù, un’opera prima lodevole, capace di mettere parecchia carne al fuoco, ma non sempre capace di farlo in maniera ordinata ed approfondita come dovrebbe.

Casa de Antiguidades, João Paulo Miranda Maria

Casa de Antiguidades
Casa de Antiguidades, Joao Paulo Miranda Maria

Siamo nel Sud del Brasile, in quella che è una comunità austriaca stabilità in quella zona negli anni ’50. Cristovam, un uomo di colore originario del Nord si trasferisce in paese, dopo essere stato ricollocato dall’azienda casearia per cui lavoro. L’uomo si ritrova in un ambiente ostile, dove il tedesco è la lingua più parlata e la cultura brasiliana è del tutto assente. Almeno fino a quando Cristovam non trova una casa abbandonata che risveglia in lui vecchi ricordi.

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Casa de Antiguidades è uno dei film più particolari presenti in questo concorso. Con uno stile ermetico e a tratti documentaristico il film ci fa regredire (ma non in senso negativo) ad uno stato primitivo insieme al suo protagonista. Quella di Cristovam è una catarsi che lo porta a riscoprire le tradizioni brasiliane, la sua simbologia ed il suo rapporto stretto con la natura e l’animale. Tenterà di liberarsi e soprattutto di liberare la propria cultura dal giogo imposto dagli austriaci, trovandosi più vicino ai bovini (onnipresenti) che a quest’ultimi.

Un film ambizioso, che scava in un paese spaccato in due, con tensioni culturali e sociali molto forti. Lo fa in maniera intelligente, con un apparato visivo e linguistico molto curato, ponendosi le domande giuste su questioni non risolte nel Paese.

Moving on, Yoon Dan-bi

Moving on
Moving on, Yoon Dan-bi

Durante le vacanze estive, Okju e Donju si trasferiscono nella casa del nonno dopo il dissesto finanziario del padre. Il nonno è ormai molto anziano e accusa molti acciacchi. Ben presto a loro si unirà la sorella del padre, in rotta con il suo marito, ritrovandosi così tutti quanto sotto lo stesso tetto per qualche settimana.

Slice of life esemplare quello presentato da Yoon Dan-bi, con uno stile estremamente delicato di memoria giapponese. Sono molti i rimandi, anche visivi, ad un certo tipo di cinema nipponico, dallo stile e i temi del contemporaneo Kore’eda all’uso espressivo degli ambienti esterni di Ozu. Un film estremamente maturo, che sa toccare le corde giuste, mettendo a contatto tre generazioni diverse, con i loro diversi dolori e le loro diverse gioie.

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Un’opera che ci entra dentro poco a poco, con i suoi ritmi lenti (ma non noiosi) di vita vera, così come i suoi personaggi, veri e vividi, fallibili ed estremamente amabili.

Moving on è forse il film più completo fra quelli finora visionati, candidandosi di prepotenza alla vittoria finale di questa edizione del Torino Film Festival. Una voce femminile, quella di Yoon Dan-bi che, siamo sicuri, torneremo a sentire nei prossimi anni.

Botox, Kaveh Mazaheri

Botox
Botox, Kaveh Mazaheri

Akram e Azar sono due sorelle che abitano con il fratello Emad. Lui sogna da tempo di poter traferirsi in Germania. Dopo un incidente, le due donne cercheranno di nascondere l’accaduto fingendo una fuga verso il paese desiderato. Una bugia che si dimostrerà sempre più difficile da mantenere.

Botox è un film molto intelligente, che unisce elementi di black humour e noir ad una struttura che mette in scena l’anima di un popolo in forte cambiamento. Società iraniana incarnata dai tre fratelli, fra sogni di emigrazione, ossessione per la bellezza e l’aspetto più deteriore rappresentato dalla malattia mentale.

Un film gelido come la sua fotografia, con echi del cinema dei fratelli Coen (evidentemente Fargo), quello di Mazaheri è uno dei film più completi di questo Torino Film Festival.