Peninsula, Recensione del sequel di Train to Busan | RFF15

Dalla quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma arriva in anteprima italiana Peninsula. Qui la nostra recensione di uno spettacolare action movie che amplia l'universo cinematografico di Train to Busan.

Peninsula

Peninsula era senza dubbio uno dei titoli più attesi di questa edizione della Festa del Cinema di Roma. Già titolo selezionato per Cannes 2020, Peninsula ha esordito a livello internazionale nonostante la cancellazione del Festival, per il quale avrebbe concorso nella selezione ufficiale.

Gli amanti del cinema di genere, così come quelli del cinema orientale, aspettavano Peninsula al varco. Dopo il successo di Train to Busan l’attesa di un sequel era famelica, e difatti Peninsula ne è un seguito, più o meno, diretto.

Così, se con Train to Busan Yeon Sang-Ho era salito al trono dell’horror sud-koreano, con Peninsula sembra ambire a ben altre corone.

Peninsula: la Trama

Quattro anni dopo gli eventi di Train to Busan, la Korea del Sud è distrutta dagli effetti del dilagare della pandemia zombie. I pochi sopravissuti sono rifugiati in Cina e Giappone, e ad Hong-Kong un ex-militare verrà coinvolto nel losco affare di un americano.

Dovrà recuperare un camion che contiene venti milioni di dollari, dato per disperso nel centro di una Seoul completamente devastata dalle feroci creature. Come scoprirà Jung-seok nella sua pericolosissima missione, però, in quel territorio dimenticato da Dio l’Uomo si scontra ferocemente contro l’Uomo.

Peninsula: il Cast

  • Gang Dong-won: Jung-seok
  • Lee Jung-hyun: Min-jung
  • Kwon Hae-hyo: Nonno Kim
  • Kim Min-jae: Sergente Hwang
  • Koo Kyo-hwan: Capitan Seo
  • Kim Do-yoon: Chul-min
  • Lee Re: Joon
  • Lee Ye-won: Yu-jin

Trailer

Peninsula: la Recensione

L’universo zombie di Yeon Sang-Ho nella Peninsula koreana

Peninsula, Train to Busan 2, Train to Busan presents: Peninsula. Forse di tutti il titolo meglio rappresentativo è l’ultimo, quello con cui è stato presentato alla distribuzione nordamericana. Yeon Sang-Ho ha infatti ribadito a più riprese che Peninsula non è semplicemente un sequel di Train to Busan.

È, a tutti gli effetti, l’ulteriore espansione di un vero e proprio universo cinematografico creato con Seoul Station e ampliato con l’instant cult Train to Busan. Peninsula è l’ideale compimento di quella che ad oggi è una trilogia, pur discostandosi radicalmente dall’idea di zombie movie che Yeon Sang-Ho aveva profuso nei primi due film.

Train to Busan era un’ampia metonimia: la parte per il tutto. In maniera non dissimile da quanto ha fatto Bong-Joon con Snowpiercer, un treno lanciato in una corsa folle verso l’apparente salvezza era stata la trovata geniale di Sang-Ho per riprodurre in miniatura le contraddizioni di un paese lacerato da profonde divisioni sociali. Un film che nella stratificazione orizzontale delle carrozze si stratificava, invece, verticalmente, trasformando la lotta per la sopravvivenza in lotta di classe.

Dall’horror all’action movie

La lotta di classe, da metafora, si fa lotta feroce dell’uomo contro l’uomo. Peninsula è guerra e guerriglia sociale, all’interno di una società lacerata dagli effetti della pandemia. Gli stilemi del disaster movie, che contornavano Train to Busan, rimangono relegati all’ampio resume del film precedente che apre Peninsula.

Mantenendo la logica di ibridazione dei generi, tipica di tanto cinema Koreano post-moderno, l’ultima opera di Yeon Sang-Ho si rivolge però a tutt’altri linguaggi. Peninsula è un trionfo di action e war movie, che l’accosta senza dubbio allo zombie movie contemporaneo.

In questo sicuramente è un passo indietro rispetto al genio che caratterizzava Train to Busan, che destrutturò il punto di vista romeriano mantenendone la simbologia sociale, pur declinata in forme completamente diverse. Lo zombie di Romero, lento e spettrale, diventa furente e rapidissimo, famelico e fortissimo.

Yeon Sang-Ho conferma il suo talento nella direzione delle masse, ma queste orde vengono ora lasciate al margine del film. Diventano elemento scenico, gli umani sanno padroneggiarli come strumento di scontro, controllandone pienamente i punti deboli, e l’horror si fa metagenere per Peninsula, con il quale Sang-Ho gioca a fare il verso a George Miller.

Peninsula è un trionfo di intrattenimento

E ci riesce pienamente, omaggiando il suo capolavoro Mad Max Fury Road in una splendida sequenza di inseguimento. Ma è in generale il registro dell’opera a cercare sempre la spettacolarità dell’azione, dello scontro, con una regia attentissima ai corpi, nel movimento e nel dettaglio, e un montaggio sempre serrato nel ritmo.

Train to Busan era apocalisse in atto sotto la luce del sole, Peninsula è la visione notturna del post-apocalittico. Alla claustrofobia del treno si sostituiscono spazi ampissimi, che vengono approfonditi da una fotografia molto attenta e ricercata.

La tecnica del day for night ci restituisce le macerie di una Seoul lunare, in cui la luce sulla scena si fa davvero componente drammaturgica essenziale, ma forse tutta quell’oscurità serve a nascondere ogni tanto una CGI non sempre all’altezza.

Peninsula

A più d’un navigante quella Seoul potrebbe ricordare la splendida Seattle dell’ultimo capolavoro Naughty Dog, The Last Of Us-Parte 2. Una lettura che non è assolutamente fuori luogo, perché spesso si rintraccia una transmedialità di fondo che non allontana molto la sceneggiatura di Peninsula dallo script di un videogioco, in un film che è pura messa in scena e quasi zero storytelling.

Peninsula è una grande giostra, tecnicamente molto interessante e che propone visivamente soluzioni inedite all’interno dell’action koreano. Pur essendo senza dubbio un’opera più allineata e stereotipa, è una visione che farà gola agli amanti di certe cinematografie. Certamente meno coinvolgente dal punto di vista emotivo, che viene azzerato a favore di una continua spettacolarizzazione.

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