Homegrown: il disco che Neil Young teneva nel cassetto

Alle volte si è talmente in sintonia con ciò che si scrive che farebbe troppo male renderlo pubblico. È ciò che è accaduto ad "Homegrown", il disco che Neil Young ci ha tenuto nascosto per più di 45 anni, fondamentalmente per motivi personali. Vediamo insieme di cosa si tratta e quali altre sorprese il cantante ha in serbo per noi.

Neil Young: Copertina di Homegrown
Neil Young: copertina di Homegrown

Una stagione impietosa

Era il 1975. Neil Young aveva già alle spalle due pubblicazioni mancate (Tonight’s the Night, già pronto da due anni, e un nuovo disco con Crosby Still e Nash che non vide mai la luce). La relazione con Carrie Snodgress, per quanto avesse dato i suoi frutti (il figlio Zeke), si era dissolta già da un anno. Se ci mettiamo anche la serie di lutti avvenuti in quel periodo, per la perdita del suo roadie di fiducia e di un chitarrista della stage band (entrambi per overdose), non ci risulta difficile capire il motivo della nomina del suo più famoso trittico di dischi. L’avvenuta pubblicazione di Tonight’s the Night con 2 anni di ritardo, chiude infatti quella che nella discografia di Neil Young è conosciuta come “la Trilogia Oscura“, formata da Time Fades Away, On the Beach e il disco su citato.

I sensi di colpa che lo attanagliano per la perdita dei suoi amici. La fine di un grande amore. La frustrazione professionale. Tutto questo viene condensato in un frullato di nichilismo e disperazione, condito da un’ostentata noncuranza nei confronti della forma. La critica fu infatti dapprima disorientata dalle pubblicazioni, e insieme col pubblico reagì in maniera aspra nei confronti del cantante. Entrambi fecero del loro peggio. La critica si cimentò in ciò che gli rimane più facile: stroncare. Il pubblico dal canto suo, non potendo attaccare direttamente il cantante, fece crollare le vendite, mai così basse per Neil Young. Col tempo per fortuna entrambi si accorsero che mai come in quei tre dischi il loro beniamino era stato in grado di esprimere tutto se stesso.

Una trilogia di 4 dischi

Per Neil Young fu già un duro colpo così. Il nonno del grunge (soprannome che gli affibbiano in molti) aveva sfornato Harvest giusto un paio d’anni prima, acclamato come uno dei dischi più importanti della storia della musica. La prova definitiva che egli valeva anche come solista. Anzi, forse valeva più così che in gruppo. Ma i duri colpi che gli aveva inferto la vita avevano generato un grande risentimento. Così imponente da influenzare la sua opera.
E il pubblico se ne accorse. Sarebbe stato quindi micidiale per la sua carriera far uscire “Homegrown” in anticipo di 45 anni, tramutando così il trittico in una tetralogia. Il disco si sarebbe solo aggiunto all’insuccesso degli altri tre.

Ancora più impensabile sostituirlo all’uscita di Tonight’s the Night, anche se la cosa venne presa in considerazione. Il lancio della monetina avvenne a casa sua, una sera del 1975, tra tanti amici e fiumi d’alcol. Conclusa la serata e la sbornia, insieme coi compagni si convinse che Tonight’s the Night meritava l’usciva, mentre ad Homegrown spettava l’oblio. “Probabilmente non lo pubblicherò mai, penso sarei molto imbarazzato a farlo [le canzoni al suo interno] sono un po’ troppo vere (…) troppo personali (…) il lato triste di una storia d’amore, il danno fatto, il cuore spezzato (…) Qualche volta la vita fa male, sapete quello che voglio dire

“Semplicemente non potevo ascoltarle”

Questa la motivazione della lunga attesa. In questi stralci di interviste, un po’ dell’epoca un po’ attuali, emerge questo tassello fondamentale. Risultava impossibile per l’autore riascoltarsi in queste esternazioni sonore d’angoscia, ma aggiunge che “sono belle (…) avrei dovuto pubblicarle prima (…) un paio d’anno dopo Harvest“. Il suo disco-capolavoro non è dunque citato a caso. Esso era l’altra faccia della medaglia, quella più luminosa. Scritto in un periodo molto più favorevole, sopratutto dal punto di vista sentimentale. Ma “qualche volta la vita fa male” e l’amore non dura come si era sperato. Dalle ceneri della relazione con Carrie Snodgress nacque il rovescio di quella stessa medaglia: Homegrown. Una fenice repressa per quasi mezzo secolo.

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Neil e Carrie: coppia Grunge ante-litteram.

Tra inediti e tracce longeve

Apre il disco un brano che sarebbe potuto diventare un classico. Separate Ways è infatti un ottimo apripista, il cui potenziale era già stato espresso molte volte sul palco in forma di inedito ma che non aveva mai visto una pubblicazione. La malinconia dell’opening lascia spazio a Try e al suo slancio leggermente più ottimista. Del brano esisteva già una precedente versione al pianoforte eseguita da Neil durante il tour del 2008. La speranza di fuggire dal dolore espressa in Mexico, lascia spazio alla canzone più nota dell’intero progetto, di cui si ha traccia addirittura nel lontano ’75. Love is a rose era stata portata al successo da un timbro femminile prima di venir pubblicata in una raccolta dell’77.

Ed eccoci ad Homegrown. La title track chiudeva un altro disco sempre dell’77 e godeva di una versione più chitarristica alla quale si è preferito valorizzare il canto. Seguono FloridaKansas, anche questa suonata qualche volta dal vivo negli anni Duemila. C’è poi la confusione di brani come We don’t smoke it anymore, le cui radici partono proprio da quella assente ricerca di chiarezza del periodo “oscuro”, mentre White line proveniva da una collaborazione con Robbie Robertson risalente agli anni ’90. Altro brano completamente inedito e splendidamente malinconico è Vacancy, cui segue Little wing, perla già esibita negli anni ’80 che non ha mutato la sua forma, pensata proprio per essere inserita in questo disco prima che esso venisse messo da parte. E alla già nota Star of Bethlehem che si concede di chiudere magnificamente l’album.

Tenere d’occhio Neil Young Archives

Questo collage di momenti storici e sensazioni di malinconia non è il solo regalo che
Neil Young ci ha fatto in questo periodo post-quarantena. Il cantante ha promesso altre 3
uscite nei prossimi mesi: Arch Vol. 2, previsto per il 24 luglio, Rust Bucket per il 16 ottobre
e Young Shakespeare per il 27 novembre. Tutte queste pubblicazioni saranno disponibili a partire dalla date indicate tramite appunto Neil Young Archives: il sito ufficiale del cantante. Chissà che anche queste raccolte non nascondano un background altrettanto struggente come Homegrown, un disco che vive anche della sua conclusa prigionia, caratteristica che lo rende intrigante e coinvolgente allo stesso tempo.

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