MTV killed the Grunge star? – Brevi considerazioni sul Seattle sound

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“Il grunge (a volte indicato come il sound di Seattle) è un sottogenere di rock alternativo e una sottocultura emersa durante la metà degli anni ’80 nel Pacifico nord-occidentale dello stato di Washington, in particolare a Seattle e nelle città vicine”.

Questa è la prima definzione in cui ci si imbatte digitando “grunge” nella barra di ricerca di  Google. Ma in che modo una parola di cinque lettere, la storpiatura di un termine che nello slang è sinonimo di sporcizia, di persona sporca e maleodorante, è diventata simbolo di uno dei movimenti più interessanti e meno definiti degli ultimi tempi?

A partire dai primi anni ’90, MTV ha cominciato a bombardare i suoi giovani spettatori con i suoni delle chitarre stridenti dei Pearl Jam e con gli inni angoscianti dei Nirvana. Nello stesso periodo, le riviste patinate mostravano modelli avvolti in maglioni di lana nodosi o con indosso logore camicie di flanella e giacche di similpelle.

Un appena ventinovenne Marc Jacobs, tra il 1992 e il 1993, mostrò per la prima volta al mondo la sua storica collezione grunge, la linea che gli costò il licenziamento da Perry Ellis e che gli valse l’appellativo di “guru del grunge”.

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Niente di nuovo all’orizzonte: il movimento si diffonde a macchia d’olio, come prima gli eccessi e i colori sgargianti della disco e poi i più sovversivi movimenti hip-hop e punk. Ma..

..come nasce il grunge?

E’ il 1988, quando una neonata etichetta di Seattle, la Sub-pop Records, pubblica un set di 3 cofanetti intititolato “Sub Pop 200“.

Niente di particolare: si tratta di una banale raccolta comprendente i singoli degli artisti promossi dall’etichetta. E’ una sorta di manifesto del genere, tra cui compaiono brani dei Nirvana, Soundgarden, Mudhoney, Tad, Green River e Screaming Trees. L’intera raccolta è accompagnata da un opuscolo di poco più di 20 pagine, zeppo delle foto di un allora sconosciuto Charles Peterson, ad oggi noto per essere il più grande fotografo della scena musicale grunge: nessun altro come lui fu in grado di cogliere i cambiamenti che subirono band come i Nirvana dall’inizio della loro carriera sino al successo commerciale.

Con una minuzia non indifferente, la Sub-Pop inserisce un ulteriore catalogo al pacchetto: al suo interno, nel descrivere il sound delle band promosse, designa il “rumore” prodotto dalle loro chitarre utilizzando l’espressione “grunge”: è il primo uso documentato del termine.

“Sarebbe potuto essere grime, crude, sludge…qualsiasi parola del genere”

disse il fondatore di Sub-Pop, Jonathan Poneman.

Secondo altri invece, l’espressione fu coniata da Mark Arm, cantante dei Green River e dei Mudhoney. Ad oggi, non è ancora chiaro chi fu il primo ad utilizzare il termine: questo perché, nonostante la sua diffusione, il NON-genere grunge è tutto fuorché una corrente artistica ben delineata.

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Il grunge nasce da uno stato di apatia, di depressione, dal più estremo nichilismo.

Rappresenta il riscatto per quella massa di adolescenti rabbiosi in camicie di flanella, jeans scuciti e stivali consumati, che hanno passato i loro anni formativi davanti la televisione, a bere birra e a fumare erba, ascoltando i soliti vecchi dischi consumati.

E’ il momento per la “Generazione X” di avere i propri portavoce: la generazione “arrabbiata a priori”, che ce l’ha col mondo, con la scuola, con le istituzioni, con i genitori, ma senza un motivo precisato. La generazione la cui reazione non è una forte e aperta ribellione, come per i precedenti movimenti punk, ma la tendenza all’autodistruzione.

Dinanzi a tali pandemoni emotivi – che, diciamocelo, non sono troppo diversi da quelli di adesso – nasce una nuova cultura.

Tutto ha inizio dal thrifting.

Il thrifting era una delle pratiche più diffuse nella Seattle degli anni ’80: non è moda, nessuno si è alzato e ha detto “Vestiamoci tutti come boscaioli!”. Semplicemente, girare per i negozi dell’usato o del vintage dava la possibilità ai meno abbienti di indossare roba resistente ed economica allo stesso tempo. Una camicia di flanella portata in vita è una buona precauzione contro il clima altalenante delle zone. Gli anfibi e gli stivali dei militari sono sicuramente più resistenti in mezzo al fango. Inoltre, tutto ciò si oppone prepotentemente all’estetica appariscente degli anni ’80.

Di Kurt Cobain dicevano che fosse troppo pigro per farsi uno shampoo. Era definito dallo stesso Poneman come un dirty boy, uno che sembrava dormisse sui divani degli amici o sotto i ponti, con addosso vestiti usati.

Musicalmente, le radici del grunge si trovano altrove.

Nel 1980, a Minneapolis, c’era il suono dei Soul Asylum: sebbene più vicini all’alternative rock, vengono additati dai più come i precursori del grunge. Su chi fosse stato l’effettivo padre del grunge se n’è discusso ampiamente: alcuni attribuiscono a Neil Young la nascita di tutto e di più; altri hanno definito il sound dei Melvins come il punto di partenza dell’intero calderone grunge. Quello che è certo, è che a Seattle il movimento era localizzato. Non a caso, per qualche anno (almeno tre) fu considerata capitale mondiale del rock. Di Seattle – o meglio, Aberdeen – erano Kurt Cobain e i Pearl Jam. Sempre di Seattle era un “tale” Jimi Hendrix.

La  bellezza – e grandezza – di Seattle risiedeva nella sua capacità di offrire realmente a chiunque la possibilità di suonare dal vivo. Esistevano una quindicina di locali in cui ogni sera si alternavano dai 3 ai 6 gruppi. Per suonare nei club bastavano pochi dollari. Questa fu la vera forza del grunge: a Seattle si suonava, ma per davvero.

L’atmosfera che si respirava era come quella degli inizi degli anni ’70: i ragazzi erano depressi per il futuro e il nichilismo faceva da padrone. Dunque, come ha fatto un fenomeno prettamente locale a rompere i confini e ad avere una così rapida espansione?

La scalata del grunge.

Indubbiamente, senza Kurt Cobain e i suoi Nirvana il grunge non avrebbe mai raggiunto l’immensa popolarità che ebbe tra il 1991 e 1994. Ad aprire la scena grunge furono però i Mudhoney e i Green River, seguiti da i Mother Love Bone, in cui militò il cantante Andrew Wood, amico e coinquilino di Chris Cornell. Impossibile non citare anche gli Screaming Trees, forse non proprio riconducibili al genere ma che sicuramente influenzarono in modo massiccio le band sopracitate.

Fu solo con il primo album dei Nirvana, Bleach – registrato in 3 giorni e con soli 606,17 dollari nel 1989 – che le attenzioni dei media dirottarono verso lo stato di Washington e che Seattle divenne il centro del rock. L’aria stava cambiando, chiunque scorgeva opportunità di business: le major si interessavano solo a band ed artisti aventi le caratteristiche del genere appena esploso. La Sub-Pop, che da anni lottava contro la bancarotta, venne acquisita dalla Warner Bros.

Se da una parte c’era chi si sentiva realizzato dal successo ottenuto, altri ritenevano che si potesse snaturare lo spirito rivoluzionario che aveva permesso la nascita del movimento.

A questa seconda categoria appartengono i Pearl Jam – per citarne uno – noti per essere riluttanti alle pratiche imposte dall’industria musicale (ricordate il boicottaggio alla Ticketmaster?).

La canzone simbolo della scena, Touch Me I’m Sick dei Mudhoney, ebbe la sola sfortuna di essere inghiottita dal successo commerciale di Smells Like Teen Spirit. Nel 1991, Mtv ne trasmetteva il video dalle 4 alle 5 volte al giorno ogni settimana. Fu proprio in questo momento che esplose il movimento: Mtv incarna il fenomeno del paradosso della vendita di un fenomeno come il grunge; quando un movimento alternativo diventa mainstream, rinuncia alle sue credenziali alternative.

A Seattle si scatenò immediatamente il contraccolpo: tutto il movimento grunge venne trattato con il massimo sincronismo, i proiettori erano tutti puntati sulla piccola cittadina al nord-est del Pacifico, alla ricerca di nuovi talenti. Era tutto così esasperato ed eccessivo. I Mudhoney a riguardo scrissero in Overblown:

Everybody loves us
Everybody loves our town
That’s why I’m thinking lately
Don’t believe in it now
…It’s so Overblown”

Anche il compianto Chris Cornell si tagliò i lunghissimi capelli in segno di protesta verso l’eccessiva commercializzazione di un fenomeno nato in modo spontaneo. Il grunge divenne ben presto un successo planetario: chiunque fiutava il business, nonostante il fenomeno avesse preso piede nel più umile dei modi.

…e il declino.

Il grunge non ebbe vita lunga. Le premesse del suo tramonto si intravedevano già in lontananza. Il colpo di grazia arrivo nel 1994, con il suicidio di Kurt Cobain, il simbolo dell’intera scena. Nella sua ultima lettera scrisse:

“ Io non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole […] Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo…”

[Kurt Cobain, To Boddah pronounced]

Al declino del genere contribuirono anche lo scioglimento dei Soundgarden nel 1998 e il continuo abuso di eroina da parte di cantanti e musicisti. Più in là, nel 2002, verrà a mancare anche Layne Staley degli Alice in Chains, morto per overdose. Per di più le band cominciarono pian pian ad approcciarsi a sonorità sempre più lontane da quelle più primitive tipiche del grunge.

Nonostante il grunge stesse giungendo al capolinea, aziende e industrie tentarono di trarne profitto il più possibile prima della fine. Le etichette discografiche portarono al limite il fenomeno in esaurimento: ingaggiarono band le cui sonorità erano palesemente ispirate a quelle grunge ma con caratteristiche più radio-friendly, per potere essere apprezzate da un pubblico più ampio. Mtv trasmise in loop “Unplugged in New York” dopo la morte di Cobain, per poter raccogliere i fan più nostalgici ancora scossi dal suicidio del loro idolo.

Il grunge sarebbe esploso anche senza l’interesse dell’industria musicale?

Alla luce di quanto detto, l’impressione è quella di trovarsi davanti ad un moderno dilemma dell’uovo e della gallina: il grunge nacque come una rivoluzione per esprimere disappunto nei confronti di una società imperfetta, rivoluzione che perse di significato dal momento che i colossi dell’industria ne incentivarono il successo commerciale. Allo stesso modo, non avrebbe avuto la stessa risonanza che ha avuto – e che continua ad avere tutt’oggi – se i big delle industrie musicali, prima fra tutte Mtv, non avessero intuito la portata e le potenzialità del sound di Seattle. E’ un cane che si morde la coda, ma in fin dei conti…“nevermind”.

Ciò che è certo, è che il vero potere del grunge è quello di aver dato voce ad una generazione disillusa, scettica e cinica. Migliaia di giovani trovarono conforto in parole che altrimenti non sarebbero mai state pronuciate. Un modo diverso di vedere le cose, di fare musica, grezzo nei suoni ma sublime nei testi. L’intenzione di essere trasandati e sporchi, ma di rimanere immuni alla “sporcizia” della società. Questi sono i motivi per cui il mito del grunge e dei suoi protagonisti dilagò in pochissimo tempo. Queste sono le ragioni per le quali i nuovi giovani “incazzati” continuano ad identificarsi nel movimento grunge, anche a distanza di 20 anni.

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