The Post: La Vera Storia dello Scandalo Watergate

The Post di Steven Spielberg racconta un importante spaccato di storia americana, lo scandalo Watergate. Ecco la vera storia

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The Post (Leggi qui la nostra recensione) è un film del 2017, diretto da Steven Spielberg e che vede come protagonisti Tom Hanks e Meryl Streep. La trama è incentrata all’indagine giornalistica condotta all’interno della redazione del Washington Post e che portò alla pubblicazione dei cosiddetti Pentagon Papers.

Si trattava di documenti top secret del dipartimenti di difesa degli Stati Uniti d’America, ovvero la miccia per uno degli scandali più roboanti della storia degli States: il Watergate. Abbiamo deciso quindi di raccontarvi cos’è successo dopo i fatti narrati dal film, com’è divampato lo scandalo e cosa abbia significato per un paese come gli Stati Uniti.

Le premesse del Watergate: la Guerra in Vietnam

La guerra in Vietnam fu uno dei conflitti più sanguinosi della storia degli Stati Uniti d’America. La poca chiarezza sulle motivazioni che portarono alla decisione di intraprendere quest’impresa bellica portarono gran parte dell’opinione pubblica, in particolare l’elettorato democratico, a protestare contro il proseguo della guerra.

Nel 1969 il neoeletto presidente Richard Nixon, nel tentativo di venir fuori il Paese da una situazione bellica divenuta stagnante e reagire alle quotidiane proteste, decise di bombardare la Cambogia, paese neutrale, con l’intenzione di colpire i Vietcong e finire così vittoriosamente il conflitto.

Nixon, tuttavia, ottenne critiche ancor più feroci per questa ed altre violazioni, contenute in quelli che sono noti come i Pentagon Papers, documenti che testimoniavano i reati commessi dalla presidenza sia in Cambogia che in altri frangenti del Sud Est asiatico durante la guerra in Vietnam. Pressioni che si fecero insostenibili, dopo quanto emerse nello scandalo Watergate.

Lo scandalo Watergate: La storia

Watergate Hotel, Washington. Credits: Wikimedia/Carol M. Highsmith

La notte del 17 giugno 1972 Frank Wills, una guardia di sicurezza degli uffici interni al Watergate Hotel di Washington, sede del quartier generale del Comitato nazionale del Partito Democratico, notò un pezzo di nastro adesivo posizionato su una porta in modo da tenerla socchiusa.

Dopo averlo rimosso ne trovò un altro, si insospettì e chiamò la polizia. Le forze dell’ordine arrestarono 5 uomini dell’ufficio del presidente Nixon e scoprirono una serie di effrazioni che miravano ad intercettare le comunicazioni politiche democratiche e sabotare la campagna elettorale.

L’addetto stampa del presidente classificò l’evento come un furto di terz’ordine e Nixon ne venne fuori più o meno pulito, in quanto molti americani pensavano che nessun presidente, all’alba di una campagna elettorale che lo vedeva favorito, avrebbe rischiato di compromettere così la sua situazione.

Tuttavia, la redazione del Washington Post iniziò una minuziosa inchiesta che tenne accesa l’attenzione dell’opinione pubblica sull’evento, grazie sopratutto ad un informatore segreto dei giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein, fonte che passò alla storia con lo psuedonimo di Gola Profonda.

Il 23 giugno di quell’anno venne registrata una conversazione privata tra il presidente Nixon e il Capo dello Staff della Casa Bianca Haldeman, nella quale i due parlavano di un piano atto ad ostacolare le indagini, facendo in modo che la CIA facesse credere all’FBI che il tutto fosse una questione di sicurezza nazionale.