Sommersione, recensione in anteprima del romanzo edito Fazi Editore

Sommersione è il romanzo in uscita per Fazi Editore il prossimo 12 Marzo, che racconta di una Venezia quasi distopica

sommersione, particolare della copertina

Arriverà in libreria il prossimo 12 Marzo Sommersione, il nuovo romanzo di Sandro Frizziero edito da Fazi Editore.

Classe 1987, Sandro Frizziero è insegnante di Lettere e, con Fazi Editore, aveva già pubblicato nel 2018 Confessioni di un Neet, che arrivò in finale al Premio John Fante del 2019, premio dedicato ai migliori esordienti sul territorio nazionale e che è ispirato al personaggio di Fante Arturo Bandini, che torna in molti degli scritti dell’autore e si presenta come un aspirante scrittore di origini italiane che cerca di trovare il suo riscatto nella Los Angeles degli anni ’30.

Sommersione è un esempio di buonissima letteratura, dove a farla da padrone è il controllo della lingua, la sua piena consapevolezza. Sandro Frizziero sembra non voler lasciare nulla al caso ed ogni parola viene quasi pesata sulla bilancia dell’utilità nel realizzare un mosaico che rimanda al lettore un sentimento costante di decadimento.

Sommersione, la trama

E forse è proprio l’inseguimento di questa rassegnazione profondamente umana il vero scopo che l’autore persegue, scrivendo un romanzo che sembra più una cronaca che una storia. In effetti, a ben guardare, la trama di Sommersione la si può descrivere con una manciata di righe.

Un vecchio e misantropo pescatore passa una giornata nella laguna dove ha vissuto, incontrando gli scarti della società che condividono lo stesso spazio vitale. Una giornata che sembra uguale a tutte le altre e che si trascina con un’indolenza quasi disturbante che caratterizza la vecchiaia di un uomo che è comune, affatto straordinario, circondato da una galleria di esseri umani che vanno dalla vicina alla prostituta, dai vecchi commercianti alla figlia disinteressata, passando per i fantasmi di chi non c’è più, come i fratelli e la moglie. Ma questa giornata si colora anche dei toni cupi del senso di colpa per eventi che dovrebbero già essere sommersi dal tempo e che invece tornano a galla, come eco di malvagie sirene.

Sommersione, una distopia attualissima e cupa

Sommersione è un romanzo quasi distopico: racconta infatti di una Venezia — il richiamo è palese e comprensibile — decadente, a tratti spaventosa, come fosse la via d’accesso ad un proverbiale inferno biblico dove sono relegati coloro che non hanno più alcuna speranza: né di salvarsi né di conoscere di nuovo il sapore della felicità.

E il nostro protagonista appare come un moderno ma più stanco Caronte, che guarda l’orizzonte della laguna e del mare sfidare la linea infinita del cielo, in una promessa di sommersione totale. Perché questa Venezia che traspare dalle pagine è una non-città, un qualcosa che ha smesso di essere a causa di continui cambi climatici che portano il mare a divorare la terra, a far tornare nelle profondità dell’acqua ciò che è emerso come una ferita, come una cicatrice che ha sfidato le leggi della gravità.

I suoi occhi sono gli occhi del lettore, come se lui stesso non fosse all’interno della storia di cui è il protagonista. Una sensazione di straniamento che viene evidenziata dalla scelta dell’autore di rivolgersi alla sua “creatura” letteraria dandogli del TU, come se fosse sì una persona conosciuta, ma con la quale bisogna tenere comunque una linea di distanza.

E la sommersione di questa Venezia senza nome, questa Isola dove convivono preti abbandonati negli ospizi e assassini con l’anima nera come le tenebre che avvolgono tutto quando la notte si alza in un mondo dove le stelle non sono altro che le luci dei cimiteri, è la sommersione del protagonista stesso che si perde dentro sé stesso, che viene sommerso dalla sua stessa voce, dalla sua visione, da quel suo spasmodico bisogno di esistere e non esistere, in un limbo fatto di peccati e colpe.

Sommersione è davvero un esempio di grande scrittura: lo stile è elegante, allegorico nelle sue intenzioni. Il problema è che la scelta della seconda persona singolare e di questa distanza quasi intellettuale fa sì che il lettore rimanga sempre un passo indietro, come se fosse costretto a starsene in piedi dietro un muro di vetro che gli permette di leggere la storia, ma non di sentirla.

In questo senso Sommersione si presenta come un romanzo un po’ troppo freddo, che si presenta meravigliosamente con il suo stile incredibile, ma che mantiene le distanze. Un po’ come il suo protagonista.

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