Black Sabbath – Black Sabbath: Cinquant’anni di heavy metal

Il disco che, in breve, segnò la nascita dell'heavy metal

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Black Sabbath. Credits: Warner Bros. Records / Billboard / Wikipedia

Anno 1970. Usciva il primo album dei Black Sabbath, e la musica rock cambiava per sempre.

Black Sabbath. Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler, Bill Ward. Un quartetto emerso dalla realtà hard rock inglese, che negli stessi anni dava i natali a gruppi altrettanto leggendari come Led Zeppelin e Deep Purple. Ma i Sabbath hanno una marcia, anzi, un’intuizione in più: quella che sarà presto nota come musica heavy metal. Il contributo di tutti e quattro è fondamentale alla nascita di un vero e proprio genere, ma sono in particolare Ozzy e Iommi a creare l’alchimia fondamentale.

Iommi, che ha perso due dita in un incidente in fabbrica, si costruisce da solo due protesi e fa della chitarra la missione della sua vita. Ozzy, folle e completamente perso nel suo mondo, è il frontman adatto: non ha alcuna formazione, eppure riesce a cantare perfettamente intonato, e il suo contributo è eccezionale. D’altra parte la stessa collaborazione tra Butler e Ward, una delle migliori sezioni ritmiche del rock inglese dell’epoca, è a sua volta componente essenziale per il suono dei Sabbath.

I Black Sabbath eseguono “Black Sabbath” live a Bruxelles, nel 1970

Il disco distrugge definitivamente ogni convenzione del rock and roll del tempo

Già la leggendaria apertura del disco, intitolata come l’album e come il gruppo, distrugge completamente e definitivamente ogni convenzione del rock and roll del tempo. Black Sabbath è una canzone cupa, grottesca, orrifica, e si assume da subito il compito di spaventare e impietrire. Possiamo solo immaginare cosa deve aver pensato un ascoltatore casuale del 1970, abituato fino al giorno prima ai Rolling Stones o agli Who, trovandosi nelle orecchie un suono tanto agghiacciante.

Fa la sua parte anche l’uso del famigerato tritono, un intervallo musicale considerato nel medioevo “diabolico”. Il primo di una serie di tasselli che i Sabbath incasellano nella costruzione di un suono tipicamente “horror”, che vuole sconvolgere, intimorire, stregare. E, date queste premesse, non stupisce la progressiva adozione del più cupo immaginario fantasy, con figure grottesche e temi piegati alla trattazione di storie lugubri e volutamente disturbanti.

I Black Sabbath eseguono N.I.B. dal vivo a Parigi, nel 1970

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Certo, quello che fanno i Black Sabbath all’epoca può sembrare piuttosto “soft” rispetto a produzioni metal più recenti e ben più estreme, come quelle dei Mayhem o dei Cannibal Corpse. Ma a quel tempo l’impatto è immediato, e innegabile. Le canzoni successive del disco, specie The Wizard, N.I.B. (con il suo celeberrimo intro di basso) e Sleeping Village, proseguono sulla stessa formula, ma la “ammorbidiscono”.

Il resto dell’album tradisce infatti le necessarie influenze derivanti dal blues inglese degli anni ’60, e comunica una preparazione strumentale e una formazione attenta all’interno della scena rock che vanno ben oltre le accattivanti trovate “di immagine”. Se, infatti, i Black Sabbath si fanno notare fin da subito grazie alla loro appariscenza lugubre, nonché con la copertina stessa dell’album (il nome della donna ritratta è stato dimenticato), è pur vero che nella loro musica c’è ben altro.

Il video ufficiale girato per la canzone Black Sabbath

I Black Sabbath sono dei musicisti davvero valenti. Inventivi, tecnici, capaci, eclettici.

I Black Sabbath sono, tanto per cominciare, dei musicisti davvero valenti. Inventivi, tecnici, capaci, eclettici. Le loro idee, si tratti di un riff particolare o di un passaggio di batteria audace, o appunto del piccolo solo di basso che introduce N.I.B., si affollano e si accavallano già in questo disco. Ecco perché la riuscita dell’album Black Sabbath non viene penalizzata dall’inclusione di due cover, Evil Woman e Warning. Quest’ultima, anzi, viene allungata fino a dieci minuti, in un exploit d’improvvisazione già tipico dello stile dei Cream (che sono, infatti, tra le principali influenze del quartetto).

In conclusione: i Black Sabbath impattano contro la scena musicale in maniera notevolissima, con un disco più che memorabile e che già imprime il loro nome nella memoria musicale del tempo in una maniera che non si può dimenticare. Ma il bello deve ancora venire, perché qualche mese dopo sarà il turno del disco che metterà a buon frutto fino in fondo tutte le loro capacità: Paranoid.

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Black Sabbath – Black Sabbath / Anno di pubblicazione: 1970 / Genere: Heavy Metal