Tolo Tolo: la Recensione del nuovo film di Checco Zalone

Il 1 Gennaio 2020 la stagione cinematografica italiana si apre nel segno di Tolo Tolo: il nuovo film di Checco Zalone, alias Luca Medici, scritto con Paolo Virzì. E se il trailer ha già innescato l'orda delle polemiche, Tolo Tolo si presenta invece come un film sorprendente, tra black humor e commedia all'italiana.

Tolo Tolo Massimo Boldi

In principio era il trailer di Tolo Tolo. Ma se il singolo Immigrato aveva fatto presumere un film vagamente xenofobo, fondato sui recessi più torbidi del razzismo all’italiana, Checco Zalone segna subito il primo punto, con il sorriso beffardo di chi conosce la satira, l’ironia e anche le migliori strategie di comunicazione in un paese alla deriva.

Tolo Tolo, il nuovo film di Zalone arriverà in oltre 1000 sale italiane dal 1 Gennaio 2020. Ma chi aspetta un’opera sulla falsariga di Sole a catinelle e Quo Vado? troverà invece una drastica inversione di rotta.

Tolo Tolo per Checco Zalone è il film della svolta. La sfida non era banalmente bissare il successo di Quo Vado?, ma sorprendere prima la critica, poi il pubblico con un linguaggio che non tradisca le origini, mentre è radicalmente nuovo. E da questo punto di vista, possiamo dirvi subito che Zalone, o meglio Luca Medici e Tao Due hanno già vinto la loro scommessa.

Tolo Tolo

Tolo Tolo non annienta il candore, la tenerezza né quella comicità demenziale che hanno fatto la fortuna di Checco Zalone. Ma se ora Luca Medici firma script e regia con il suo vero nome, non si tratta certo di dettagli, né di un passaggio infinitesimale.

Il soggetto di Paolo Virzì, sviluppato attraverso un anno e mezzo di lavoro in sceneggiatura, diventa così la premessa di un cambiamento epocale. E il risultato non poteva che essere una film sorprendente, che non rinnega i precedenti successi, eppure si impone come un’opera di rottura, lontana anni luce dalla filmografia che vedeva Zalone al fianco del regista Gennaro Nunziante.

Caustica, inarrestabile, perfino nichilista: quella di Checco Zalone è una comicità nuova e rinnovata. E con Tolo Tolo, la gloriosa tradizione della commedia all’italiana torna finalmente moderna.

Tolo Tolo di Checco Zalone: sinossi del film

“Tolo Tolo, un granello di sale in un mondo di cacao.” Così lo stesso Checco Zalone presenta il suo nuovo protagonista, un sognatore dal cinismo irrimediabile. Insomma, un italiano vero, che per tutta la vita ha dovuto combattere contro un nemico subdolo, feroce, che non conosce pietà né sconfitta.

L’avversario di Checco non è un essere umano, eppure sa come risorgere dalle ceneri, tornare a tormentare il nostro eroe, perfino ai confini del mondo. Infatti, questo nemico porta il nome del Fisco.

Per sfuggire a debiti e creditori, parenti ed ex mogli assetate di sangue, il nostro Checco Zalone ha scelto il Kenya. Consapevole di aver compiuto una una scelta fatale, l’imprenditore porta con sé i suoi sogni, insieme ai preziosi mocassini Prada e il borsello Vuitton.

Dovrà sacrificare le sue creme antietà a base di acido ialuronico, che pure considera “l’abc della civiltà”. Ma in compenso queste “tribù di selvaggi”, che suscitano in lui uno strano mix di curiosità e rabbia, hanno compreso il segreto della vita. Ad esempio: semplificare le pratiche di corruzione della pubblica amministrazione, evitare all’imprenditore lo strazio e il tedio di Iva ed F24.

Ma nemica del sognatore Checco è anche la sfortuna. Per uno strano scherzo del desino, proprio Checco Zalone dovrà affrontare “il grande viaggio” che conduce i migranti fuori dal Kenya, attraverso il deserto e verso le coste italiane.

Suoi compagni nell’impresa: l’aspirante regista esperto in Neorealismo Oumar (Souleymane Sylla), la splendida Idjaba (Manda Touré), combattente che gli rapisce il cuore, e il piccolo DouDou (Nassor Said Birya).

State già immaginando un bel film “buonista“? Niente di tutto questo.

Tolo Tolo non racconta il prevedibile, infido razzista che spalanca il suo cuore sulla via per Damasco. Al contrario, quello di Checco Zalone è un film esilarante e struggente, perché nessuno è innocente.

“Anch’io un po’ di xenofobia me la sono guadagnata” dirà il nostro eroe dopo una lunga serie di rocambolesche avventure. Ma il dato più interessante di Tolo Tolo, è vedere come la classica struttura della commedia degli equivoci possa aprirsi a una moltitudine di variazioni, che comprendono numeri musicali, inserti a cartoni animati, incursioni nel black humor e nel cinismo senza remore, senza escludere momenti di vera, profonda commozione.

Come ci ha raccontato in conferenza stampa a Roma, Checco Zalone ha costruito la sceneggiatura su un dato incontrovertibile: l’egoismo è parte della natura umana.

Allo stesso tempo, il produttore Pietro Valsecchi ha riassunto Tolo Tolo in una formula folgorante: “Queste persone non cercano un futuro migliore, cercano un futuro.”

In questo conflitto insanabile che è la ferita del nostro tempo, c’è la chiave di un film eclettico, capace di sorprendere colpo su colpo. Una dramedy dal respiro internazionale, ma che appartiene integralmente alla Storia della commedia all’italiana.

Non giudicate dalla copertina e neanche dai trailer, sembra suggerire il nostro ineffabile Checco Zalone/Luca Medici. E dimenticate anche una sequela di pregiudizi, già che il cinema italiano, quando si parla di commedia, non deve necessariamente proporre l’ennesima rapina, più o meno ispirata a L’audace colpo dei soliti ignoti.

In questo film, al contrario, il coraggio non manca. Non manca nella direzione di un film complesso, dalla confezione audiovisiva impeccabile. E non diserta quando Checco Zalone si abbandona a qualche delirio mussoliniano, oppure sceglie di raccontare i migranti, i barconi e i naufragi come la sequenza di un Musical.

Tra i punti di riferimento nella sceneggiatura di Tolo Tolo ci sono il cinema di Mario Monicelli, di Ettore Scola e Dino Risi. Nel personaggio di Checco Zalone si legge chiaramente tra le righe il mito di Alberto Sordi, ma anche l’ironia dolente di Paolo Villaggio. E il risultato è un linguaggio del tutto personale, irriverente e politico, che non risparmia alcun cliché dell’Italia di oggi.

Tolo Tolo è un film altamente sconsigliato all'”italiano medio” con derive sovraniste, a meno che non sia disposto a ridere di sé. L’eventualità è remota, ma in fondo non impossibile. E di contro, il film è pronto a scontentare anche l’area radical, come chiunque abbia perso la voglia di stupirsi.

Un atteggiamento tanto coraggioso, indomito e trasversale andrebbe davvero premiato. Non dimentichiamo che con il suo quinto film, Checco Zalone era chiamato a sfidare proprio se stesso. Con i suoi 65,7 milioni d’incasso, infatti, Quo Vado? resta il maggior successo tra i film italiani del nuovo millennio.

Riusciranno i nostri eroi a sbancare il botteghino, mentre deridono l’Italia contemporanea, dal reddito di cittadinanza all’intolleranza più irrazionale, violenta e nera?

Noi non possiamo che consigliarvi di sperimentare Tolo Tolo senza pregiudizi. E se siete ancora diffidenti: le gag di Barbara Bouchet, Nicola di Bari, Enrico Mentana e Nichi Vendola, valgono da sole il prezzo del biglietto.

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