The Irishman: la vera storia che ha ispirato il film di Martin Scorsese

Ecco la storia vera che ha ispirato The Irishman, il nuovo atteso film di Martin Scorsese. Al cinema dal 4 novembre e su Netflix dal 27 novembre.

The Irishman storia vera
Al Pacino (Jimmy Hoffa), Robert De Niro (Frank Sheeran)

The Irishman è l’attesissimo e ultimo film del grande Martin Scorsese, che, dopo aver debuttato al Festival di New York, tra le altre cose, è stato presentato all’interno della quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Nell’attesa del film, in uscita il 27 novembre su Netflix e in sala dal 4 dello stesso mese, abbiamo ricercato la storia e i relativi personaggi del vero The Irishman. Prima di morire di cancro, Sheeran ha voluto raccontare la sua storia a Charles Brandt, che l’ha riportata nel suo libro di saggistica del 2004, I Heard You Paint Houses. Il personaggio di Sheeran è interpretato da Robert De Niro: un killer della mafia implicato in almeno 25 omicidi, compreso l’assassinio e l’occultamento del potente sindacalista Jimmy Hoffa (impersonato da Al Pacino), fondatore e leader del sindacato degli autotrasportatori statunitensi.

Da quello che sappiamo, la storia del film ruota attorno al rapporto criminoso tra i due “amici”, con i sindacati fortemente influenzati dalla criminalità organizzata durante il regno di Hoffa.

Frank “The Irishman” Sheeran: la storia vera

L’irlandese interpretato da Robert De Niro a cui fa riferimento il titolo non proveniva in realtà dall’Irlanda, ma nacque a Darby, uno dei sobborghi occidentali della classe operaia nella periferia di Filadelfia, in Pennsylvania, nel 1920. La sua famiglia era di origine cattolica irlandese.

“THE IRISHMAN”: la vera storia che ha ispirato il film di Scorsese
il vero Frank Sheeran

Sheeran si arruolò nell’esercito nel 1941. Dopo l’attacco a Pearl Harbor, si offrì come volontario, trasferendosi dalla polizia militare alla divisione aviotrasportata. Dopo essersi slogato la spalla fu trasferito nella 45a divisione di fanteria, nota come i “Thunderbirds”, prestando servizio in Nord Africa e nelle campagne italiane tra il 1943 e il 1944 , per ben 411 giorni di servizio in combattimento (un periodo di tempo significativo, poiché la media solitamente era di circa 100 giorni). In seguito, nel libro di Brandt, l’irlandese ricorda di aver trascorso più di 50 giorni disertando:”Per lo più trascorsi a bere vino rosso e a inseguire donne italiane, francesi e tedesche”.

Una crudele guerra

Sheeran ricorda il periodo del suo servizio di guerra come il momento nel quale ha sviluppato per la prima volta l’insensibilità al valore della vita umana. Dichiarò di aver partecipato a numerosi massacri ed esecuzioni sommarie di prigionieri di guerra tedeschi; atti che violavano le convenzioni dell’Aia del 1899 e del 1907 e la convenzione di Ginevra del 1929 sui prigionieri di guerra. Nelle successive interviste con Charles Brandt, Sheeran ha diviso tali massacri in quattro diverse categorie:

  • 1. Vendette omicidi personali nel pieno della guerra

Sheeran rivelò a Brandt che, quando un soldato tedesco uccideva dapprima i suoi amici più stretti per poi cercare di arrendersi, spesso essi venivano mandati all’inferno. Inoltre, racconta che vedeva frequentemente attuare comportamenti e azioni simili da parte dei suoi stessi compagni.

  • 2. Ordini dai comandanti dell’unità durante una missione

Nel descrivere il suo primo omicidio per il crimine organizzato, Sheeran ha ricordato: “Era proprio alla stessa maniera di quando un ufficiale ti ordinava di riportare dietro le linee un paio di prigionieri tedeschi e di ‘tornare subito’. Avevi compiuto quello che dovevi fare”.

  • 3. Il massacro di Dachau e altre uccisioni di rappresaglia di guardie tedesche del campo di concentramento, che furono effettuate dai soldati americani assieme agli internati.
  • 4. Tentativi calcolati di disumanizzare e degradare i prigionieri di guerra tedeschi.

L’inizio della carriera criminale di Sheeran

Una volta dimesso dal servizio militare nel 1945, Sheeran divenne un camionista e, secondo il libro di Brandt, iniziò a commettere piccoli crimini per guardagnare soldi extra, incluso il lavoro di sicario, con relativi omicidi su commissioni.

A causa del suo intuito criminale, divenne uno stretto collaboratore dei capi della mafia italo/americana e in particolare dei boss Russell Bufalino (intepretato da Joe Pesci), e Angelo Bruno (Harvey Keitel). Fu proprio Bufalino, il capo dell’omonima famiglia criminale, a fungere da mentore di Sheeran per tutta la vita, prendendolo e proteggendolo sotto la sua ala. Bufalino era conosciuto e rispettato come un leader potente, nonostante provenisse da una famiglia mafiosa considerata relativamente piccola.

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L’omicidio Hoffa per mano del “The Irishman”

Fu proprio il boss mafioso a collegare Sheeran al fondatore e leader della International Brotherhood of Teamsters, Jimmy Hoffa, che supervisionò per anni il sindacato, i cui membri includevano camionisti come Sheeran. I due divennero presto amici intimi, con Hoffa che utilizzava Sheeran per “dipingere case”, uno dei tanti termini che indicava il lavoro di sicario dell’irlandese.

Hoffa venne coinvolto dalla mafia a causa del suo desiderio di unificare ed espandere i sindacati dei camionisti. Nel 1964 fu condannato a 15 anni di carcere per corruzione. Dopo la prigionia e la condanna per altri crimini, Hoffa scomparve nel nulla. Fu avvistato per l’ultima volta in un sobborgo di Detroit, dopo aver detto ad altri che avrebbe dovuto incontrare due leader mafiosi, Anthony Giacalone e Anthony Provenzano. Il secondo era stato vice presidente dei Teamsters durante l’ascesa di Hoffa.

Sheeran ha affermato di aver usato la sua amicizia con Hoffa per farlo cadere in una trappola: dopo averlo condotto presso una casa di Detroit, gli sparò due volte e, prima di fuggire, nascose il suo corpo dietro la casa. Va precisato che attualmente però il caso è ancora aperto e la morte di Jimmy Hoffa continua a rimanere un mistero, in quanto il suo corpo non fu mai rinvenuto e fu dichiarato morto solo sette anni dopo l’oscura vicenda.

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