Waves, la Recensione di un perfetto dramma familiare firmato A24

La Festa del Cinema di Roma si impreziosisce con questa ennesima perla prodotta dalla A24.

Waves, la Recensione di un perfetto dramma familiare firmato A24

Una delle tante case di produzione da tenere sott’occhio è sicuramente la A24. Dopo averci regalato quel capolavoro horror di Midsommar, così come il discusso film premio Oscar Moonlight, l’ultima perla sfornata risponde al nome di Waves. Che in italiano significa “onde”. Titolo certamente non casuale quello scelto da Trey E. Shults che dopo l’horror familiare di It Comes At Night, ritorna sul tema family ma in altra veste.

Stavolta, non c’è alcun futuro post-apocalittico con Cose non meglio identificate pronte ad uccidere. In Waves si racconta una storia toccante ambientata nel mondo reale. Seppur dalle tematiche già affrontate svariate volte nel mondo artistico, ciò che differenzia ed esalta questo terzo film di Shults è proprio la sua regia. Virtuosismi tecnici che si piegano alla storia e l’accompagnano fino alla sua conclusione.

Una serie di long take aprono il sipario sulla vita di Tyler, giovane promessa della nobile arte della lotta greco-romana nonché figlio di una famiglia afroamericana borghese dove vige la cultura del lavoro e dell’impegno. Tutto scorre tranquillo quando arriva la prima di una serie di brutte notizie che sconvolgeranno l’impostata famigliola borghese in questione, trascinandola in un baratro apparentemente senza fine.

Waves, la Recensione di un perfetto dramma familiare firmato A24

Waves, un dramma già visto ma mai banale

Lette queste poche righe, è facile e lecito pensare che con Waves andremo ad assistere una storia che ha il sapore di un qualcosa di già visto. Il che potrebbe anche essere vero giacché è una triste storia di vita familiare che magari qualcuno potrebbe anche aver vissuto (ahiloro). Una storia che però si avvale anche di un sottotesto machista funzionale a mettere in luce un problema radicato nelle famiglie borghesi. Le ossessioni di un padre che si riflettono sul figlio, convinto di farlo per il suo bene ma il cui risultato diventa l’opposto.

Ciò che però balza inevitabilmente all’occhio è la cura maniacale che contorna il reparto tecnico del film. Dalla regia ricercata alla fotografia con meravigliose luci al neon e fino alla colonna sonora, curata da Trent Reznor ma che si avvale dei brani di Kendrick Lamar così come della grandissima Amy Winehouse.

La prima cosa che appare visibile all’occhio dello spettatore sono inevitabilmente i movimenti di macchina di Shults. Piani sequenza e long take riducono al minimo il montaggio, almeno fino a metà film. La macchina da presa segue sempre le vicende di Tyler rinunciando ad ogni forma di stacco e avvicinandosi il più possibile ai volti dei personaggi, con la volontà di scrutare le loro emozioni.

Waves, la Recensione di un perfetto dramma familiare firmato A24

Rarissimo l’uso del campo/controcampo, se non in situazioni statiche. Proprio questa scelta tecnica è perfettamente funzionale a ciò che vuole Waves: una storia di vita. In tal senso, ecco che la scelta di ridurre al minimo il montaggio trova un senso compiuto che va ben oltre il mero e furbo esercizio stilistico. Vien da sé che anche il concetto di shock del montaggio trova pieno compimento durante il momento topico del film che accade in chiusura di prima parte. E che non sveleremo causa spoiler. Basti sapere che l’emozione la farà da padrona nello spettatore.

Inizia la discesa negli inferi personali della famiglia, cambia l’aspect ratio da 16:9 in 4:3. E Waves indagherà Emily, la sorella di Tyler carica di sensi di colpa e di abbandono. Tutto si rallenta, Shults si prende i suoi tempi e inizia a raccontare in maniera più asciutta e sistematica il suo dramma personale, quello interiore. Spetterà a lei trovare una riconciliazione tra i componenti della sua famiglia, riflettendosi sul rapporto padre-figlio del fidanzato. Proprio i due genitori rappresentano due facce della stessa, malata, medaglia.

Così come un’onda, Waves mostra l’ascesa ed il declino di una famiglia. Punta in alto, arriva al suo apice salvo poi schiantarsi su sé stessa. Senza possibilità di replica. Con grandissimo coraggio, Shults si prende i suoi tempi per raccontare una storia forse banale ma dalla forma assolutamente ricercata e che va a colmare quel senso di già visto presente nello spettatore. L’ennesima perla firmata A24.

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