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Le Mans 66 – La Grande Sfida, la Recensione del film con Christian Bale

Le Mans 66 - La Grande Sfida sarà nelle sale italiane a partire dal 14 novembre.

Per spiegare cos’è Le Mans 66 – La Grande Sfida in pochissime parole, basterebbe scrivere che è una classica storia americana. Classica perché l’approccio al cinema di James Mangold è quanto più si avvicina alla definizione di classicismo, nell’ambito cinematografico. Americana perché riprende il classico tema del self-made man, rivisitandolo sotto molti punti di vista, che lotta per il suo obiettivo.

Dopo aver diretto uno dei migliori cinecomics di sempre, Logan, o per meglio dire un western camuffato da cinecomics, Mangold prosegue su una linea analoga con una storia di uomini. Una storia vera, emozionante e molto cinematografica. Così come la definisce lui stesso durante la conferenza stampa.

Da un lato abbiamo Henry Ford II, dall’altro Enzo Ferrari. Stili diametralmente opposti nel concepire le macchine. Le prime, adatte a tutti. Le seconde, adatte a pochi e non solo per una questione di portafogli. Uno scontro concettuale, dialettico e automobilistico, culminato per l’appunto in quel di Le Mans, storica sede della famosa Ventiquattro Ore.

Nello scontro tra le due case, ecco inseriti Christian Bale e Matt Damon, rispettivamente nei panni di Ken Miles, spocchioso e sboccato meccanico britannico, e Carroll Shelby, ex pilota costretto al ritiro causa patologia cardiaca e ora venditore di auto sportive.

Loro due sono i prescelti per portare la Ford a competere con la Ferrari. Davide contro Golia, in altre parole. Tuttavia, sperando che la Storia non sia considerata spoiler, sarà proprio grazie a loro che la Ford riuscì a vincere la gara del 1966.

Anzi, le gare dal 1966 e il 1969. Unica casa automobilistica capace di tenere testa e superare (in tutti i sensi) l’icona Ferrari.

Le Mans 66 - La Grande Sfida, la Recensione
Le Mans 66 – La Grande Sfida, la Recensione

Le Mans 66 – La Grande Sfida è un film che si prende certamente i suoi tempi, vista anche una durata di poco più di due ore e mezza. Un’enormità rispetto a quanto lo spettatore medio è ormai abituato con le puntate da mezz’ora abbondante.

Tuttavia, il tempo scorre veloce come la Ford GT40 guidata da Miles. Il storia entra nel dettaglio, spostandosi su vari binari che prestano il fianco ad una serie di analisi molto interessanti.

Pur rimanendo nell’ambito del cinema sportivo, dedicato in particolare modo alle corse automobilistiche, non ci troviamo di fronte ad una sorta di Rush, l’acclamato film di Ron Howard sullo scontro tra Lauda e Hunt. Qui l’epica dell’agonismo rimane sullo sfondo, favorendo l’inserimento di altre tematiche ad ampio spettro.

In primis, ciò che viene messo in scena altro non è che un racconto di cinema. Una grande metafora di ciò che accade dietro le quinte, dove la corsa diventa simbolo della creazione di un film. La preparazione, i dubbi interiori, le riflessioni, gli studi su come dare il proprio meglio nonostante le frizioni di chi mette i soldi, della multinazionale. O degli sponsor, perché “senza sponsor, non puoi correre“. O girare un film. Avere un’idea e dargli forma e sostanza, concretezza.

Che è difatti quello che accade in Le Mans 66 – La Grande Sfida. In tal senso, è di grande aiuto un cast a dir poco perfetto con un Christian Bale che si conferma poliedrico come pochi altri attori viventi. Un attore che riesce a restituire quell’alchimia fraterna che c’era tra Miles e Shelby. E non di meno, a compiere il senso intrinseco del film e di quella poetica tanto cara al regista James Mangold. Perché in fin dei conti, Le Mans 66 – La Grande Sfida è una storia di uomini.

Le Mans 66 - La Grande Sfida, la Recensione
Le Mans 66 – La Grande Sfida, la Recensione

Uomini con un rigido codice morale, magari difficile da condividere o da comprendere ma onnipresente. In ogni situazione. Capiscono quando va fatto un passo indietro, quando bisogna esporsi e combattere per ciò che si ritiene giusto.

Così come in Logan, Mangold trova la sua fortuna nell’approccio classico al genere, con un film che trasmette la medesima adrenalina di chi sta guidando a settemila giri. La gara, sebbene si conosca già il finale, riesce a far rimanere incollati sulla poltrona a fare il tifo per Miles, mettendo da parte ogni campanilismo.

Nota a margine, molti ferraristi potrebbero inizialmente infastidirsi per il ritratto di Enzo Ferrari, interpretato da un bravissimo Remo Girone. Un po’ stereotipato per certi aspetti ma potete stare tranquilli: alla fine del film, Ferrari verrà ben più che omaggiato.

Non vi diremo come. Vi consigliamo però una visione immersiva in sala per apprezzare ancora di più la potenza visiva di Le Mans 66 – La Grande Sfida, dove ogni appassionato di automobili troverà gioie per i suoi occhi, tanta è la meticolosità delle ricostruzioni.

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Lorenzo Pietroletti
Classe '89, laureato al DAMS di Roma e con una passione per tutto ciò che riguardi cinema, letteratura, musica e filosofia che provo a mettere nero su bianco ogni volta che posso. Provo a rendere la critica cinematografica accessibile a tutti, anche al "lattaio dell'Ohio".

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