Peaky Blinders, la recensione della quinta stagione

È in arrivo su Netflix la quinta stagione di Peaky Blinders: Thomas Shelby e la sua famiglia tornano, pronti ad affrontare nuovi ostacoli in una stagione profondamente umana

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La quinta stagione di Peaky Blinders 5 è finalmente arrivato su Netflix. Eccovi dunque la nostra recensione della quinta stagione.

Negli ultimi anni Peaky Blinders è riuscito a conquistare un numero sempre maggiore di spettatori, ritagliandosi un posto d’onore nelle serie più interessanti da seguire.

Creata da Stephen Knight, la serie è giunta alla sua quinta stagione, che debutta oggi su Netflix dopo il passaggio nella nazione d’origine, sulla BBC.

Peaky Blinders è una serie che, nel corso delle sue stagioni, ci ha abituato ad aspettarci sempre un salto temporale in avanti che facesse proseguire la narrazione, spesso anche attraverso fatti importanti della Storia europea e internazionale.

Anche nel caso di questa quinta stagione, lo spettatore viene portato immediatamente avanti sulla linea cronologica. Peaky Blinders si apre infatti con il crollo della borsa americana del 1929, quel giovedì nero che porterà problemi anche alla famiglia di malavitosi partiti da Birmingham.

Peaky Blinders: l’impero rischia il crollo

Utilizzare il disastro economico del ’29, oltretutto, ha molteplici funzioni. Se da una parte serve a contestualizzare la realtà storica dei fatti narrati, dall’altra fornisce quell’esplosione narrativa necessaria ad avviare il motore del racconto. Ma, in egual modo, la scelta di questa precisa pagina storica ha anche uno scopo più allegorico, che prepara lo spettatore a quello che forse è il tema portante di questa quinta stagione: il crollo.

L’impero degli Shelby, che sembra costruito su fondamenta adamantine capaci di resistere ad ogni tragedia, di colpo trema, costringendo il capofamiglia a prendere decisioni in un clima di costante sospetto e attesa.

Sebbene gli intrecci delle ambizioni di casa Shelby siano sempre al centro delle manovre dei protagonisti, il vero crollo che questa quinta stagione affronta è quello del suo protagonista.

Sin dalla prima stagione, Thomas Shelby ha continuato a dover tenere testa ai suoi stessi demoni, giocando a scacchi con una morte che lo insegue ma che mai riesce a mettere le mani sulle sue spalle. Dai traumi collezionati in Francia durante la prima guerra mondiale, passando per il lutto improvviso che ha mozzato il suo goffo tentativo di vivere inseguendo la felicità, Thomas Shelby ha sempre archiviato tutto.

Come un boxeur ha continuato ad incassare, fermo all’angolo ma dritto sulle gambe; e nonostante il suo sia un personaggio negativo, un antieroe con le mani sporche di sangue, lo spettatore ha imparato velocemente a provare stima per lui proprio per questa sua resilienza.

Il cuore spezzato di Thomas Shelby

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Ma la quinta stagione di Peaky Blinders dimostra che per quanto puoi restare in piedi, prima o poi le ginocchia cominceranno a cedere. Ed ecco allora che il freddo criminale assetato di potere e riconoscimenti è costretto ad una danse macabre con la sua stessa ombra, perseguitato dai suoi incubi e dai suoi fantasmi. E in questo senso la presenza quasi tangibile di Grace (Annabelle Wallis) rappresenta l’esempio migliore.

Nella prima stagione, infatti, in una delle scene più iconiche della serie, avevamo visto Grace avvisare Thomas con una macabra precisione: Vi spezzerò il cuore. A questa dichiarazione Thomas Shelby aveva risposto con un laconico È già spezzato. Una frase che sembrava quasi il vanto di un uomo che sapeva di essere riuscito ad avere la meglio sui giochi sinistri del destino.

Quando, in questa quinta stagione, sentiamo ripetere quasi alla lettera questo dialogo, sappiamo che non c’è più vanteria, né soddisfazione. Il cuore di Thomas appare veramente pieno di crepe ed è da quelle crepe che scaturisce tutta la fragilità crescente di Tommy.

Questo fa sì che questa quinta stagione di Peaky Blinders finisca col concentrarsi proprio sull’isolamento del suo protagonista, sulla realtà dei fatti secondo cui quando sei in cima sei sempre nella più completa solitudine. Ma Tommy non è mai veramente solo: la sua anima zingaresca legge segni nei sogni che fa quando abbassa la guardia, nei membri della famiglia che (ancora una volta) cercano di voltargli le spalle e in lui non vedono altro che un demone che ha venduto la propria anima al miglior offerente.

Se questa scelta – estremamente necessaria per dare un altro livello di profondità a Thomas Shelby – concede un lato cupamente umano alla serie, Peaky Blinders non rinuncia comunque né all’azione, né agli intrecci politici e corrotti del sentiero che conduce al potere. La serie, allora, diventa un’inquietante attesa di una tempesta che già si intravedeva all’orizzonte e che cresce sempre di più, episodio dopo episodio. Ci sono numerosissimi angoli dove il pericolo si annida e che costringe tanto i protagonisti quanto gli spettatori a rimanere coi sensi vigili e la guardia alzata.

Oswald Mosley: un villain perfetto

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Sentimento che conduce in modo naturale al personaggio interpretato da Sam Claflin. Oswald Mosley è probabilmente il miglior villain che la storia ha portato sullo schermo dopo il Chester Campbell di Sam Neil della prima stagione.

Il personaggio di Mosley, infatti, permette a Stephen Knight di portare in Peaky Blinders anche uno specchio della società moderna, contestualizzando anche l’ascesa del fascismo. Un tema non affatto da sottovalutare, dal momento che in una recente intervista dove confermava la sesta stagione Stephen Knight aveva detto di voler arrivare alla seconda guerra mondiale, prima di porre la parole fine a Peaky Blinders.

Ma la bellezza di un villain come Mosley è la sua capacità di essere una specie di alter-ego di Tommy. Ben vestito, capace di tenere in piedi più strategie e abile nel manovrare l’ideologia dei Blinders, Mosley rappresenta un abile avversario per Thomas Shelby, una minaccia che forse il leader di Birmingham non è in grado di affrontare. Ed è proprio in questo destino incerto, in questa mancanza di equilibrio, che si nasconde il valore aggiunto di questa quinta stagione, probabilmente una delle migliori di tutta la serie.

Perché mentre intorno il mondo cambia e evolve, Thomas e la sua famiglia rimangono incastrati in una giostra che sembra recitare la marcia funebre della loro condanna.

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