10 colonne sonore da ascoltare in loop

10 colonne sonore da fischiettare, cantare, su cui piangere fiumi di lacrime oppure esaltarsi come in una grande battaglia.

Colonne sonore

Le colonne sonore perfette per la fine delle ferie.

Passato Ferragosto le vacanze volgono ormai agli sgoccioli. Chi torna in città, lasciandosi alle spalle spiagge soleggiate o fresche cime di montagna, lascia anche con tanta tristezza che la routine torni con decisione nella propria vita. Così vi proponiamo dieci colonne sonore da ascoltare e riascoltare, per assecondare la vostra altalena emotiva. Musiche meditabonde e profonde, alternate a momenti più freschi e ammiccanti, saranno la playlist perfetta di quest’ultima, rovente, settimana di Agosto.

Arrival, Jóhann Jóhannsson, 2016

Tutti siamo d’accordo nel definire Arrival uno dei migliori film di fantascienza della storia recente. Un vero e proprio gioiello capace di impostare una riflessione inedita e articolata sul linguaggio e la comunicazione. Non meno bella è la colonna sonora di Jóhann Jóhannsson, tra i compositori prediletti di Villeneuve che nello stesso anno corse all’Oscar per le musiche di Sicario. Lo stile minimal del musicista islandese è perfettamente coerente con la regia asciutta di Villeneuve. Gli arrangiamenti sobri e l’utilizzo di pochissimi timbri, uniti a un declamato anti-lirismo sono gli elementi caratterizzanti la sua partitura, che contrappunta perfettamente la complessa vicenda.

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Non mancano però esplorazioni sonore più ardite, che fanno la vera forza delle musiche di Arrival. In brani come il main title o Hydraulic Lift la texture grave dei synth dona una potenza evocativa notevole alla musica. Anche l’utilizzo di voci campionate è perfettamente riuscito, specie in brani come Kangaru, dove l’intreccio polifonico che richiama un messaggio in codice morse si riallaccia al motivo linguistico del film.

Il buono, il brutto e il cattivo, Ennio Morricone, 1966

Un tuffo al cuore, per tutti. La trilogia del dollaro non è solo il corpus di opere più importanti di Sergio Leone, ma anche l’approdo alla prima maturità artistica del maestro Ennio Morricone. Con le colonne sonore di Per un pugno di dollari nel 1964 e Il buono, il brutto e il cattivo due anni dopo, Morricone e Leone hanno siglato un sodalizio artistico di importanza capitale per la storia della cinematografia nostrana.

Nell’immensa partitura che si snoda tra questi due giganti però ci sono momenti sicuramente più memorabili di altri. Sarà banale come scelta, forse no, ma la scena del triello da Il buono, il brutto e il cattivo è un esempio perfetto di commistione tra linguaggi e perfetta consapevolezza delle loro rispettive strutture, e riscoprire un classico del genere fa sempre bene. Le tecniche di ripresa e di montaggio si armonizzano alla perfezione con le tensioni che si creano tra i suoni, e viceversa. Nel brano che si intitola, appunto, Il Triello, vengono riassunti alla perfezione i motivi principali dell’intera colonna sonora, e senza dubbio ha contribuito a consegnare alla leggenda questa sequenza esemplare.

The Grand Budapest Hotel, Alexandre Desplat, 2014

Il premio oscar 2017 per The Shape of Water è il compositore prediletto di Wes Anderson. Da Fantastic Mr.Fox è stata infatti la penna di Alexandre Desplat a firmare le colonne sonore che accompagnano i quadri maniacalmente simmetrici del regista. Con Grand Budapest Hotel confermò il fascino che ha da sempre nutrito verso il timbro, in senso cameristico e impressionistico, e lo unì con una sapienza compositiva rinnovata rispetto ai lavori precedenti. Gli stessi stilemi con cui ha quindi trionfato con l’opera di Guillermo Del Toro si possono rintracciare in quello che può essere considerato il capolavoro di Wes Anderson.

Senza alcun tipo di prosopopea sinfonica, Desplat fa uso di arpe, chitarre, mandolini e fisarmoniche. Questi timbri, discreti e rarefatti, si prestano a musiche tutt’altro che magniloquenti, ma non per questo manchevoli di lirismo e melodie riuscite. Ad aiutare è la ricerca sul ritmo e sulle percussioni, elementi essenziali nello stile di Desplat, ed evidenti in brani come Ludwig’s Theme. Inoltre l’utilizzo di un leitmotiv, che ricompare in brani come Mr.Moustafa o Zero’s theme aiuta a compattare una colonna sonora già stilisticamente molto coesa.

Lawrence d’Arabia, Maurice Jarre, 1962

Lawrence d’Arabia è una pagina importantissima tra i drammi storici. Colossal vincitore di sette premi oscar, tra cui regia, fotografia, montaggio e miglior film. Anche la sua colonna sonora trionfò agli Academy Awards, e consacrò alla storia Maurice Jarre. Il musicista, che replicò l’impresa pochi anni dopo con Il dottor Zivago, fu capace di inserirsi in un preciso solco della storia della musica.

Dal Barocco al novecento moltissimi compositori si sono confrontati con gli stilemi della musica orientale, filtrandoli attraverso la sapienza colta della musica occidentale. Opere come la Salomè di Richard Strauss o la Sheherazade di Maurice Ravel attingono da scale, ritmi di danza e forme di vocalizzo distanti dalla nostra tradizione, pur inquadrati in contesti a noi famigliari. Allo stesso modo decise di operare Maurice Jarre nella sua colonna sonora. Basta ascoltare l’Ouverture per rendersene conto. Gli squilli caotici delle trombe preludono a un episodio per archi estremamente evocativo di certe atmosfere. Per tutto il film il compositore dimostra di avere la stessa grandissima inventiva ed elevata padronanza della tecnica, e con la complicità della London Philarmonic Orchestra ha dato vita ad una delle colonne sonore più belle di sempre.