La Hollywood Classica – La carovana dei Mormoni

LA CAROVANA DEI MORMONI


Di John Ford (Usa,  1950)

Non poteva mancare, in una rubrica sulla Hollywood Classica, un articolo su un film western, genere forse più caratteristico (insieme al musical) del periodo di cui ci interessiamo. Tra tutti ho optato per un film del regista più indissolubilmente legato a questo tipo di cinema, John Ford, definito da Orson Welles  “il più grande regista di sempre”.


Fin dai tempi del cinema muto, la carriera di Ford è strettamente connessa a questo genere cinematografico, proprio lui dirigerà il film più rappresentativo del western pre-sonoro, Il cavallo d’acciaio (1924). Per tutti gli anni ’30 (unico decennio della Hollywood Classica in cui il western sarà un po’ messo in disparte in ambito produttivo,  almeno dalla seconda metà in poi), Ford si occuperà di altre produzioni, senza mai allontanarsi dai suoi temi più cari; drammi sociali, differenze tra classi, il mito americano e quello della frontiera. Nel 1939 arriva la svolta, Ford gira forse il film che più di ogni altro ha fissato gli archetipi del cinema western classico, Ombre rosse, con un non ancora del tutto affermato John Wayne come protagonista. Da quel momento in poi il cineasta di origini irlandesi, dirigerà film che hanno segnato il genere e che sono stati di vocazione per centinaia di futuri registi: Sfida infernale (1946), Il massacro di Fort Apache (1948), I cavalieri del Nord Ovest (1949), Rio Bravo (1950), Sentieri selvaggi (1956), Soldati a cavallo (1959), I dannati e gli eroi (1960), Cavalcarono insieme (1961), L’uomo che uccise Liberty Valance (1962 e uno dei canti del cigno del genere), La conquista del West (1962, film a episodi co-diretto con George Marshall e un altro maestro del genere, Henry Hathaway, l’episodio di Ford è senza dubbio il migliore) e Il grande sentiero (1964).
Il film di cui ci occuperemo, La carovana dei mormoni (titolo originale, Wagon Master), non è il classico western a cui il maestro ci ha abituato. Come vedremo insieme, il film è più vicino alle atmosfere decadenti di L’uomo che uccise Liberty Valance, che agli altri film concepiti in quel periodo.

Sinossi:

Dopo un prologo (modernissimo per quel periodo) dove vediamo la banda dei Clegg fare una rapina in banca, due cowboy, Travis (Ben Johnson) e Sandy (Harry Carey Jr.), si dirigono vero una cittadina per vendere cavalli. Arrivati nella città, vengono assoldati da una comunità di mormoni, per guidarli attraverso il deserto, con lo scopo di raggiungere una valle destinata a loro.

Da una sceneggiatura scritta da Frank S. Nugent, sceneggiatore di fiducia del regista e dal figlio, Patrick Ford, John Ford (che ha scritto il soggetto, anche se non accreditato) realizza un western anti-spettacolare. Forse lo possiamo considerare come una prima riflessione di Ford sul genere, un tirare le somme. Non ci sono duelli come in Sfida infernale o lunghi inseguimenti e sparatorie come in Ombre rosse, ma solo un branco di disperati in cerca della terra promessa. Il viaggio intrapreso dai mormoni è un vero e proprio esodo, una via crucis interminabile, guidati soltanto dalla speranza e dalla fiducia verso i due condottieri (anti-eroi che sembrano usciti fuori direttamente da La sparatoria di Monte Hellman, la caratterizzazione dei due cowboy è lontanissima dal solito eroe della wilderness di Hawks o Ford, infatti piuttosto che dominare e amare la natura selvaggia del west, sembrano accettarla, ben attenti a non sfidarla).


Lungo il tragitto i mormoni incontrano diversi personaggi, soliti assidui frequentatori del cinema fordiano, una carovana di prostitute con il loro protettore e la banda di Clegg. L’incontro con le prime ricorda direttamente la sequenza  del pranzo in Ombre rosse, dove il solito tema fordiano delle differenze sociali si fa ben presente. I mormoni si mostrano fin da subito disponibili nell’offrire alle prostitute e al loro “padrone” i viveri, ma allo stesso tempo si rifiutano categoricamente di proseguire il viaggio insieme, come al solito saranno i due cowboy ad offrire loro ospitalità, non facendosi ostacolare dalle apparenze. Anche i membri della banda dei Clegg non sono i soliti antagonisti, sembrano più degli animali, esseri inumani totalmente plasmati e condizionati dalla natura selvaggia del west. Perfino gli indiani (che in quegli anni solitamente erano gli antagonisti) rinunceranno ad attaccare il popolo di disperati.


Ford, come al solito, padroneggia l’ambiente, sfrutta la Monument Valley come fosse uno studio, sembra veramente che abbia il totale controllo sul paesaggio. Il film per l’appunto oltre ad essere una grandissima riflessione sul west, è anche una grandissima opera visiva.  La morfologia del territorio è sempre sfruttata in modo simbolico, nulla è lasciato al caso. Un ottimo esempio sono i campi lunghi e lunghissimi sulle carovane in marcia, in seguito ad ogni tappa (prima non a caso abbiamo usato la metafora della Via Crucis). Inoltre usa in maniera grandiosa i primi piani, come quando si affrontano i Clegg con i mormoni, in questa scena Ford inquadra in successione ogni personaggio in primo piano, facendo perdere le coordinate allo spettatore, impossibilitando per lui il riconoscimento dei “buoni e dei cattivi”.
Subito dopo i titoli di coda, il cineasta ci regala un’inquadratura finale tra le più belle della sua filmografia, ma che ovviamente non vi svelerò.