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10 Thriller psicologici da non perdere

Abbiamo selezionato per voi 10 grandi thriller psicologici che forse non avete visto e che vale la pena recuperare

Quello del thriller è uno dei generi più seguiti e apprezzati dal pubblico. I ritmi veloci, la suspense e i colpi di scena che lo caratterizzano, riescono a tenere lo spettatore incollato allo schermo, in uno stato di tensione che, nei casi migliori, è reale e tangibile. Quando a questi elementi si aggiunge l’indagine psicologica dei personaggi, l’effetto di tensione provocato nello spettatore è ancora più realistico. È questo il caso dei thriller psicologici, sottocategoria del genere, con delle peculiarità ben precise rispetto ai thriller classici.

Nei thriller psicologici, non è ciò che succede nella realtà ad avere importanza, ma tutto ciò che ha luogo all’interno della mente dei personaggi (e di conseguenza dello spettatore). Spesso lo stato mentale dei personaggi è messo a dura prova dagli avvenimenti, da altri personaggi o addirittura da un disturbo mentale. È comprensibile dunque, che il genere si adatti ad accogliere un gran numero di trame e argomenti, quasi sempre complesse e articolate, che costringono lo spettatore a interrogarsi su ciò che accade, in preda a un mix di emozioni, paure e dubbi che, quando si verifica, garantisce al film un grandioso successo.

Ecco 10 grandi thriller psicologici che forse non hai visto e che vale la pena recuperare:

1Allucinazione perversa (1990)

Allucinazione perversa è l’ennesimo riferimento al Vietnam, in termini però diversi dal solito. Il film infatti, dello stesso regista di Nove settimane e mezzoFlashdance e Attrazione fatale, è un inquietante thriller psicologico basato su fatti reali. La regia di Adrian Lyne, ci racconta di un ex caporale – Tim Robbins – reduce dalla guerra in Vietnam, tormentato da incubi e allucinazioni post-traumatiche. Fra i ricordi che lo perseguitano c’è quello della droga “somministrata” sul campo, per ottenere maggiore efficienza nel combattimento. Il film si ispira infatti, alle teorie leggendarie sui presunti esperimenti fatti in Vietnam con l’LSD. Il risultato è un’opera difficile, visivamente ricercata e, sicuramente, inquietante.

Strade perdute (1997)

Thriller psicologici

Dick Laurent è morto. Con questa lapidaria affermazione, si apre uno dei più deliranti e perturbanti film di Lynch: Strade perdute. Come sempre nei film del regista, quella che viene messa in scena, è una dimensione incerta e poliedrica che provoca nello spettatore un senso di vertigine. Il film si configura come un vero e proprio rompicapo. Il concatenarsi degli eventi, scandito da un ritmo sempre più incalzante e angosciante, lascia lo spettatore in uno stato di confusione; lo stesso in cui si trova il protagonista Fred Madison – Bill Pullman – che soffre di un disturbo mentale ai limiti della schizofrenia, che lo porta a essere sempre confuso, anche riguardo all’accusa di uxoricidio che gli viene rivolta.

Old Boy (2003)

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Questo film di Park Chan-wook, appare come la classica storia di vendetta. Il protagonista Dae-su – Choi Min-sik -, arrestato dalla polizia in stato di ubriachezza, viene rapito ed imprigionato per 15 anni senza un motivo apparente. Dalla TV posta nella sua cella, scopre dell’uccisione della moglie, della quale viene peraltro accusato. Giura dunque di vendicarsi, ma è lui stesso ad essere oggetto della vendetta di un tale. Dietro ai virtuosismi della messa in scena, il regista fa riflettere sull’inutilità della vendetta, che riduce gli uomini in bestie e non porta a nulla. La rappresentazione di questo sentimento nel film, è tale che un maestro di vendetta come Tarantino l’ha definito: «Il film di vendetta che avrei voluto girare io».

L’uomo senza sonno (2004)

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L’operaio insonne Trevor Reznik – Christian Bale – è L’uomo senza sonno di Brad Anderson. Il film, kafkiano e cupo come i colori di cui è costituito, è una discesa nell’inferno interiore del protagonista, che non dorme da più di un anno per un motivo non chiaro. La grande prova attoriale del protagonista è uno dei punti di forza maggiori di questo subdolo thriller, che tiene incollati allo schermo scena dopo scena, con un plot twist finale inaspettato e azzeccatissimo.

Funny Games (2007)

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Funny Games è probabilmente uno degli esperimenti cinematografici più singolari, rischiosi e controversi mai tentati. Si tratta in realtà, di un remake in lingua inglese dell’originale austriaco dello stesso regista, Michael Haneke. Non si tratta solo di due thriller psicologici di ottima fattura, bensì di film incentrati sul sadismo più spietato. Le vacanze sul lago di una tranquilla famigliola composta da padre – Tim Roth -, madre – Naomi Watts – e figlio, sono rovinate da due giovani vestiti di bianco che, senza un motivo e con inumana insensibilità, cominciano a torturare fisicamente e psicologicamente la famiglia. Ciò che rende il film assolutamente unico nel suo genere è che i due aguzzini sono totalmente consapevoli di trovarsi in un’opera di finzione; il loro unico obiettivo è quello di divertirsi come dei pazzi e, di conseguenza, di beffare e far infuriare gli spettatori.

Prisoners(2013)

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In questo thriller girato a regola d’arte da Villeneuve, sono rappresentate tutte le emozioni dell’animo umano di fronte a una tragedia. La disperazione, lo sconforto, la rabbia, la depressione di una famiglia straziata da un evento improvviso e privo di senso. Anche grazie ai numerosi colpi di scena, piazzati con maestria dal regista, lo spettatore segue la storia con una passione non comune. Un altro asso nella manica di Prisoners è il cast: Jake Gyllenhaal Hugh Jackman formano un duo esplosivo. 

Animali notturni (2016)

Animali notturni è un angosciante ed elegante thriller psicologico confezionato da un maestro della moda come Tom Ford, con una sceneggiatura che gioca su diversi piani: presente, passato e soprattutto fantasia. Quest’ultimo è il motore che muove l’intera narrazione, aiutata dalla bravura degli attori – Jake Gyllenhall e Amy Adams – ma anche dall’intensità del montaggio, che rispetta la complessità del film tenendo in equilibrio i diversi piani del racconto. Alla fine del film lo spettatore ha la consapevolezza di aver assistito a una rappresentazione nuda e cruda del fallimento dell’essere umano.

Il sacrificio del cervo sacro (2017)

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Il sacrificio del cervo sacro è un thriller psicologico che rimanda ad altro, squarciando la calma piatta di una metropoli statunitense. Per farlo, il regista Yorgos Lanthimos, sfrutta il duo consolidato Colin FarrellNicole Kidman, e si ispira al maestro della tensione per eccellenza: Stanley Kubrick. La tensione è generata anche grazie all’uso insolito della colonna sonora: in questo film la musica è fondamentale per comprendere che la calma è solo apparente. Ad accentuare l’effetto angosciante contribuisce il movimento frenetico della macchina da presa, che produce inquadrature claustrofobiche e asfissianti, nelle quali la privacy non esiste.

Unsane (2018)

Steven Soderbergh è un regista che ama sorprendere il pubblico destreggiandosi in ogni genere possibile. Con Unsane si muove nel campo dei thriller psicologici per mostrare una realtà spaventosa, ma quanto mai attuale. E lo fa in un modo piuttosto particolare: il film è interamente girato con un cellulare, precisamente un I-Phone 7 plus. Al centro del film l’instabilità mentale di una vittima di stalking, ma anche di un sistema in cui, la privacy non esiste più. L’alchimia morbosa tra i due protagonisti, interpretati da Claire Foy e Joshua Leonard, raggiungerà un perfetto equilibrio in un finale agghiacciante e scioccante.

Scappa – Get Out (2018)

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Get Out è un thriller psicologico di Jordan Peele, che si muove a metà tra l’horror e la satira, sfociando nello splatter. L’esordio di Peele alla regia, si può definire, sotto ogni aspetto, un’esagerazione, voluta dal regista per far emergere una feroce critica al perbenismo della società americana, solo apparentemente tollerante nei confronti della comunità afro-americana.

Il risultato è ottimo, anche a un buon cast, in cui spicca la figura del giovane Daniel Kaluuya. L’attore britannico, guidato da Peele, regala al pubblico una straordinaria performance, riuscendo a trasmettere allo spettatore tutta la diffidenza, il disagio, lo sconforto e il terrore finale che prova il suo personaggio.

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