Shining: i segreti e misteri del vero Overlook Hotel

Tutti le curiosità e i segreti dell'hotel di Shining che ha fatto da sfondo alla vicende letterarie e cinematografiche del classico di Stephen King

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Difficile da credere siano passati quasi quarant’anni dall’uscita nelle sale di Shining (1980), visto quanto ancor oggi è attuale e incisivo il primo adattamento per il grande schermo del romanzo di Stephen King diretto da Stanley Kubrick. Una trasposizione come ben noto mai amata dallo scrittore del Maine -per via dei troppi cambiamenti in fase di sceneggiatura- che gli ha sempre preferito la miniserie in tre puntate (“allungate” a sei nella versione italiana) di metà anni ’90, accolta in maniera più divisiva dal pubblico e dalla critica specializzata. Mentre aspettiamo di osservare sul grande schermo l’atteso Doctor Sleep, trasposizione del sequel che vedrà come protagonista Ewan McGregor nei panni di un Danny Torrence adulto, la cui distribuzione è prevista per il prossimo mese di novembre. In attesa del sequel, andiamo a scoprire diverse curiosità e segreti sull’immortale film originale, concentrandoci per l’occasione sui misteri dell’inquietante Overlook Hotel.

Le fondamenta dell’ Overlook Hotel

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Tutto ebbe inizio nell’ottobre del 1974 quando Stephen King, che aveva da poco dato alla luce un cult della sua bibliografia come Carrie, si trovò ad essere insieme alla moglie l’unico ospite di uno scalcagnato hotel situato ai piedi delle Montagne Rocciose, in Colorado. Con un clima rigido e nevoso all’esterno e la struttura completamente a loro disposizione, nella mente dell’autore iniziarono a balenare i primi sussulti narrativi dell’opera che sarebbe poi per l’appunto diventata Shining. Un incubo quella notte stessa, che vedeva protagonista il figlio, fu l’ulteriore miccia che diede allo scrittore la stesura mentale del libro e, a posteriori, gloria imperitura a quell’albergo dimenticato da tutti e tornato alla ribalta con il soprannome di The Shining Hotel, il leggendario Overlook Hotel.

Ospiti d’eccellenza

Ma la storia che circonda le fondamenta dell’Overlook ha inizio addirittura agli albori del secolo scorso: siamo infatti nel 1903 quando l’imprenditore Freelan Oscar Stanley, su consiglio del proprio medico, decide di costruire un edificio in una zona dove respirare aria fresca di montagna per curare la tubercolosi di cui soffriva da tempo. I lavori finirono sei anni più tardi e da allora il fondatore tornò ogni anno a trascorrervi il periodo estivo fino alla sua morte. Il terreno sul quale sorge l’albergo era di proprietà del conte di Dunraver e, secondo varie leggende, lo spirito del nobile infesterebbe ancora oggi la stanza 407. Il nuovo proprietario, forse per seguire anche la tradizione del suo altolocato predecessore, ospitava solo personalità di spicco al punto da rifiutare durante la prima guerra mondiale, in un periodo di forte crisi per il turismo, tutti i clienti che non considerava di pari livello. Per farsi un’idea dei personaggi che hanno ivi soggiornato, basti pensare che Theodore Roosevelt e l‘Imperatore del Giappone Hirohito vi fecero sosta nei più pacifici anni ’20.

All’apice del successo

Ma torniamo a tempi più recenti e proprio al periodo successivo al clamore generato dalle incarnazioni cartacee e cinematografiche: dopo che Shining era sulla bocca di tutti, l’hotel tornò agli antichi fasti, con la stanza 217 in cui dormì King nella notte precedentemente descritta. La stanza è diventata una sorta di attrazione, da bloccare con largo anticipo visto il considerevole numero di prenotazioni. Questa camera è al centro anche di inquietanti incidenti, come quello che coinvolse nel 1917 la capo governante Elizabeth Wilson: durante una tempesta, per timore di sbalzi elettrici, la donna accese le lanterne della struttura e proprio quando si trovò in quel vano una di queste esplose facendo crollare il pavimento e facendola precipitare al piano inferiore. La malcapitata vittima non ebbe danni mortali, “rompendosi solo” le caviglie, ma sul fatto iniziarono a circolare diverse versioni e l’identità della domestica coinvolta non fu mai ufficialmente confermata. Anche Jim Carrey a metà degli anni ’90 volle pernottare nella 217, ma dopo solo tre ore decise di cambiare stanza senza mai spiegare i motivi dietro a questa repentina decisione.

Questione di numeri

Secondo molti esperti del paranormale la stanza dell’Overlook che racchiude la maggior parte di segnali spiritici è in realtà la 401, dove si aggirerebbe il cosiddetto ladro fantasma, un’entità che ruberebbe ai sfortunati ospiti preziosi e oggetti personali. Ma l’intero quarto piano sarebbe quello più infestato, con inspiegabili risatine di bambini che si potrebbero udire nei corridoi. Tra le varie entità che non avrebbero mai lasciato il luogo anche dopo la loro morte vi sarebbe poi lo spirito di Paul, un addetto alla manutenzione morto d’infarto mentre era al lavoro: secondo le guide turistiche, la sua anima inquieta sarebbe solita interloquire con i clienti nel bel mezzo delle visite notturne.

Overlook Hotel: tra realtà e finzione

Come in molti già sapranno, la ricostruzione cinematografica operata da Kubrick è stata girata in studi cinematografici ricalcati sull’architettura di diverse strutture presenti sul territorio degli Stati Uniti. La stessa, iconica, panoramica innevata dall’esterno è quella del Timberline Lodge, in Oregon, visto che allo Stanley in quel periodo non vi era abbastanza coltre bianca per le relative sequenze del film. L’adattamento per il piccolo schermo, citato a inizio articolo, è invece effettivamente stato girato nell’edificio originario. Ancora oggi questa Mecca per tutti gli amanti dell’horror e del paranormale è ricca di attività: dal 2013 ha luogo ogni anno lo Stanley Film Festival, con la presentazione di titoli a tema e la notte di Halloween viene organizzato un grande ballo nel quale gli invitati devono vestirsi rigorosamente in stile anni ’20 (basti ricordare la mitica fotografia “finale” della pellicola). Inoltre ogni giorni vengono organizzate delle gite a cui partecipano centinaia di persone al mese e coppie di novelli sposi scelgono la sala da ballo come luogo per festeggiare il rito nuziale. E pensare che in suddetto vano, secondo alcuni ghost-hunter, si sentirebbe il suono del pianoforte suonato da Flora Stanley, scomparsa nel 1939 in seguito ad un attacco cardiaco. A farle compagnia in queste “escursioni ectoplasmatiche” vi sarebbe ovviamente il marito, che alcuni asseriscono d’aver visto in più occasioni nella sala bar o in quella da biliardo.

Il mattino ha l’oro in bocca

A dispetto delle credenze, originate sia da King che da Kubrick nelle loro storie, lo Stanley non è assolutamente situato in un luogo remoto o isolato, ma si trova nei pressi di Estes Park, località estiva di Denver. Pure il mitico labirinto di siepi non è in realtà mai esistito fino al 2015, quando per attirare ulteriormente folle è stato realizzato il progetto.

Per chi vuole conoscere ulteriori curiosità e segreti sull’hotel di Shining e sul capolavoro di Stanley Kubrick vi consigliamo la visione del documentario Room 237, diretto nel 2012 da Rodney Ascher e incentrato sui presunti significati nascosti nel celebre film del 1980 .

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