Pet Sematary: recensione dell’horror tratto dal classico di Stephen King

Per i fan irriducibili di Stephen King l'attesa è praticamente finita: giovedì 9 Maggio arriva al cinema il nuovo adattamento di Pet Sematary.

Pet Sematary

Edito nel 1983, Pet Sematary è una pietra miliare nella carriera dello scrittore di Portland. Un romanzo che fonde tutti gli elementi fondamentali dell’horror secondo King: antichi cimiteri indiani, una famiglia che nasconde l’ombra di un dolore antico, animali dall’inspiegabile ferocia, strade statali attraversate da giganti camion killer. Su tutto, la calma apparente della provincia americana, ma soprattutto la quintessenza del “perturbante” secondo Sigmund Freud. Ovvero: una figura familiare, che si presenta mostruosamente trasfigurata, pronta ad attentare alla nostra vita.

Nel 1989 Pet Sematary era già stato oggetto di un adattamento cinematografico, che porta il titolo italiano di Cimitero vivente. Un film che risulta oggi irrimediabilmente datato, per non parlare dell’agghiacciante bruttezza del sequel del 1992. Ma ecco che un duo di giovani registi, Kevin Kölsch e Dennis Widmyer, arriva a infondere nuova linfa in questo indimenticabile classico. Il risultato è un remake che non deve nulla all’esperienza precedente, salutato con entusiasmo dallo stesso Stephen King.

Pet Sematary

Per i registi del nuovo e migliorato Pet Sematary, il cuore pulsante della storia non è una forza soprannaturale, ma il più lancinante tra i sentimenti umani: quello del lutto. Uno strazio che porta lontano dalla realtà e ai confini della follia, rappresentato qui dal volto dolente di Jason Clarke, che dopo L’uomo dal cuore di ferro e First Man offre un’altra convincente prova drammatica.

Clarke è il Dottor Creed: medico che ha deciso di abbandonare lo stress della metropoli e crescere i propri figli a Ludlow, ridente cittadina del Maine. Si trasferisce così con la moglie Rachel (Amy Seimetz) e i piccoli Elli e Gage in una casa circondata dal bosco. Appena arrivati, i Creed scoprono che la loro proprietà contiene anche il Pet Sematary: un piccolo cimitero, che accoglie da generazioni gli animali domestici di Ludlow. Non è l’unico inconveniente della nuova dimora: il giardino dei Creed affaccia sulla strada statale. Quando un camion investe il gatto di casa, Winston Churchill, detto Church, Il Dottor Creed fa un’incredibile scoperta. L’anziano vicino di casa Jud (John Lithgow) lo conduce oltre il Pet Sematary, in un antico cimitero indiano, la cui terra è in grado di riportare in vita i morti. Peccato che non si tratti esattamente di una forma di resurrezione.

Il gatto Church somiglia piuttosto a un felino zombie, e si mostra ora aggressivo e violento. Nonostante questo, quando la morte colpirà chi gli è più chiaro, il Dottor Creed compirà una scelta estrema, tornando ancora nel cimitero maledetto.

Pet Sematary

Senza rovinare la suspence con inutili spoiler, vi diremo che la trama del nuovo Pet Sematary presenta almeno una differenza fondamentale rispetto al romanzo di Stephen King. Eppure, nonostante l’apparente tradimento, il film di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer è quanto mai fedele al romanzo, le sue atmosfere, quei dettagli che lo rendono unico.

Il gatto Church è decisamente terrorizzante, ma non è da meno Zelda, la sorella defunta di Rachel: sono loro gli artefici dei migliori jump scare di Pet Sematary. In linea generale, il film si presenta come un horror classico, elegante e rarefatto, attraversato dalla disperazione e dal senso di colpa. Completa il quadro la magnifica fotografia di Laurie Rose, già autrice degli esangui panorami della serie Peaky Blinders.

Certo, chi aspettava un film fortemente innovativo, potrebbe rimanere deluso dalla confezione tradizionale del nuovo Pet Sematary. Sul versante opposto, il cambiamento sostanziale di un grande plot-twist dell’originale potrebbe risultare indigesto ai più accaniti fan di Stephen King. Ma in fondo, il pubblico ideale del film è chi non ha ancora sperimentato il brivido della lettura di Pet Sematary. E magari, sarà invogliato a scoprire quest’imprescindibile classico della letteratura horror. Di certo, Pet Sematary sa conservare quell’elemento magico che caratterizza ogni opera di Stephen King: il più pop tra gli scrittori dell’orrore, capace di trasformare in immagini le paure più ataviche del genere umano.