Chi è Mark David Chapman, l’assassino di John Lennon

Chi è davvero l’uomo che ha ucciso John Lennon, e perché lo ha fatto?

L’avrete sentito questo nome: Mark David Chapman, l’uomo che l’8 dicembre 1980 sparò a John Lennon, cinque volte, togliendogli la vita. Attualmente, l’assassino si trova in carcere a New York, e sta scontando una sentenza a vita con la possibilità di richiesta di libertà condizionale ogni due anni. Richiesta che viene puntualmente respinta. Ma chi è veramente Mark David Chapman? Cosa lo ha spinto ad assassinare un cantante che parlava di pace, fratellanza e comprensione?

Andiamo con ordine. Mark David Chapman nasce a Fort Worth, in Texas, nel 1955. Come si può indovinare, ha un’infanzia difficile: il padre, sergente dell’aviazione, lo terrorizza e lo malmena a ogni piè sospinto, facendolo crescere nella paura. Perseguitato e bullizzato anche a scuola, il giovane David Chapman fugge di casa, e trova rifugio nella religione. Nel 1971 aderisce al Presbiterianesimo, e diventa un attivista religioso a tutti gli effetti. Questo è il periodo in cui legge per la prima volta Il giovane Holden (The Catcher in the Rye) di J. D. Salinger, un libro che lo segnerà a vita, portandolo ad identificarsi con il suo sbandato protagonista, Holden Caulfield.

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Chapman tenta con il college, ma fallisce negli studi e anche a livello relazionale. Sviluppa una forma di depressione che lo porta a tentare il suicidio, e matura diverse ossessioni. Una di queste, ed eccoci al punto, è quella per John Lennon, cantante da lui in passato idolatrato, ma ora odiato. Perché? Presto detto: per via del famoso commento, risalente al 1966, in cui Lennon asseriva che i Beatles erano “più popolari di Gesù”. Commento, a detta di Chapman, blasfemo. Tra l’altro, qui va brevemente notata la mentalità americana: “Più popolare” viene interpretato come “migliore”, anche se non è per niente detto che qualcuno, solo perché popolare, sia migliore degli altri; anzi.

Una fissazione che presto sfocia nella paranoia.

Chapman comincia ad essere ossessionato da Lennon, ma ha anche tutta una sua lista di potenziali obiettivi, su cui sfogare il proprio odio: David Bowie, per esempio, è il secondo di questa lista. Chapman odia gli artisti famosi, li definisce “comunisti”, odia che osino dire la loro su Dio, Gesù e sulla religione, e allo stesso tempo ostentino uno stile di vita da miliardari. Il futuro assassino ce l’ha soprattutto con Lennon anche per via della sua famosa canzone God, nella quale il cantante abiura a tutte le sue credenze, comprese quelle religiose, in un percorso di riscoperta spirituale. Ma Mark questo non lo capisce, e ritiene Lennon solo un traditore della fede.

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Coinvolto ormai in una spirale di paranoia e depressione, Chapman beve molto, medita nuovamente il suicidio e informa la moglie (una giapponese sposata nel 1979 che somiglia molto a Yoko Ono), dell’intenzione di uccidere Lennon. La risoluzione viene infine presa, come sappiamo, in questo stesso giorno di trentotto anni fa. L’assassino compie il suo delitto uccidendo Lennon davanti al Dakota, un complesso di appartamenti sulla 72esima strada di Manhattan, dove il cantante viveva dal 1973. Lennon viene portato via in ambulanza, ma morirà poco dopo in ospedale. Il killer attende con calma la polizia, facendosi portare via senza incidenti e in seguito dichiarandosi tranquillamente colpevole. Nella sua copia di The Catcher in The Rye, scrive: “Questa è la mia dichiarazione”, e firma come Holden Caulfield.

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