Viggo Mortensen dice “Neg*o” in un’intervista: scoppia il caos

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In un botta e risposta alla presentazione di Green Book, Viggo Mortensen avrebbe pronunciato la famigerata “N word”. E in USA è un piccolo caso

È bastato poco per minare seriamente la corsa all’Oscar di Viggo Mortensen. Chiamato a partecipare ad un Q&A con il pubblico alla rassegna Film Indipendent Presents a Los Angeles, l’attore statunitense è caduto nella trappola più pericolosa: discutere un film a  tematica razzista, ricorrendo involontariamente ad epiteti e frasi offensive nell’articolare il discorso. Nel tentativo di spiegare il forte utilizzo del turpiloquio all’interno della pellicola (ambientata nel 1962 sul Sud USA), Mortensen avrebbe messo in risalto la differenza temporale con la sensibilità odierna, spiegando ingenuamente come “oggi nessuno dice più nigger”.

Ovviamente la leggerezza non è stata accolta bene dai presenti, come confermato su Twitter dall’organizzatore:

Sono  bastate poche ore a Viggo Mortensen per riconoscere l’errore, come testimoniano  le scuse prontamente fatte recapitare all’Hollywood Reporter: “Volevo che fosse chiaro come, ai tempi in cui Green Book è ambientato, molte persone usassero la N word liberamente. Sebbene le mie intenzioni fossero anti-razziste, so di non poter comprendere il dolore che quella parola può causare se pronunciata da un bianco. Non la uso mai, né in pubblico né in privato. Mi dispiace di averlo  fatto, e non la userò mai più“.

Difficile dire se le politiche scuse basteranno. Viggo Mortensen era già considerato tra i front-runner per la prossima corsa agli Oscar grazie al suo ruolo da protagonista: e mentre in USA ci si chiede se la gaffe potrà costargli la nomination (in molti pensano di no, ma è dura sperarci), l’attore e co-protagonista Mahershala Ali ha formalmente accettato, seppur con riserve, le scuse dell’amico. “Non è stato appropriato“, ha raccontato Ali a Variety, “ed è chiaro che se ne rende conto. L’intenzione di Viggo era spiegare come la scomparsa della parola non equivale alla scomparsa di forme in razzismo in America, e per questo accetto le sue scuse“.

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Green Book di Peter Farrelly, protagonisti Viggo Mortensen e lo stesso Alì, sta da qualche mese facendo il giro dei principali festival cinematografici occidentali (lo scorso ottobre è passato anche a Roma). Primo approccio del maggiore dei famigerati Farrelly Brothers con il cinema “serio”, racconta della vera e turbolenta amicizia tra il bodyguard italoamericano Tony “Lip” Vallelonga (Mortensen) e il pianista giamaicano Don Shirley (Ali), nel corso di un complicato tour nel razzistissimo Sud dei primi anni ’60. Accolto in maniera entusiastica in America, doveva essere il biglietto d’oro per il suo protagonista, da sempre grande snobbato dall’Academy. Ma a questo punto, le possibilità per Mortensen di calcare il tappeto rosso si riducono sensibilmente.

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