West Side Story e l’opera – Musica e film

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West Side Story è il musical per eccellenza.

Il modello di riferimento di tutti i capolavori del genere romantico-musicale, da Grease La la land. Fece incetta di statuette agli Academy Awards del 1962, dove si aggiudicò, tra i tanti, i premi tecnici più ambiti (regia, fotografia, sonoro), quelli per la recitazione e, meritatamente, per la colonna sonora. Colonna sonora firmata dalla prestigiosa penna di Leonard Bernstein.

<<Il più grande pianista tra i direttori, il più grande direttore tra i compositori, il più grande compositore tra i pianisti…un genio meraviglioso>>

Così il filosofo Carlo Serra tesse le lodi di una delle figure musicali più importanti del XX° secolo e dell’intera storia della musica. In nessun altro caso un compositore di tale calibro ha prestato le sue note a corali coreografie di danza moderna e a romantiche canzoni d’amore. Rispetto a opere analoghe, West Side Story può vantare delle musiche che sono senza ombra di dubbio un capolavoro d’autore. Allo stesso tempo, in tutta la produzione di Bernstein, spicca la bellezza rara di questa musica. Lenny, musicista eccelso e grande conoscitore della tradizione, è stato in grado di creare uno spartito di grande maestria tecnica e formale, che insieme cede ai coloriti linguaggi musicali del jazz e del sudamerica per aderire completamente allo spunto narrativo.

Non è un caso se tra tutti i musical solo West Side Story è entrato stabilmente nel repertorio sinfonico.

Questo, si intende, nella trascrizione che lo stesso Bernstein fece dei brani migliori dell’opera. Come tanti balletti e opere liriche, anche West Side Story ha la sua suite per orchestra: le Danze sinfoniche tratte dal musical sono pagine eseguite da tutte le più grandi orchestre del mondo. La venezuelana Simon Bolivar ha reso il celeberrimo Mambo dalla scena del ballo un inno, un simbolo della realtà musicale unica al mondo che è questa orchestra giovanile.

La forza drammaturgica della partitura di West Side Story risiede nella sua matrice colta; ricalca forme e modelli della storia dell’opera lirica, in un certo senso nobile sorella del musical. Strutturato in due atti separati da un entr’acte, come ogni opera lirica questo musical si apre con una ouverture che presenta alcuni dei motivi musicali salienti. Il preludio sinfonico si installa su uno statico dell’immagine che cambia solo colore, così da permettere allo spettatore di concentrarsi sulla musica.

Il primissimo quadro musicale che si forma è molto d’impatto.

Dopo il triplice fischio che apre il sipario, ascoltiamo una versione strumentale della scena che precede la rissa tra Jets e Sharks, in cui le due gang rivali si dirigono verso il luogo dello scontro, mentre Tony e Maria continuano a cantare il loro amore sulle note di Tonight, motivo dolcissimo che si inframmezza con quello ben più violento che lo precede. Questo primo schizzo sinfonico ci riassume il contenuto della storia in maniera immediata: un amore che cerca di elevarsi, di trovare il suo posto in una realtà in cui non dovrebbe nemmeno esistere, per via della guerra tra i due gruppi diversi in cui questi due giovani si identificano.

Segue quindi il tema di Maria, uno dei leitmotiv più importanti di tutta l’opera, e a concludere il famoso Mambo. La struttura dell’ouverture è quindi tripartita: Allegro-andante-allegro, come in tante opere liriche da Scarlatti a Rossini. Un primo movimento feroce, un adagio centrale molto più melodioso e un finale altrettanto furioso. Benché condensati in una forma molto piccola, questi elementi caratterizzano anche il preludio di West Side Story.

Inizia quindi la rappresentazione vera e propria.

Seguiamo l’inizio delle vicende, conosciamo i due gruppi rivali, e facciamo la conoscenza di Tony e Maria. L’evento che riunisce tutti è il ballo della scuola, dove i portoricani si scatenano sulle note del Mambo. Nella confusione della scena corale, gli sguardi di Maria e Tony si incontrano ai lati opposti della sala. Inizia un Cha-cha sulle cui note i due si conoscono, e riconoscono. Questa danza altro non è che un’elaborazione compositiva del tema di Maria. Un’altra caratteristica dell’opera tradizionale è proprio questa: la continua elaborazione del materiale tematico, che dona al tutto coerenza e continuità. Lo stesso accade, ad esempio, per la musica del Prologo, che si trasforma nella Rumble, la musica della rissa.

Infatti dopo il ballo Tony si libera in un bellissimo assolo sulle note di Maria, in cui canta tutta la magia di questo incontro. I due gruppi hanno però scoperto questo colpo di fulmine, e ciò diventa pretesto per scontrarsi. I due devono allora vedersi in segreto, per non complicare la già difficile situazione. Tonight è un duetto drammaturgicamente geniale. Carl Dalhaus, in Drammaturgia dell’opera italiana, afferma:

<<Nel duetto più che in qualsiasi altra forma – non v’è dubbio – l’opera in musica avanza l’insistente pretesa di essere dramma>>.

Ovvero, la musica che diventa azione e narrazione.

Fino ai versi “For here, you are, and what was just a world is a star”, a cui segue il ritornello di Tonight, i due protagonisti non cantano simultaneamente. Le frasi musicali in cui si alternano danno una forma melodica al dialogo d’amore in cui si dichiarano. I diversi segmenti melodici che si susseguono in forma antecedente-risposta convergono verso l’unisono delle due voci in “For here, you are”. Da questo punto al dialogo si sostituisce una sola voce, in cui i due protagonisti si riconoscono vicendevolmente. Dal punto di visto drammaturgico, quindi, questo passaggio alla simultaneità marca l’unità, l’accordo, la reciprocità.

Un po’ come in questo duetto da I Capuleti e i Montecchi di Bellini, in cui Romeo e Giulietta, antenati storici di Tony e Maria (West Side Story è dichiaratamente una rilettura moderna del dramma Shakesperiano) capiscono di dover fuggire.

Anche Tony e Maria capiscono che “There’s a place for us, somewhere” quando Tony si trova costretto ad uccidere Bernardo, il fratello di Maria, durante la rissa. Somewhere, come il tema di Maria, che riascoltiamo diverse volte durante il musical ogni volta che viene rievocata la sua figura o il momento dell’incontro, è una forma ricorrente nell’opera.

Notevoli sono anche i brani d’insieme che caratterizzano i momenti più corali dell’opera.

Brani come America, I Feel Pretty Cool riprendono le varie forme d’assieme dell’opera lirica in una chiave ovviamente moderna. Ad esempio America è un huapango in cui Anita e Bernardo cantano insieme al coro di portoricani e si lanciano in una danza sfrenata cantando pregi e difetti del “sogno americano”. I Feel Pretty è un vero e proprio quartetto, in cui Maria canta accompagnata dalle sue tre amiche, che nella polifonia delle loro voci simulano gli accordi di una chitarra. Cool ha quasi la natura di un concertato dei Jets invece, e lo dimostra la trasformazione che subisce nelle Danze sinfoniche in una complessa forma fugata.

La vendetta però non lascia spazio a questa musica bellissima. Chino vuole a tutti i costi uccidere Tony, e ci riesce proprio quando i due amanti riescono a rincontrarsi. Maria capisce che quel Somewhere che cercava insieme al suo amato è purtroppo tra le sue braccia morenti. Nel finale, quando Tony è stato ammazzato, Maria rimane con lui proprio sulle note toccanti di Somewhere, che chiudono il sipario.

Così un’opera enorme come West Side Story è stata consegnata all’immaginario collettivo. Melodie e danze che fanno parte della cultura pop e che sono diventate dei veri e propri classici. Bernstein ha donato uno dei suoi parti più felici a una produzione di Broadway, segnando un unicum nella storia della musica colta e del musical insieme, e nel centenario della sua nascita conoscere e saper apprezzare questo capolavoro è fondamentale.

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