Eminem: non fotti col Kamikaze

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Eminem recensione Kamikaze

Dopo l’uscita a sorpresa dell’ultimo album di Eminem, Kamikaze, viene quasi da pensare che il buon rapper l’abbia fatto di proposito di cacciare un disco brutto come Revival. Così si è creato da solo l’occasione per risorgere dalle ceneri.

Revival non è praticamente piaciuto a nessuno, sarà l’accusare il cambio generazionale, sarà che tutto l’album aveva delle sonorità pop, nel complesso non è piaciuto. L’album lo ha fatto attaccare da tutti, quale occasione migliore per tornare nello Slim Shady e rispondere?

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Così arriva Kamikaze, a sorpresa, dove Eminem fa quello che ogni suo fan sperava: prendersela con tutti, cattiveria graduita servita su basi nude e crude. Il tutto mettendo da parte il pop da classifica e sfoderando le sue abilità.

L’album si apre con il pezzo chiave, The Ringer: Eminem parte adagio e sembra ricalcare lo stile e flow che spesso sentiamo oggi da parte degli altri rappers. Poi però arriva l’accelerazione improvvisa: Do you have any idea how much I hate this choppy flow / Everyone copies though? Probably no. Da qui parte la vera canzone: un lungo freestyle senza ritornelli in cui Eminem non le manda a dire. Le ha per tutti da 21 Savage, Vince Staples, i Migos e tutta la scena trap generale. Denuncia tutti i luoghi comuni del genere, dalle collane d’oro, al farsi la tipa altrui e tutti i soliti cliché che ormai conosciamo fin troppo bene. Inoltre esterna anche la sua stanchezza verso tutti i fans che gli chiedono di tornare come ai tempi di Marshall Maters LP. Ritorno che tra l’altro egli fa assaggiare in questa canzone su un piatto d’argento.

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A seguire arriva Greatest dove il rapper si lancia in diversi extrabeat e parla del suo rapporto con la fama e di come alcuni lo copiano. Qui infatti si scaglia contro i Die Antwood. A seguire, dopo aver colpito anche l’ISIS ammette di esser tornato più forte di prima, non ha caso la frase seguente è: Revival didn’t go viral.

La presa in giro della trap continua nelle canzoni successive come in Not Alike o in Lucky You. La tesi di Eminem è semplice: fare questa roba è fin troppo facile. Così il rapper risponde con la sua arma che, da Rap God in poi, è la più affilata: andare più veloce di chiunque altro. In tutto Kamikaze infatti la caratteristica che rimane più impressa è proprio la tecnica, che si esprime con la velocità ed extrabeat.

Oltre ai vari dissing, il tema che si sente più presente nel CD è la condizione di disagio, consapevole, in cui si trova Eminem: il rapportarsi con le nuove generazioni. Questo tema è infatti centrale anche nella canzone più malinconica, Stepping Stones. Qui esterna anche i sensi di colpa per il successo raggiunto rispetto ai vecchi amici del suo quartiere e della defunta D12.

Il resto del CD è più ordinario: problemi coniugali con Kim e la sua vita sentimentale. Questi temi regnano in: Normal, Nice Guy e Good Guy. A seguire coglie l’occasione del flop di Revival per prendersela un po con chiunque: Drake e i suoi ghostwriters, Machine Gun Kelly, Odd Future ecc.

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A livello di produzione si ha una ampia gamma di sonorità. Si spazia tra beat più crudi e distorti di Nice Guy, agli archi di Good guy, la chitarra elettrica di Greatest fino alla potenza di Venom. In quest’ultima prosegue l’omaggio ai Beastie Boys, già presente nella cover.

Insomma Eminem torna in sé, portando un ottimo album che esprime la sua rabbia e frustrazione. Nel complesso l’album non è memorabile ma porta una forma particolare, che non si sentiva da un po. Ad essa aggiunge la sua bravura nella scrittura e nella tecnica paurosa. Dimostrando che quando vuole è il più veloce e sa ancora mordere con la sua cattiveria.

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Genere: Rap
Anno pubblicazione: 2018

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