The Host – Recensione di un film brutto

the host - recensione

Ci risiamo, abbiamo visto un altro film tremendo solo per voi.

La scorsa settimana abbiamo cercato di deprimervi con un film francamente brutto come La Quinta Onda, di J. Blakeson, che potete facilmente recuperare su Netflix ed è assolutamente raccomandato dai migliori cinefili in caso di costipazione estrema.

The Host - recensione

Mantenendo una certa continuità col precedente episodio della nostra rubrica, abbiamo deciso di presentarvi un altro film di fantascienza, sempre ospitato in Italia dalla piattaforma Netflix (almeno per il momento).

Anche se per la verità il termine giusto è un altro: teen sci-fi lo chiamano.

Perché ultimamente per giustificare la mal fattura di un prodotto è sufficiente porre davanti la parola teen. E’ così che ci hanno massacrati con titoli come Hunger Games, The Maze Runner, The Twilight Saga, Teen Wolf e i nuovi Spiderman. Pensare che un tempo per i teen si sfornavano chicche come Donnie Darko, Jumanji, Small Soldiers e Back to the Future. Perdonerete la digressione ma non è facile parlare per più di tre righe consecutive di The Host.

The Host - recensione

Qualcuno di voi un giorno, usando metodi poco legali per vedere film, potrebbe imbattersi in The Host di Andrew Niccol cercando The Host di Bong Joon-ho, che è secondo l’opinione di chi scrive il miglior monster movie post-2000.

La parabola discendente di Niccol è a dir poco invidiabile e, pur ammettendo di non aver visto Good Kill e Anon, i suoi due ultimi lavori, siamo ancora sconvolti di come lo stesso regista possa avere scritto The Thruman Show e diretto Gattaca, S1m0ne, Lord of War, In Time e infine The Host appunto. Ma soprattutto siamo sconvolti di come questa persona alla soglia dei 50 anni abbia deciso di leggere per intero un libro di Stephenie Meyer e pensato: “Pazzesco! Bello come The Thruman Show, ci devo fare un film”.

Si perché ancora una volta c’è lo zampino di uno scrittore, così come era successo per La Quinta Onda. The Host è tratto dal libro di una dei romanzieri di maggiore successo degli anni 2000, Stephenie Meyer, colei che ha preso vampiri e licantropi e li ha resi i mostri più loffi del fantasy.

The Host - recensione

E’ così che dalla penna della Meyer e dalla cinepresa di Niccol nasce questa piccola perla del cinema brutto che è The Host.

I primi 3 secondi non sono dei peggiori, si vede il pianeta Terra in presa spaziale con una CGI che fa invidia all’intro della Universal Pictures (quello degli anni ’90 però), poi una voce rompe l’illusione con poche semplici parole “La Terra è in pace, non c’è fame, non c’è violenza, l’ambiente è salvo, onestà cortesia e gentilezza sono praticate da tutti, il nostro mondo non è mai stato così perfetto“.

La Terra è stata conquistata da una razza aliena che pratica la pace e la gentilezza. Bye bye marziani di Mars Attacks che disintegravano tutti e se la ridevano, bye bye alieni di Essi Vivono che avevano portato Orwell sulla Terra, benvenuti alieni noiosi che trasformano gli umani in umani con gli occhi azzurri che si fanno le carezze. Questo è il sunto dell’invasione aliena di The Host. Gli alieni possiedono le menti di quasi tutti i terrestri e li obbligano ad essere gentili. Insomma dopo i vampiri e i licantropi, Stephenie Meyer si batte per rovinare anche la reputazione degli alieni.

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L’incipit è straordinariamente insensato.

Una giovane donna in fuga da un gruppo di alieni gentili sembra essere alle strette, ormai è circondata da un cospicuo gruppo di nemici quando riesce a stenderne tre e fuggire. Ma non appena guadagna un po’ di terreno si lancia attraverso una finestra e precipita nel vuoto, schiantandosi al suolo dopo un volo di diversi piani. Perchè? Non occorre porsi certe domande. È un teen sci-fi, ricordate?

La storia di The Host è abbastanza prevedibile, ma questo non è necessariamente un grosso difetto. La vera sconfitta è la degenerazione sentimentale contorta che prende il film ad un tratto, quando senza alcun rispetto per chi sognava un po’ di sane botte tra ribelli in fuga e alieni pungiball, inizia il vortice delle coccole e dei bacetti. Tempo 10 minuti e la ribellione è dimenticata, i protagonisti iniziano conversazioni smielate e scoprono un amore fatto di luoghi comuni e frasi da Baci Perugina.

L’improbabile sinossi.

Melanie è la protagonista (la ragazza in fuga che si è lanciata dalla finestra), che dopo essere stata soccorsa dai cattivi (ma gentilissimi) colonizzatori in seguito alla caduta è stata impiantata con l’anima di un’aliena dal nome Viandante. Un aliena speciale, che ovviamente viene subito mossa a compassione dai ricordi malinconici di Melanie. I capi alieni si accorgono che c’è qualcosa che non va nel Viandante e così la rinchiudono, prigioniera in una stanza lussuosa, con una porta finestra aperta, che da su una grande piscina (insomma livello di sicurezza over Guantanamo).

La fuga è immediata, Viandante raggiunge i ribelli dietro guida di Melanie e così inizia una convivenza forzata tra le due anime nel corpo della giovane umana.

L’arrivo tra i ribelli non è facile perché Melanie/Viandante appare loro con il marchio di riconoscimento tipico dei cattivi: ha gli occhi di un azzurro fluorescente (in pratica questi alieni buonissimi super hi-tech non hanno scoperto neanche l’uso delle lenti a contatto colorate che gli avrebbero permesso un’invasione stile infiltrati che Essi Vivono levati).

Mentre sullo sfondo continua la caccia a Viandante e agli altri ribelli da parte di Cercatrice (chapeau per l’originalità del nome), il capo alieno, la trama si concentra tutta su i piccoli problemi di cuore. Già perché ora nel corpo di Melanie vivono due anime: quella di Melanie stessa e quella di Viandante, che del tutto inaspettatamente si innamorano di due diversi bei ragazzoni sex symbol presenti tra i ribelli. Più avanti si scopre anche il vero nome di Viandante, cioè Wanda, tipico nome alieno immaginiamo.

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Il finale è un surplus di fughe e strategie senza senso, morti e resurrezioni, trasferimenti di anima, blitz nelle basi aliene degni del miglior Arsenio Lupin, lacrimoni, baci sotto la pioggia e soprattutto noia mortale. 

Ma forse la vera chicca sono i commenti, presenti per l’intero film, con voice over, dell’anima di Melanie rinchiusa dentro il suo corpo posseduto da Wanda: ora ironici, ora arrabbiati, ora disperati, ora allegri, ora commossi, resi soprattutto virtuosi da una capacità interpretativa (che è trasversale a tutti gli attori chiamati nel cast) in grado di mantenere incredibilmente sempre lo stesso fastidiosissimo tono di voce; e no, non migliora assolutamente con il doppiaggio.

Se tutto questo non vi basta per decidere di spendere una serata tra amici insultando il film e scuotendo la testa di fronte allo schermo, non possiamo assolutamente biasimarvi, perché ogni fan degli alieni sarà sconvolto di fronte a questi esemplari gentili, inetti, noiosi e con delle falle nella sicurezza che farebbero impallidire quelle degli Stormtrooper e dell’Impero.

Speriamo almeno che nessuno di voi incappi nel film mentre sta piratando The Host del grande Bong Joon-ho, sarebbe una punizione davvero troppo severa. Meglio il buon vecchio porno per sbaglio.

Appuntamento dunque alla prossima settimana.

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Lapo Maranghi
Medico con la passione per il cinema. Nato a Firenze, vanta un bagaglio culturale vintage-pop costruito grazie a varie attività parallele, portate avanti boicottando e autosabotando i propri studi, come la lettura compulsiva di fumetti e libri, la passione per concerti e festival, la pallanuoto e ovviamente l'amore per il cinema. Scrive per la Scimmia perché nessuno è più figo della Scimmia.