Negrita – Recensione di Desert Yacht Club

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Negrita - Recensione di Desert Yacht Club

 La band toscana torna con un nuovo album, tra certezze e cambiamenti.

Erano lontani dalle scene da un po’ di tempo, ma i Negrita son tutt’altro che spariti. Desert Yacht Club è il loro ultimo lavoro e rimarca la loro voglia di tornare e, in un certo senso, rimettersi in gioco. Abbiamo parlato di loro non troppo tempo fa nell’articolo Band in Italy. Dopo un tour fuori dai confini italiani e una crisi che sembrava far dissolvere il progetto Negrita, gli storici Pau, Drigo e Mac si sono letteralmente rinchiusi in cucina.

Durante il loro viaggio americano la cucina infatti è stata una componente importante. Dai pernottamenti in albergo al campeggio nel deserto, il trio ha cercato di cambiare l’approccio alla registrazione di un album ritrovandosi, giorno dopo giorno, con un computer e strumenti affittati on the road, di fronte al tavolo della cucina. Proprio lì le idee sono confluite in quello che è un album che apre la strada a sonorità diverse pur non perdendo l’identità che la band si è costruita negli anni.

Qualche spunto di elettronica ma senza eccessi.

Negrita - Recensione di Desert Yacht Club

Come ammesso anche dalla band, Desert Yacht Club è un album di svolta. Le 11 tracce scorrono dall’inizio alla fine in modo fluido grazie anche all’inserimento di suoni digitali che riempiono e legano in modo mai eccessivo. Il nome è ispirato dall’oasi creata da Alessandro Giuliano nel deserto di Joshua Tree, che li ha accolti durante il viaggio in America.

L’album apre con Siamo Ancora Qua e il titolo lascia poco spazio all’immaginazione. Il brano infatti è un inno diretto e introspettivo sia come band che come individui. Questo sarà il tema legante di tutto l’intero progetto. Si parla di anni, di giovinezza e dei segni che l’età si porta dietro. I Negrita son riusciti in modo molto accurato a gestire sia i suoni e la composizione che i testi. Lo si può vedere infatti praticamente come un concept album, in cui si guarda avanti come cinquantenni e indietro come ventenni.

I tempi sono cambiati e la società ha bisogno dell’arte per non perdersi nei migliaia di input che provengono dall’esterno.

Negrita - Recensione di Desert Yacht Club

Dopo tracce che parlano di maturità e introspezione quali No Problem e Scritto sulla Pelle o che guardano al passato in modo malinconico come Non Torneranno Più, arriva una canzone diretta a un’intera generazione: La Rivoluzione è Avere 20 anni.

Cinquantenni, padri e sui palchi da più di 25 anni, i Negrita scrivono un brano dedicato a chi si affaccia al futuro. I loro occhi vedono un’epoca strana in cui hai la possibilità di avere tutto ma in fondo non stringi niente se non lo vuoi davvero.

Una direzione simile l’abbiamo trovata anche nell’ultimo album dei Ministri. I Negrita però sono a uno step successivo di vita e di esperienza, lavorando ancora di più sul distacco generazionale che li separa dal passato. Continuano però a guardare avanti.

Vecchi, nuovi Negrita.

Negrita - Recensione di Desert Yacht Club

Un nuovo album, un viaggio e una trasformazione hanno reso i Negrita più sinergici tra loro e il loro futuro musicale. Desert Yacht Club è un lavoro molto ben confezionato che segna un nuovo inizio senza tagliare col passato. I vecchi fan della band non rimarranno delusi, al netto di chi voleva un ritorno ai primi dischi, e c’è l’apertura a un nuovo seguito. Oltre alle già citate sopra, tracce come Milano Stanotte o la litfibiana Ho Scelto Te arricchiscono l’album con ottimi cambi di ritmo.

I Negrita saranno presenti il 10 aprile a Bologna, il 12 a Roma e il 14 ad Assago. Noi resteremo in attesa per ulteriori novità e nuove date.

Negrita - Recensione di Desert Yacht Club
Genere: Pop
Anno pubblicazione: 2018

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