Ministri – Recensione di Fidatevi

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Ministri

Cari Ministri, noi ci siamo fidati. E non è stato facile.

Che fine stanno facendo le band indie italiane? Quelle che urlavano al microfono e ai concerti delle quali era obbligatorio pogare?

Non potevamo aspettarci che rimanessero così com’erano nate: l’indie è e sarà sempre una bolla destinata a scoppiare, e già ne avevamo avuto conferma osservando il triste declino delle band targate UK di inizio 2000 (Franz Ferdinand su tutti, con estremo dispiacere).

I Ministri però sono ancora vivi, con quindici anni di carriera alle spalle e quasi altrettanti di politically incorrect. Sì, quasi. Perchè Cultura Generale, penultimo lavoro dei milanesi, è una via di mezzo tra il sarcasmo e l’indie da classifica: il classico album che preannuncia la caduta inarrestabile di un gruppo. Come già detto prima, una caduta verosimile e comprensibile. La paura di un secondo flop era altissima.

Fidatevi, il nome del primo singolo e del disco uscito il 9 marzo per Woodworm Label. Come per dire: “Tranquilli, stavolta non vi deluderemo. Promesso”.

 

Come si fa a dare fiducia ad una band che da cinque anni non fa uscire un disco convincente?

Innanzitutto mettendo in chiaro le cose: aspettarsi un secondo I soldi sono finiti sarebbe come aspettarsi dagli Arctic Monkeys un altro Whatever People Say I Am That’s What I’m Not. Maturare è necessario oltre che inevitabile, ma purtroppo siamo bravissimi ad apprezzare solo ciò che non c’è più e più siamo consapevoli del fatto che non potrà mai più tornare, più lo adoriamo. Come i trentenni che rimpiangono i quindici anni (giusto per restare in tema)

“È finito il tempo in cui noi eravamo i figli, ora, almeno potenzialmente, potremmo essere i padri.” No, non è la frase del guru di una setta segreta, è la frase pronunciata da Divi, lo schizofrenico bassista dei Ministri, durante un’intervista. Per mettere le cose in chiaro: non esistono più i Ministri degli esordi, esistono solo i Ministri. Che non sono più solo i figli dell’indie: sono, potenzialmente, i suoi padri.

Risultati immagini per ministriSono padri che coccolano il proprio pargolo.

Fidatevi non è un disco aggressivo, e i pezzi più cupi (Fidatevi, Spettri) sono i meno riusciti; è insicuro, intimo, inquieto. Lo scazzo cede il posto ad una consapevolezza adulta, a melodie meno sghembe ma perfette, a fiumi di frasi non politically incorrect da quindicenni ma neanche piene dell’imbarazzo dell’eta di passaggio della musica, quando ti trovi a metà tra la rabbia per il voler tornare ragazzino e la voglia di diventare grande.

Fidatevi è il disco dei trent’anni, quando essere arrabbiati non serve più a nulla. Non più Bevo, ma Tienimi che ci perdiamo. Niente più lotta di classe e rivoluzione proletaria: stavolta, i Ministri si sono guardati dentro. E non dev’essere stato facile scommettere sulla sincerità evitando di tirare fuori una rabbia che non c’è più, in tempi in cui “artisti indipendenti si autocensurano i sentimenti, perché l’amore tra i vari argomenti non è abbastanza underground per i loro clienti”, come cantava Dutch Nazari. Che poi le corde vocali continuino a rompersi e le distorsioni continuino a fare il loro lavoro, è quasi scontato: sono i Ministri, non Ed Sheeran.

“Oggi facciamo la storia che domani scomparirà” si sente riecheggiare in Memoria breve. Una storia per cui è valsa la pena fidarsi. Cari Ministri, stavolta ce l’avete fatta. Possiamo continuare a fidarci? Questo dovete dircelo voi.

          Genere: Alternative rock                              Anno di pubblicazione: 2018

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