Generic Animal – Recensione Generic Animal

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Supponiamo che quattro persone si trovino in uno studio di registrazione.

Uno di questi è Luca Galizia, che ha 22 anni e suona nei Leute, uno dei gruppi italiani più interessanti dell’ultima ondata emo-alternative. Che decide di avviare un progetto solista. Gli altri tre sono Marco Giudici e Adele Nigro, due dei tre geniacci che si fanno chiamare Any Other e portano in giro per lo stivale un indie fresco e vagamente emo (e chi l’avrebbe mai detto…), e infine Jacopo Lietti dei Fine Before You Came, che da anni ormai scrive alcuni dei testi più belli della scena underground italiana (sì, ha scritto anche Senza Di Te dei Gazebo Penguins, e neanche c’era bisogno di sottolinearlo).

 

Cosa mai potrebbe produrre questo calderone di emo, chitarre pulite, testi che sanno di pioggia e di asfalto?

Qualcosa che si chiama Generic Animal, che ha rilasciato il suo primo disco con La Tempesta Dischi, intitolato Generic Animal il 20 gennaio 2018, dopo aver gettato in Rete i bizzarri singoli Broncio e Alle fontanelle, che trovate su YouTube.

Generic Animal non è nulla di ciò che ci si potrebbe aspettare: niente chitarre ridondanti alla Fine Before You Came, niente Van Pelt che risuonano in sottofondo, niente batteria pesante: chitarra acustica, tastiere, un po’ di elettronica e tanto tanto cuore. Luca Galizia quasi ricomincia da zero, anche se considerarlo un disco completamente estraneo all’emo è davvero troppo rischioso (e qualsiasi artista italiano che abbia mai suonato emo non riuscirebbe a comporre qualsiasi cosa che non ci si avvicini minimamente); tuttavia anche definirlo “banale” è errato. Non siamo di fronte al Frank Zappa del pop italiano, sia chiaro; ma questo disco, a differenza di tantissimi altri, è fresco. Quotidiano ma non scontato, niente voli pindarici, niente disquisizioni filosofiche o aforismi: un disco indie nel piglio ed emo nella sua praticità.

Generic Animal è quasi lo-fi, è quasi emo, è quasi perfetto.

I testi di Jacopo Lietti, ovviamente, non deludono mai. E per quanto sarebbe sbagliato dare il merito di questo ottimo lavoro solo a chi ne ha scritto le liriche, non si può negare che l’occhio disincantato e attento con cui Jacopo Lietti riesce a cogliere ogni singolo dettaglio di ogni singola scena della vita quotidiana e a dargli importanza, e la mano che attraverso la penna riporta su carta una cronaca cruda ma estremamente affascinante della realtà siano un punto di forza fondamentale di questo album.

Chi avrebbe mai scommesso su un disco pop contaminato da elettronica, con alla voce un ragazzino che suona in un gruppo emo, a curare gli arrangiamenti due figli dei Texas Is The Reason  e a scrivere i testi un milanese qualsiasi che cinque anni fa cantava “Battiamo i lividi per mantenerli sempre viola, per ricordarci che può fare ancora male”? In molti, dato l’hype che ha generato sin da subito la lineup di questo supergruppo.

Certo è che nessuno si sarebbe aspettato qualcosa del genere, qualcosa che può ascoltare sia l’hipster radicale che il figlio della scena hardcore di inizio 2000, qualcosa che possono ascoltare sia gli Any Other che Jacopo Lietti. E questa sì che è una garanzia.

“Ieri pioveva e ho scoperto come fare a farti ridere; sono quello che tiene l’ombrello e che comunque si bagna” è la frase che apre il disco. Serve altro?

 

 

 

Genere: Pop
Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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