Tutti i soldi del mondo – La Recensione

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Esce lo scorso giovedì nelle sale l’ultimo lavoro di Ridley Scott: Tutti i soldi del mondo.

Il film ripercorre alcuni fatti di cronaca avvenuti in Italia negli anni settanta, nello specifico il rapimento del nipote del noto miliardario J. Paul Getty. Inizia senza troppi indugi; nella prima sequenza si vede subito il sequestro del giovane Paul, in una piazza della capitale italiana. Da qui in poi il film procede arricchito da flashback che ci illustrano come era la vita di Paul, il nipote, al fianco del padre e della madre (interpretata da Michelle Williams).

Crescere sapendo di avere un nonno con una ricchezza immensa appare decisamente un’esperienza singolare, sorprendentemente ricca di aspetti negativi più che positivi. Ma Paul viene rapito e imprigionato in un piccolo paese della Calabria. Qui, i rapitori si mettono in contatto con la madre chiedendo una cifra esagerata per il suo rilascio: 17 milioni di dollari. La signora Getty si reca così, riluttante, da suo suocero per chiedere i soldi necessari a riavere indietro suo figlio; ma il signor Getty si rifiuterà di pagare, almeno inizialmente. Cominciano così le trattative con i rapitori, anche grazie ad un intermediario nominato dal signor Getty: Fletcher Chace interpretato da Mark Walberg.

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Scott fa un lavoro grandioso soprattutto nella ricostruzione degli anni settanta italiani: sia per quanto riguarda le grandi città, come Roma, sia includendo nel suo film scorci di paesini del sud che riflettono la cultura popolare. Ammirare il film al cinema da italiani colpisce per la cura dei dettagli e nella rappresentazione delle ambientazioni, mai sopra le righe ed esagerati. Un elemento che di sicuro ha aiutato Scott sono appunto le ambientazioni; l’Italia si sa offre una grande varietà di cartoline, sparse per tutto lo stivale.

Venendo alle tematiche affrontate nel film, non si poteva non parlare della situazione politica di quegli anni, Scott decide di darle spazio ma senza calcare troppo la mano; preferendo addentrarsi profondamente e perfettamente nelle dinamiche di questa famiglia così importante. Il personaggio di Paul Getty in particolare, è ottimamente delineato, mostrando senza mezzi termini la paranoia che scaturisce dal troppo potere e da un patrimonio di dimensioni titaniche. Quando i rapporti umani appaiono come delusione e nient’altro, per rifugiarsi in un porto sicuro, ci si affida al possesso di oggetti costosi. In questo modo si taglia fuori non solo la famiglia, ma tutto ciò che ci circonda rimanendo soli.

Viene dato spazio anche alla vita del sequestrato nei mesi passati con i suoi  rapitori; così come all’omertà della gente comune, che non vuole rischiare e mettersi in mezzo; all’organizzazione mafiosa precisa e sparpagliata nel territorio, fino ad arrivare persino al legame di Paul con uno dei suoi sequestratori; l’uomo che si fa chiamare Cinquanta al telefono.

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E veniamo agli interpreti. Per quanto riguarda gli attori italiani Nicolas Vaporidis ha una piccola parte essendo uno dei sequestratori, ma a piccole dosi non fa troppi pasticci e si può dire che supera la prova. Nel ruolo di Cinquanta troviamo l’attore francese Romain Duris, già visto in Mood Indigo – La schiuma dei giorni. Nel ruolo di Paul c’è Charlie Plummer, mentre sua madre è interpretata da Michelle Williams. Quest’ultima dimostra di saper gestire in tutto e per tutto un ruolo drammatico. In Tutti i soldi del mondo è perfettamente inserita nel ruolo a differenza di Manchester By the Sea dove appariva forse un po’ troppo caricata dalla parte.

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E dulcis in fundo affrontiamo la questione spinosa legata a questa pellicola: la sostituzione improvvisa dell’attore Kevin Spacey in seguito alle accuse subite per molestie sessuali. Il sostituto prescelto è Christopher Plummer ed il ruolo di cui stiamo parlando è il ruolo del miliardario Paul Getty.

C’è da dire che durante la visione del film, se non si conoscono i precedenti sviluppi, non si percepisce nessuna disarmonia, con una sostituzione quindi riuscita. Plummer poi offre una performance davvero valida, sorge però la classica curiosità relativa al “quello che poteva essere” con Spacey. Fortunatamente per Scott la parte di Getty si prestava ad un lavoro di montaggio del genere.

Nel complesso l’unico neo  Tutti i Soldi del Mondo,  è forse la lunghezza, qualche scena avrebbe esaltato maggiormente il ritmo della pellicola che genera così una perdita di attenzione. In conclusione abbiamo davanti un film riuscito ed una degna rappresentazione della nostra Italia negli anni ’70; il perfetto equilibrio di due facce della stessa medaglia: la bellezza di un paese ricco di storia contraddistinto dai suoi tanti problemi politici e legati alla malavita.

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