I 10 film di Natale della Scimmia

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9. Batman – Il ritorno, di Tim Burton (1992)

Film di Natale
Batman Returns

Dopo Batman diretto da Burton, con un ottimo Jack Nicholson nei panni del Joker, il regista torna a raccontare il pipistrello sempre interpretato da Michael Keaton. Un capitolo ambientato in pieno periodo natalizio con una scenografia mastodontica. È proprio l’apporto scenico e visivo a definire il film e renderlo interessante, anche perché senza di esso andrebbe persa completamente l’atmosfera. Il Pinguino interpretato da un irriconoscibile Danny DeVito, merito del fantastico trucco di Stan Winston, ne è un ottimo esempio. Un personaggio grottesco e deforme che appare come una caricatura distorta del personaggio di Bruce Wayne. Un uomo storpio rifiutato dai genitori, per le sue spaventose sembianze, e gettato nelle fogne, dove verrà però salvato da una colonia di pinguini dello zoo di Gotham City. Un personaggio non sufficientemente carismatico a quanto pare, poiché nel film venne inserita una seconda nemesi: Selina Kyle, Catwoman, interpretata da una sexy Michelle Pfeiffer; oltre al compare di malefatte di Cobblepot, l’uomo d’affari Max Shreck (Christopher Walken).

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Unite tutto questo disparato e folle materiale ed otterrete lo stile visivo del film; un mix gotico e di art deco, che ricorda la Metropolis di Fritz Lang, sicuramente più spettacolare dell’originale di Burton. Merito del designer Bo Welch, creatore di un mondo pieno di angoli oscuri immerso in un’atmosfera natalizia surreale. In questo senso Burton si assicura che ci sia sempre qualcosa da guardare, guidandoci attraverso molte manifestazioni visive.

Batman – Il ritorno è il classico spettacolo visivo di Burton, anche se lo stile narrativo ci lascia preda di un desiderio non soddisfatto, quello di vedere qualcosa di più. Ciononostante il film rimane un ottimo modo per vivere una serata natalizia senza pensieri e un po’ di spettacolo.

 

10. La Promessa dell’Assassino, di David Cronenberg (2007)

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Nikolai (Viggo Mortensen) è l’autista di una delle più note famiglie di spicco della mafia russa, la fratellanza criminale “Vory V Zakone“. A capo di questa Seymon, anima gelida e brutale dietro l’affabile maschera, e il figlio Kirill (Vincent Cassel), instabile e casinista, forse dotato ancora di valori reali ma inerme di fronte ai precetti della mafia.

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Nel giorno di Natale Nikolai s’imbatte in Anna (Naomi Watts), un’ostetrica ostinata, intenta a ricercare la verità dietro la morte dell’adolescente Tatjana e di suo figlio appena nato.

Con Eastern Promises, David Cronenberg inscrive la brutale rappresentazione della consapevolezza del male, in una parabola d’inganni, di percezioni antitetiche, di sospetti e di corpi indifferenti ai seviziatori. La violenza si fa carnefice di segni impressi su carta e pelle: il diario di Tatjana e il corpo di Nikolai. La metamorfosi di un Cronenberg contemporaneo disarma i suoi personaggi ormai non più tecno-dipendenti, li spoglia dell’artificio e ne consacra l’orrore dei corpi nudi ed inermi sdraiati in un bagno. L’autolesionismo dei corpi già violentati dai tatuaggi, in questo atto non previsto dalla Natura: allegoria di segni-testamento del vissuto, impossibilitati al ritorno dell’innocenza.

A cura di Elisa Pala