I 10 film di Natale della Scimmia

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Bonus: 

La vita è meravigliosa, Frank Capra (1946)

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Uno dei più amati film di Natale. In una oscura vigilia di Natale troviamo George Bailey, interpretato da un grande Jimmy Stewart, pronto a togliersi la vita, considerata da lui stesso inutile. La sua società sta per fallire e lui non ha la minima idea di come possa salvarla. In suo aiuto arriverà un angelo custode (Henry Travers), che gli mostrerà come i suoi gentili gesti abbiano cambiato profondamente la vita della comunità. Basato sulla storia di Philip Van Doren Stern, “The Greatest Gift“, il film innalza lo spirito dei telespettatori, accompagnandoli dapprima nella miseria del protagonista per poi riscattare le sue fortune.

Il film racconta come il capitale sociale possa salvare la vita di un uomo. Il grande insegnamento della vicenda riguarda infatti il valore dell’amicizia e come il bene che si è fatto sarà sempre pronto a sostenerci, anche nei momenti più bui, tornando indietro. Come ricorda l’angelo, un uomo non è mai un fallito finché avrà degli amici al suo fianco.

Considerata come una delle più amate dal cinema americano, la pellicola è diventata poi una visione tradizionale durante le feste natalizie. Al fianco di James Stewart troviamo una grande Donna Reed e ben 5 candidature agli oscar. Nel 1998 l’American Film Institute lo inserì nella lista dei migliori cento film statunitensi di sempre.

“Strano, vero? La vita di un uomo è legata a tante altre vite. E quando quest’uomo non esiste, lascia un vuoto. “

 

Nightmare Before Christmas, di Henry Selick (1993)

Nightmare Before Christmas

Per la seconda volta la nostra top lascia spazio a Tim Burton, in questo caso non dietro alla macchina da preso ma come autore e ideatore di Nightmare Before Christmas; un classico natalizio entrato nei cuori di tanti. Il film ci porta nel mondo di Halloween governato da un re indiscusso del terrore, Jack Skeletron. Il re è però stanco di tale festività e di spaventare ed è alla ricerca di emozioni nuove. Mentre vaga per il bosco insieme al suo cane zero gli si presenta l’occasione di esplorare ben più di una festa pagana. Si ritrova in mezzo ad una cerchia di alberi con intagliate delle porte dalla forma particolare, ognuna dedicata ad una festività. Particolarmente attratto da quella natalizia, con intagliata un albero addobbato, decide di aprirla; in un turbinio di luci viene catapultato nel mondo del natale, così luminoso e pieno di gioia.

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Desideroso di fare sua questa festa Jack rapirà Babbo “Nachele” e proverà a sostituirlo con scarsi risultati; soprattutto a causa dell’incapacità del suo mondo di comprendere questa festività. Solo quando Jack capirà di aver bisogno del vero Babbo Natale lo spirito natalizio diventerà parte della loro essenza, grazie anche alla neve portata ad Halloweentown. Jack e gli altri abitanti riscopriranno, insieme alla magia del Natale, il piacere di essere se stessi.

Il film che probabilmente Burton è nato per fare. Arrivato sul grande schermo nel 1993 è una pellicola in parte arte d’avanguardia e in parte favola divertente; uno stupendo musical demoniaco e natalizio, che racchiude più inventiva di quanta molti studios possano tirare fuori in anni di produzioni. A volte l’idea basta a soverchiare i tecnicismi e a conferire alla pellicola un valore assoluto, in questo caso la tecnica non solo è al servizio di quest’ultima, ma la esalta stupendamente. Un vero capolavoro del Natale e di Tim Burton.

Canto di Natale di Topolino, di Burny Mattinson (1983)

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Il 125° cortometraggio animato della serie Mickey Mouse è Mickey’s Chrstmas Carol, che vide la luce nell’83, ben 30 anni dopo il precedente episodio. Tratto dal racconto di Charles Dickens, Canto di Natale del 1843, vede Topolino nei panni del povero Bob Cratchit e Paperon de’ Paperoni come interprete dell’avido Ebenizer Scrooge. Non a caso il nome inglese di del papero più ricco del mondo è proprio Scrooge McDuck, come omaggio al personaggio Dickensiano.

Canto di Natale di Topolino è un’opera storica per molte ragioni: in primo luogo il già citato distacco da Topolino a pesca, uscito nel 1953,in secondo luogo poichè negli Stati Uniti rappresentò l’ultima interpretazione per Clarence Nash, il doppiatore di Paperino, ultimo dei doppiatori originali rimasti in vita. Il cortometraggio, per la prima volta nella storia dei corti di Topolino, ricevette una candidatura agli Oscar; Disney vinse 26 premi su un totale di 59 nominations.

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La critica per la verità fu impietosa nei confronti di Canto di Natale di Topolino sia per lo scioccio confronto col Topolino del passato, sia per una presunta freddezza narrativa. Per la verità il corto è passato alla storia come uno dei più celebri ed è impresso ancora oggi nella mente di molti bambini ed ex-bambini, per la sua raffinata malinconia e la genuina umiltà della storia. La tecnica grafica scelta per l’opera ricorda molto la xerografia de La Carica dei 101, con un segno grezzo e artigiano che regala un gusto vintage, abituati come siamo alla piatta perfezione della CGI.

E’ notizia di pochi giorni fa quella riguardo l’acquisto della Fox da parte del sempre più gigante Disney, ma guardando agli anni ’80 si scopre un periodo di estrema crisi per la grande casa di animazione. Il corto di Mattinson rappresentava un tentativo di fuga da quella crisi, tentativo che però non si concretizzò mai in quella direzione. Servì una vera e propria rivoluzione amministrativa per rilanciare il marchio e raggiungere i fasti che oggi conosciamo.

Canto di Natale di Topolino è un po’ l’ultimo simbolo di un vecchio modo di vedere l’industria da parte di Disney, quando ancora c’era spazio per un sogno. Sogni come quello del giovane rampante Berny Mattinson, che dovette scalciare e lavorare sodo per dare alla luce quest’opera. Anche se Mattinson aveva da offrire meno di ciò che la Disney aveva rappresentato in passato, creò un prodotto sincero e romantico; inevitabile con il connubio Dickens-Disney, due fratelli gemelli separati da 31 anni di storia.

A cura di Lapo Maranghi