Via col Vento – La forza di Rossella O’Hara

Via col Vento è un classico che non riesce ad essere collocato in un genere definitivo. L'opera, forse, è un manifesto sulla grande forza delle donne.

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Via col Vento, la grande forza delle donne

Via col Vento è un film dalle mille sfaccettature. Parla di subdolo razzismo, di schiavismo ed è a tutti gli effetti un film di guerra; ma principalmente è un’opera di assoluta spettacolarità visiva.

Viene girato in Technicolor nel 1939, un periodo in cui senza nemmeno saperlo, i produttori stavano già inconsciamente sparando le cannonate che avrebbero da lì a poco sancito la fine degli studio system e del periodo d’oro del cinema.

Nonostante il film sia infatti un’odissea pionieristica dell’innovazione filmica, arriva pochi anni prima dell’avvento del Neorealismo italiano. Un cinema fatto di affermazioni ideologiche e stilistiche agli antipodi di ciò che Via col Vento voleva essere per l’industria di Hollywood.

Gone with the Wind è un film drammatico colossal diretto da Victor Fleming nel 1939“. In genere si inizia così. O almeno, così iniziano quasi tutti i testi sull’argomento.

Il film invece inizia con dei titoli di testa che preannunciano lo spessore che avranno le scene seguenti. A partire da uno scorrimento di parole che portano lo spettatore nell’adattamento cinematografico.

Si fa riferimento ad un mondo etereo, florido e felice che era la Georgia sudista prima della Guerra di Secessione; “la quale si può vedere solo nei libri, che ormai è un ricordo come di un sogno, una civiltà andata via col vento.

Parlare della genesi di quest’opera può essere piuttosto superfluo. Non perché vi sia poco da dire, il libro della Mitchell pubblicato nel 1936 ha venduto un milione di copie in sei mesi e si è accaparrato il Pulitzer del 1937, ma perché il film in sé è saturo di spunti da cui partire e su cui dilungarsi.

Ma che cos’è in realtà il film di Fleming? Tirate le somme è un’unica cosa: l’ultima opera tragica del mondo dello spettacolo, contenente il riassunto di tutti i valori appresi dall’uomo nel corso della storia fino alla Guerra di Secessione.

Ed essendo quella guerra la fine di quel tempo, i valori di riferimento sono ancora molto arcaici. Principi innestati in un contesto sociale basato sulla supponenza delle classi più ricche, con una sopravvalutatissima percezione di sé.

In effetti, il periodo a cui ci riferiamo scade in concomitanza con un evento bellico alla cui base vi è una delle prime grandi lotte per i diritti umani: l’abolizione dello schiavismo.

Il film va oltre, analizzando la determinazione dell’essere umano

Bisogna però affrontare l’argomento in maniera meno accademica, perché in questo film vi sono espressi dei valori che ne fanno un manifesto per tutti coloro che hanno bisogno di ritrovare la loro tenacia.

Prima di tutto analizza in maniera minuziosa lo stereotipo di donna di buona famiglia, portando sullo schermo la più astuta macchina del demonio sotto spoglie femminili che si ricordi a memoria d’uomo. Scarlett (Rossella) O’Hara è una maledetta, un personaggio gargantuesco che divide da sempre l’opinione del pubblico su cosa sia giusto o sbagliato pensare di lei. Forse perché al mondo vi sono due categorie di persone: chi è come Rossella, e chi non lo è.

Questo però non deve per forza impedirci di comprenderla, perché sotto a quel carattere bisbetico, capriccioso, egoista, spietato, avido e acido, c’è il succo della questione. Via col Vento è un film che parla di tante cose, ma parla sopratutto della forza delle donne, rappresentate nel loro genere dalla più estrema raffigurazione di ciò che esse, se vogliono, possono essere.

Rossella capostipite delle donne senza paura

“Giuro davanti a Dio, e Dio m’è testimone, che i Nordisti non mi batteranno! Supererò questo momento e quando sarà passato non soffrirò mai più la fame, né io né la mia famiglia, dovessi mentire, truffare, rubare o uccidere. Lo giuro davanti a Dio: non soffrirò mai più la fame!”

Questo è Rossella. Una donna con abbastanza coraggio da non avere bisogno della reputazione (a detta dello stesso Rhett).

In questo articolo non vogliamo fare un’analisi di parte nei confronti del genere femminile, in quanto prendere questo personaggio come miglior esempio può essere fraintendibile. In realtà Rossella O’Hara è una forza della natura, inarrestabile, inesorabile, distaccata ma passionale e soprattutto concentrata sull’obiettivo.

Nel suo caso un obiettivo materialista, ma che mantiene nelle sue intenzioni la nobile causa di preservare la sua casa, la sua terra e la famiglia.

Il suo limite personale è stato l’essere tanto patriarcale ed egoista in amore, da perdere il controllo di ciò che scopre troppo tardi starle a cuore.

Ma ci arriva comunque tardi. Un po’ perché Rhett è il suo doppio opposto, un avventuriero spinto nelle imprese da delle pulsioni più idealistiche che materialiste, e quello che dei due rappresenta la pazienza dell’amore. Un po’ perché, nel mentre, Rossella tende a conservare alcuni aspetti di sé che la aiuteranno ad andare oltre l’epilogo del film.

Resta una sentimentale sognatrice, che crederà di amare per tutta la vita qualcuno che oltre a non averla mai ricambiata, l’ha solo illusa; spezzandole atrocemente il cuore al momento della realizzazione. È tanto ostinata quanto forte da preservare nel cuore un sentimento puro, ma che le è proibito. Peccato che ciò vada a discapito della sua felicità, che capirà tardi non essere fatta del danaro, ma di una figlia morta, e di un marito distrutto dall’egoismo della moglie.

Sembra una tragedia, quindi perché la disillusione di Rossella può aiutarla ad arrivare a domani, che è un altro giorno? Perché la disillusione deriva dall’illusione, e quindi da qualcosa di buono, e la padrona di Tara nel profondo ne conserva parecchio. È un soggetto indurito dalla guerra, dalla fame e dalla tragedia familiare. Una ragazzina che non ha avuto il tempo di diventare donna, la cui unica spensieratezza era la sensazione di benessere economico e il ricordo del primo amore.

Il film termina su una splendida veduta, dove la ragazzina divenuta donna è rivolta verso la sua terra, fonte della sua ricchezza e del suo retaggio. Il suo essere spietata e sprezzante l’hanno ridotta a solitudine, costretta a vivere nel mausoleo di Tara.

Cosa resta di una donna tanto forte quanto fragile

Sì, domani è un altro giorno, ma che propositi manterremo per il domani? Riconquisteremo Rhett, e diverremo l’individuo amorevole che ad un certo punto del film abbiamo provato ad essere (sì, Rossella ci prova, ma era già troppo tardi), o passati i primi tempi, sceglieremo la ricchezza di Tara?

Forse è andata così, anche lei se n’è francamente infischiata dell’amore e ha scelto l’agiatezza; dimenticando il marito, che tanto l’ha amata, e tanto l’ha perduta. Ma il ciclo si chiude e la donna si completa, aggiungendo alla sua enorme personalità la debolezza sentimentale e la solitudine.

Rossella O’Hara è stata una donna del grande schermo esempio di forza e perseveranza per tutti, dandoci prova di cosa può fare il genere femminile se chiamato all’azione nel momento del bisogno più estremo. Forse, però, non è stato un grande esempio di cosa sia l’amore.

L’amore è Rhett, e Rhett…è tutta un’altra cosa.

Dieci Oscar, quindici nomination. Due delle statuette vanno appunto alle donne. Uno a Rossella, e una a Mami, prima donna di colore a vincere l’ambito omino dorato. Se non è un film sulle donne questo…

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