Leatherface, la recensione

LEATHERFACE, LA RECENSIONE - Il prequel del cult Non Aprite Quella Porta arriva nelle sale con l'intento di sconvolgere. E ci riesce.

Condividi l'articolo

LEATHERFACE, LA RECENSIONE – Bastano una manciata di secondi per far capire a cosa andremo incontro. Pochi secondi che danno il via  allla spirale di sangue e follia che la coppia Bustillo e Maury propone ancora una volta dopo il disturbante “A l’interiour“. C’è tanto sangue in questo slasher di altissima qualità, come non si vedeva da tempo. C’è la follia di due psicopatici fuggiti da un manicomio che tengono in ostaggio altre tre persone. C’è la rabbia dello sceriffo Hartman (il Diacono Frost di Blade) che cerca solo vendetta, dopo il brutale omicidio irrisolto della figlia. La sanità mentale non fa parte di questo film se non nella figura della nuova infermiera Elizabeth, il cui candore e la cui innocenza spezzano il disgusto delle vicende.

leatherface, la recensione

LEATHERFACE, LA RECENSIONE – Vi era già consapevolezza, ancor prima della visione, che la coppia Bustillo-Maury fosse adita a mostrare tutto e senza filtri. Ma qui, nella loro prima produzione americana, i due registi francesi riescono a creare un prequel davvero all’altezza delle aspettative e della saga cult creata da Hooper nel 1974. La buona riuscita non poteva essere così scontata. Tanti sono i prequel che hanno avuto giudizi negativi, come l’ Halloween di Rob Zombie, per citarne uno. Soprattutto se, come fece Zombie, si vuol andare a scavare nelle origini del male. In Leatherface si riesce ad avere tutto ciò che ci si aspetta, e forse anche di più. I due registi francesi costruiscono un film che non riesce a cogliere nel segno, che sa come disturbare, non limitandosi allo splatter fine a sé stesso. La follia si percepisce sempre ed in ogni momento si sa che la bomba è pronta ad esplodere e che una persona è prossima ad essere smembrata con somma solerzia e poca perizia.

LEGGI ANCHE:  I 14 film preferiti di Nicolas Winding Refn

leatherface, la recensione

LEATHERFACE, LA RECENSIONE – Da segnalare inoltre, le citazioni al maestro delle citazioni, Quentin Tarantino, come ad esempio quando Ike e Clarice si improvvisano “Zucchino” e “Coniglietta” pianificando una rapina in una tavola calda. O di un personaggio ucciso a sportellate, in cui ogni spettatore si aspetterà l’urlo “Dov’è Bill?”. Ma non solo Tarantino. Uno degli ostaggi, dotato di forza bruta e devastato dall’elettroshock, ricorda inevitabilmente il piccolo Myers di Halloween. E ancora, omicidi che vengono costruiti a metà tra il primo di Suspiria ed il primo di Profondo Rosso ed addirittura American History X. Insomma, Bustillo e Maury non si fanno mancare nulla ma allo stesso tempo affiancano alle citazioni le loro validissime e disturbanti idee ed alla loro estrema costruzione. Il fetore degli ambienti squallidi che caratterizzano le scenografie si percepisce, così come il marciume presente nei protagonisti che improvvisano anche un’orgia con un cadavere trovato per caso. L’estremo visivo viene toccato più volte ed a più riprese. Un vero tocco di classe.
Girato alla velocità della luce (in meno di un mese), Leatherface appare come un omaggio all’omonimo personaggio del cult di Hooper. Un inchino a Tobe Hooper che si è reso disponibile a produrre il film ma che alla fine non è riuscito a vederlo. E al quale probabilmente sarebbe anche piaciuto moltissimo.

LEGGI ANCHE:  I migliori 10 serial killer nel cinema