Postepay Rock In Roma: intervista a chi ha suonato sul palco di una delle feste più seguite in assoluto

Quando si iniziano a toccare le corde di quello strumento magico, oppure a percuotere un piatto o un tamburo, il sogno di qualsiasi musicista è quello di suonare davanti ad un pubblico gigantesco.

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Enzo Jolly Bruni ha avuto la fortuna di solcare uno dei palchi più ambiti d’Italia. Il Postepay Rock In Roma è un evento che da un po’ di anni sta scuotendo l’Ippodromo Roma CapannelleRed Hot Chili Peppers, Kasabian, Alter Bridge, Stato Sociale, Brunori Sas, Damian Marley e per ultimi The Offspring. Questi sono solo alcuni degli artisti che hanno partecipato al Postepay Rock in Roma di quest’anno.

Andiamo alla sera del 27 Luglio, la data che ci interessa. Sul palco del Postepay Rock in Roma si devono esibire gli Afterhours, una delle più famose band indie rock in assoluto. Forse quella che ha fatto sì che un genere come questo emergesse e piazzasse radici profonde anche in Italia. Tutti quelli di oggi, da Calcutta passando per Thegiornalisti (ormai non più così indie ndr), si sono accodati alla scia del successo della band di Manuel Agnelli. Nulla di critico, anzi! Tornando a noi. Siamo alla sera del 27 luglioEnzo Bruni partecipa come turnista nella band che apre il concerto degli Afterhours: i Veramadre.

Enzo entra in camera mia con i suoi ricci, la sua camminata distratta e stanca; da artista! Con la testa sempre tra le nuvole. Ma ecco che, non appena vede la mia vecchia chitarra acustica sembra rinsavire. La prende in mano e durante tutta l’intervista scandisce le domande tra una strimpellata e l’altra. Come se quella chitarra gli desse sicurezza. Un po’ come un soldato con in braccio il suo fucile.

Come hai conosciuto i Veramadre?

Conoscevo Daniele Monti, con il quale avevo già un progetto di lungo termine. Entrando in amicizia. Quando partirono con il progetto di creare Veramadre. Avevano bisogno di una chitarra acustica, data la conoscenza e l’amicizia non ha esitato a chiamarmi. Tenacia e testardaggine li ha portati ad avere molti successi professionali.

Qual era il tuo ruolo a Rock in Roma?

Il mio ruolo era da turnista elettrica: ovvero, non faccio parte della band ma partecipo ad alcuni eventi nel momento in cui non c’è la possibilità di avere una chitarra elettrica sul palco. Questo è il mio habitat naturale, amo la chitarra elettrica.

Hai un ruolo fisso in qualche band?

Sono uno dei chitarristi dei 5 Sensi dal 2011. E da poco, sempre con gli stessi componenti, abbiamo lanciato un progetto immerso nel rock folk che riprenda il mio dialetto sotto il nome di Andrea Madeccia.

Hai pubblicato qualche Album?

Si con i 5 Sensi, chiamato per l’appunto 5 Sensi. Nel percorso musicale cerchiamo sempre di implementare con canzoni extra il nostro bagaglio: la canzone Uno squillo di te ad esempio è stata trasmessa come videoclip a San Siro per i 60 anni di Alessandro “Spillo” Altobelli con la partecipazione di Mario Riso dei Rezophonic.

 

Com’è suonare davanti a centinaia di persone?

Non ho mai avuto paura. Come persona adoro le sfide, quindi ero assolutamente contento. Ho avuto l’opportunità di assaggiare, per qualche ora, la vita da rockstar. Il mio badge riportava la scritta Artist. Quindi, appena attrezzisti e fonici lo vedevano si mettevano a tua completa disposizione.

Raccontaci qualche aneddoto

In realtà ne ho più di uno da raccontare:

  • Uno dei primi episodi più significativi, tra i tanti, è stato il nostro arrivo con la macchina intorno alle 14. Una persona della produzione ci viene incontro e chiama immediatamente delle persone per scaricare la macchina. Ora, generalmente chi suona nell’underground sa che essere musicisti significa scaricarsi il tutto in spalla da soli e portare un amplificatore per quattro piani ha il suo peso.

  • Il camerino con aria condizionata e wifi. Lo stesso camerino che ospitò i Red Hot Chili Peppers, ovvero lo STAGE ROOM 5, confermato dal ritrovamento di alcuni cimeli. Ogni tipo di bevanda alcolica e non alcolica era presente all’interno. Il camerino era di fianco a quello di Manuel Agnelli e davanti avevamo quello degli Afterhours.

  • Catering con varie scelte, non il classico panino e birra che molto spesso devi pagarti da solo all’inizio di una serata in un pub tipo.

E il palco? Non è questo il re della serata? È come suonare sopra un qualsiasi palco oppure cambia qualcosa?

L’approccio è stato quello di una qualsiasi serata. Essendo un turnista avevo la responsabilità professionale di portare a termine la “missione” che ti viene chiesta. Sicuramente la band dei Veramadre era molto più emozionata, avendo visto nascere quei pezzi e vedendoli eseguiti davanti a centinaia di persone. Io non subivo la tensione ma cercavo di attaccarla, avevo in circolo tanta di quell’adrenalina da far riprendere un tossico da un’overdose di eroina.

Quand’è stato il tuo momento?

I momenti “fotografici” sono due:

  • Il primo momento risiede nel soundcheck: il nostro fonico e fratello di una vita, Antonio Di Castro. Colui che forse più di tutti i tecnici ha partecipato a questa vera e propria spedizione verso Roma. Dalla regia mi fa il segnale che toccava a me provare il mio strumento: in quel momento ho sentito tanta potenza e tanta energia, le mie note vibravano pulite nell’aria. Ero io, stavo suonando. Il mio primo momento è stato di Crueza de ma per la prova del pulito, istintivamente. Mostravo incertezza. Questo perché il suono era potentissimo, era come se un’ondata di energia mi avesse sbattuto a terra stordendomi. Nei secondi dopo però, tutto ciò, si è tramutato in adrenalina e ha fatto uscire da me te tutta la potenza che avevo dentro. Immaginate se doveste guidare una Ferrari dopo aver guidato una Fiat Panda tutta la vita. Per il distorto ho provato Given Up dei Linkin Park, ho attirato l’attenzione di tutto lo staff di Rock in Roma. E lì non potrò mai scordare la potenza e le vibrazioni di un palco. Con la prova del distorto ho iniziato ad incanalarmi all’interno di tutta quella che era l’atmosfera di Rock In Roma. Da lì non ho avuto nessun tipo di timore, ho realizzato che avevo definitivamente perso la mia verginità: sarei stato una rockstar per una sera.

  • Negli ultimi 30 secondi della serata: qui ho fatto l’assolo. È stato figo allontanarmi dalla postazione, arrivare a bordo palco ed avere tutte le persone che nel vedermi mi facevano gesti di approvazione. Lì ho avuto il mio livello rockstar all’apice. È un po’ quell’effetto che tutti i bambini immaginano suonando per finta un manico di scopa. Inoltre è stato anche abbastanza improvvisato e mi è uscito anche un assolo “della madonna”. Il Dio Hendrix sarebbe stato fiero di me.

Come si sono comportati gli Afterhours?

Manuel Agnelli è stato molto riservato, mentre il violinista è stato gentile ed elegante. Venendo addirittura da noi per farci gli auguri e le congratulazioni per la serata che stava per iniziare. Manuel Agnelli, forse la sua riservatezza era dettata dal suo essere molto importante nel panorama.

Lo staff com’è?

È molto professionale. Puoi chiamarti Enzo Bruni oppure Eddie Vedder, loro ti tratteranno sullo stesso piano. Cercheranno di aiutarti ad ogni modo e in ogni momento, mettendoti a tuo agio sul palco, fuori e in ogni situazione.

Ora un po’ di ca**ate

Avevate groupies?

Mi hanno parlato tanti di una pausa “blowjob”. Su questo punto sono rimasto molto deluso, forse devo tornarci e vedere se effettivamente esiste

Avete distrutto qualcosa nel camerino?

Sì, non c’erano abbastanza sedie e abbiamo distrutto il tavolino perché ci siamo seduti sul tavolo che ci ha buttato a terra.

Lo avete ripagato?

No, lo abbiamo spostato e nascosto

Quindi ora sei milionario?

Questa foto spiega perfettamente gli introiti di Rock In Roma e della mia partecipazione.

Cosa farai ora?

Dopo la parentesi Veramadre come turnista, che ringrazio e ai quali faccio tutti i miei complimenti. È come un centometrista che viene giudicato soltanto sull’ultimo scatto ma non si vede lo sforzo che c’è stato e i chilometri macinati. E fidatevi, con i ragazzi ne abbiamo fatte di prove. Quasi ad arrivare a una per ogni giorno nell’ultimo periodo. Se hanno avuto quest’esperienza è anche per gli sforzi che hanno e abbiamo fatto.

Progetti futuri?

Torno con i miei progetti principali, quelli di sempre. Con i 5 Sensi stiamo realizzando il nostro secondo secondo album dal titolo Melodies from the ashes. Da un sound molto rock e dal tono internazionale che speriamo ci possa proiettare verso mercati sia europei che extracomunitari. Mentre per quanto riguarda il progetto in dialetto sonninese Andrea Madeccia potete trovare le date live qui visto che stiamo portando in giro le canzoni dell’album Radici e da poco è uscito il primo singolo con videoclip ufficiale.

Che consigli dai a chi vuole percorrere i tuoi passi?

Non fate musica! (se la ride beatamente, chiaramente sta scherzando).

La musica mi ha salvato la vita e se oggi ho raggiunto questi risultati professionali e non, anche di vita, lo devo a questa dea e musa ispiratrice. Non a caso ho cercato di mettere la musica al centro del mio universo, ed oltre ad essere musicista e chitarrista sono anche uno speaker radiofonico e doppiatore. Ai ragazzi non mi sento nel ruolo di poter insegnare nulla, nonostante tutto ancora mi sento allievo e pronto ad imparare da ogni esperienza e da ogni errore. Ai ragazzi dico di dare ascolto ai propri sentimenti, alle proprie sensazioni e di non aver paura di osare. Ragazzi, non pensate ai tecnicismi che comunque serve ma la musica dapprima è emozione: emozionatevi, lasciatevi sorprendere dalla musica e soltanto allora condividete le vostre emozioni. E, a proposito di osare Jim Morrison diceva:

“Tutti noi abbiamo un paio di ali, ma solo chi osa impara a volare veramente.”

 

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