Enemy – Recensione film

Ci sono moltissimi film che arrivano diretti nelle nostre sale, pronti a sbancare al botteghino o a riservarsi un posto tra i cinema d’essai. Ma ci sono altrettanti film, talvolta anche più meritevoli di quelli sopra citati, che hanno tanta potenzialità, scarsa liquidità, poco charme e sono costretti a trascorrere il resto della loro esistenza in sordina, tra i meandri dello streaming e qualche introvabile dvd d’importazione.
Enemy, di Denis Villeneuve, rientra proprio in questa categoria: uscito nel 2013 in America, è arrivato in Italia solamente il mese scorso, e passando esclusivamente da Sky.
Eppure il regista ha ormai raggiunto la fama internazionale, regalandoci gioielli come Arrival, Prisoners e Sicario (e sperando che non deluda le aspettative con l’attesissimo Blade Runner 2049 in arrivo ad Ottobre), mentre il cast, che annovera un doppio Jake Gyllenhaal, Mélanie Laurent e persino Isabella Rossellini, è di tutto rispetto: fino a quando il lungometraggio rimarrà in questa ingiusta sordina?

Liberamente tratto da L’uomo duplicato del premio Nobel José Saramago, Enemy è un film che ruota attorno ad una tematica: per l’appunto, il doppio. Adam (Jake Gyllenhaal) è un fragile ed impacciato professore di storia le cui giornate sono oppresse dalla noia, la tristezza, la routine e l’apatia, e tutto questo tiritere procede lentamente senza che novità o sorprese ne scombinino gli equilibri.
Finché una notte qualcosa di incredibile accade: tra le comparse di un film, Adam nota proprio la presenza di sé stesso: esiste qualcuno identico a lui.
Mosso solamente dalla curiosità, e senza fini precisi, egli comincia allora una ossessiva ricerca del suo doppio, che si rivelerà essere l’arrogante attore Anthony Claire. Ciò che di complicato, soprannaturale e ambiguo nascerà dal loro confronto porterà lo spettatore a inevitabili interpretazioni e curiose rivelazioni.

Enemy è un film sorprendente. Perché non si limita a trasporre una storia, né a sviluppare attorno ad essa la sua tematica principale. È piuttosto una pellicola che riesce a coinvolgere lo spettatore facendogli vivere direttamente sulla pelle le emozioni e i pensieri che muovono il film. Attraverso una fotografia calda e pungente, distesi silenzi e una ricercata lentezza, il pubblico si ritroverà a vestire i panni di un terzo, immobile doppio che osserva le azioni degli altri due con sguardo partecipe e vigile, aspettando la conclusione delle vicende per poter finalmente agire sulla storia. Infatti, volta al termine la pellicola, si apriranno alla mente dello spettatore diverse interpretazioni sulla vera natura della narrazione, che gli permetteranno di rivivere il tutto da una nuova prospettiva.
Enemy si scoprirà così come un film apparentemente lineare, che nasconde dentro sé molto di più di quanto non traspaia. Un piccolo gioiello di cui prendersi cura, da rivedere assolutamente per coglierne tutta la profondità e bellezza.

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