Apologia del Wuxia – Il genere che non sapete di conoscere

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Il genere torna alle luci della ribalta con l’inizio del nuovo millennio, trainato in occidente dal grande successo de “La Tigre e il Dragone“, produzione a metà tra Hollywood, Cina, Taiwan ed Hong Kong che, dopo essere stato presentato fuori concorso a Cannes, sbanca agli Oscar, vincendo 4 statuette, tra cui quella per il miglior film straniero. È il primo (e per ora unico) wuxia che può vantare un tale successo, spingendo nel nuovo secolo il genere e rilanciandolo dopo anni di penombra, almeno in occidente. Dopo il suo successo, altri grandi registi sperimentano il wuxia. È il caso di Zhang Yimou, autore che gode di grande fama in patria e non solo per aver girato film come “Sorgo rosso” e “Lanterne rosse“. Nel 2002 girerà “Hero“, forse uno dei wuxia più spettacolari di sempre, e “La foresta dei pugnali volanti” nel 2004, oltre a “La città proibita” del 2007. Le produzioni di Yimou hanno un budget molto alto ed in patria diventano dei veri e proprio blockbuster.
Anche “Kung Fu Panda“, pellicola d’animazione di grande successo della Dreamworks, è, a modo suo, un wuxia, ispirandosi e traendo i suoi elementi caratterizzanti dal genere. Il film riscontrerà anche un ottimo successo in oriente, restando uno dei pochi tentativi americani di emulare i cinesi con successo.

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Ultimo caso che si è segnalato a livello mondiale è stato il successo di critica di “The Assassin“, pellicola del 2015 di uno dei maestri del cinema asiatico, il taiwanese Hou Hsiao-hsien, che declina il genere secondo la sua poetica e con i suoi tempi. Il film vince il premio per la migliore regia a Cannes, diventando uno dei pochi wuxia che hanno saputo stregare le commissioni dei festival occidentali.

Per concludere, spero che questa breve incursione vi abbia fatto venire voglia di conosce di più di quello che molti definiscono come “il più cinese dei generi“, che merita sicuramente un maggiore spazio nel panorama attuale della distribuzione mondiale ed un posto nel cuore di ogni cinefilo che sappia apprezzare il cinema orientale, un cinema che per molti versi potrebbe apparire diverso dai nostri standard e gusti ma che ha molto da dire a chi è disposto ad ascoltarlo.