Osserviamo i dettagli: il cinema e la pittura

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A tutti ormai è noto che il cinema è anche chiamato “La settima arte”. Potremmo dire che sia una sintesi di tutte le arti principali: la sceneggiatura con la scrittura, le colonne sonore con la musica, la fotografia con la pittura e così via.

E’ proprio su quest’ultimo dettaglio che oggi ci soffermeremo, passando in rassegna le volte in cui i più famosi dipinti hanno influenzato i registi nel creare una scenografia, o nell’impostare un’inquadratura.


La prima pellicola che viene in mente è sicuramente Barry Lyndon: Kubrick ha impostato l’intero film come se fosse un quadro del ‘700 inglese: facendo passare l’idea che l’arte è indubbiamente un punto di riferimento per creare una scenografia il più fedele possibile al passato. Ricreò infatti i colori, i costumi, le ambientazioni in modo fedele ai quadri di Reynolds, Hogarth, Fussli.

Se passiamo ad un film più recente, dobbiamo fare un salto nel 2016: anche in Animali Notturni di Tom Ford le citazioni artistiche sono notevoli: in questo caso l’arte non è un elemento che influenza il “setting” del film, ma un simbolismo che, attraverso una citazione, dà uno spunto in più all’analisi della situazione. Stiamo parlando dei lavori di Damien Hirst. In una bellissima inquadratura il personaggio di Amy Adams indugia davanti ad una teca con un toro immerso nella formaldeide, opera che si rifà ai suoi più celebri squali. Non a caso Ford ha scelto di mostrare un artista come Hirst, che fa dello shock che provoca nello spettatore il cardine della sua arte, la quale oscilla tra amore e crudeltà, meraviglia e orrore. Il rimando alla trama del film è immediato.

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