Serial Cleaners Recensione: Far sparire i cadaveri con stile

Bob è tornato per ripulire le scene del crimine ma questa volta non è da solo: la recensione di Serial Cleaners, gioco stealth di Draw Distance.

Serial Cleaners Recensione
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Fa davvero freddo a New York City. Il 1999 si avvia alla conclusione e la Grande Mela è pronta a festeggiare l’inizio del nuovo millennio. Bob e la sua squadra di pulitori seriali sono riuniti intorno al tavolo del loro rifugio dando libero sfogo alle proprie memorie: il loro primo incarico da Serial Cleaners e il primo omicidio che hanno dovuto cancellare. Inizia un lungo viaggio nei ricordi dei quattro protagonisti: passato, presente, emozioni e rimpianti, che si incrociano fra loro, cullati dal leggero jazz che suona in sottofondo. Un racconto che attraversa anche gli Stati Uniti di fine anni Novanta e che offre scene pulp degne del miglior Quentin Tarantino.

Serial Cleaners è il sequel del videogioco stealth Serial Cleaner, sviluppato da Draw Distance in collaborazione con il publisher 505 Games. Il titolo è disponibile su PC, Playstation, Xbox e Nintendo Switch a partire dal 22 settembre 2022.

L’unione fa la forza

L’obiettivo in Serial Cleaners è quello di ripulire una scena del crimine da tutto ciò che potrebbe ricondurre la polizia al mandante dell’omicidio: far sparire i cadaveri, rimuovere le scie di sangue e le prove presenti nella stanza. Per quanto il concept alla base di questo sequel rimanga il medesimo del predecessore, ci sono comunque due differenze sostanziali rispetto all’opera di Draw Distance del 2017. La prima è il salto dal 2D al 3D, fondamentale per offrire ai giocatori stage più complessi, con passaggi segreti, scorciatoie che si traducono, in teoria, in una maggiore libertà di approccio per completare ogni incarico. La seconda grossa novità è che Bob, già protagonista di Serial Cleaner, adesso non è più solo ma può contare invece su altri tre personaggi ognuno con le sue abilità uniche attorno alle quali sono costruiti i singoli livelli di gioco.

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Troviamo Hal “Pyscho” un carnefice che ama fare a pezzi i cadaveri con la sua motosega con l’unico scopo di far svenire i poliziotti che provano a intralciare la sua strada. Hal è anche un feticista di arti umani che lancia con disinvoltura contro gli ignari agenti che pattugliano l’omicidio. Lati, la wall writer del gruppo nonché eccellente atleta in grado di scavalcare velocemente mura e recinzioni di una certa altezza. Infine, Erin “V1p3r”, abile hacker che può sfruttare le sue doti informatiche per sbloccare porte altrimenti inaccessibili, far suonare a distanza allarmi per distrarre le guardie per dileguarsi rapidamente con un cadavere a seguito.

Ogni personaggio ha quindi i suoi punti di forza che impareremo a conoscere e a sfruttare durante le sette ore necessarie per arrivare ai titoli di coda. Tutto questo ben di Dio che viene messo a disposizione si scontra con l’unica grossa problematica di Serial Cleaners: l’intelligenza artificiale avversaria.

Uno sporco lavoro ma qualcuno doveva pur farlo

In sede di recensione di Serial Cleaners abbiamo vissuto emozioni contrastanti: da una parte, l’immensa soddisfazione ogni volta che riuscivamo a scappare in auto dopo aver tirato a lucido con Mastro Lindo i macabri pavimenti dove l’assassino di turno ha messo piede prima di noi; dall’altra la delusione per non esserci mai troppo impegnati per portare a termine l’obiettivo. I poliziotti, i detective non sono dotati di una spiccata intelligenza artificiale, sono facilmente aggirabili e il loro raggio visivo non va oltre i due metri.

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Capiterà più volte di rimanere scioccati mentre si attraversa un’area trascinando un cadavere con i nemici che continuano a passeggiare come nulla fosse, ignari di ciò che sta accadendo davanti ai loro occhi. Inoltre, appena impareremo a sfruttare la meccanica della corsa che ci consente di mandare per brevi istanti al tappeto i mob, tutto diventerà ancora incredibilmente più facile. Invece di scappare, la scelta migliore è comunque quella di affrontare faccia a faccia l’avversario, il quale cadrà a terra regalandoci il tempo necessario a nasconderci, sparire così dalla lista dei sospetti per poi riprendere in un secondo momento l’attività.

Serial Cleaners Recensione

Se gli sbirri si allarmano, tireranno fuori la pistola: questo stato di massima attenzione durerà per qualche minuto ma stando ben nascosti non verremo mai trovati. Anche in queste situazioni l’intelligenza artificiale è limitata: i poliziotti non provano a scovarti dai nascondigli nonostante ci abbiano comunque visto infilarci sotto a un tavolo e non sentono neppure il rumore dell’aspirapolvere necessaria ad aspirare le macchie di sangue incriminate.

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Draw Distance avrebbe dovuto trovare un punto d’incontro tra l’eccesso e il difetto: non era necessaria quell’aggressività che possiamo ad esempio riscontrare in Hitman tuttavia, qualcosa di più impegnativo avrebbe sicuramente contribuito a rendere l’esperienza più avvincente e meno lineare per sfruttare appieno le potenzialità della squadra tutto fare di Bob. Nonostante questo però, l’immersione non si rompe mai del tutto proprio per via del background storico e narrativo che caratterizza i personaggi del gioco.

Serial Cleaners: Conclusioni

Dal punto di vista estetico Serial Cleaners è un gioiellino: i colori, il racconto pulp, gli scenari di gioco tutti diversi fra loro e più in generale la ricostruzione degli edifici e dunque dell’America di quel periodo, trascina gli utenti in una spirale di criminalità, droghe e omicidi da vero film sulla malavita statunitense. Il rimpianto maggiore del nuovo lavoro di Draw Distance è la scarsa attenzione riposta sull’intelligenza artificiale, troppo facile da aggirare e che limita le potenzialità degli stessi personaggi.

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