Pixies – Doggerel | RECENSIONE

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I Pixies ritrovano appieno sé stessi in Doggerel, un perfetto disco di rock alternativo americano nel 2022

Doggerel è il nuovo disco dei Pixies, pubblicato a tre anni di distanza dall’ultimo (Beneath the Eyrie, 2019) e in generale l’ottavo nella loro discografia. Arriva a 34 anni di distanza da quello storico Surfer Rosa (1988) che all’epoca li imponeva come nome portante del rock alternativo americano.

La domanda: che cosa è cambiato? Quasi nulla in effetti e sta ai fan decidere se sia una cosa buona o meno. Doggerel è un disco dalle sfumature interessanti e che nonostante l’avanzata età di Black Francis e soci fa trasparire diverse idee coinvolgenti. Lo stile si mantiene sempre su quel particolare connubio di punk, alternative, rock e pop che solo loro sanno proporre.

Intriganti sono lo sfogo composto e moralistico di Nomatterday, le atmosfere semi-acustiche e folk rock di Vault of Heaven, la filastrocca malinconica di Haunted House. E c’è poi Get Simulated, forse il pezzo più riuscito, un rock sincopato che suona come un estratto del classico Doolittle (1989).

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Aggiungiamo There’s a Moon On, dai tratti forse velatamente più blues, e la title track, Doggerel, forse il brano più atipico. Niente di veramente innovativo né originle, come del resto non c’è da aspettarsi da una band sulla scena da decadi. Ma, allo stesso tempo, impossibile definirlo un “brutto album”.

In qualche modo anzi sembra che più dei precedenti questo Doggerel intenda recuperare con precisione lo stile classico dei Pixies. Per accontentare i fan? O per rienrare al sicuro tepore di una comfort zone ben nota? Non è dato saperlo ma è certo che chi ha apprezzato e apprezza i suoni degli esordi della band qui troverà musica per le sue orecchie.

I motivi alternativi e le melodie radio-friendly sono perfettamente alternati, aggiungendo il ruolo perfetto della bassista e vocalist Paz Lechantin, entrata in formazione nel 2014, che fa esattamente e senza sbavature quello che storicamente faceva Kim Deal. Linee di basso precise, vocalizzi e armonizzazioni decorative.

Su tutto trionfa ovviamente lo sguardo (anche chitarristico, se così si può dire) ironico e disincantato di Black Francis, che quasi sessantenne si perde in una serie di amare riflessioni sulla natura delle relazioni interpersonali ma lascia spazio anche ad indagini individuali ed introspettive.

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La caratteristica forse più pregevole di Doggerel sta nella sua natura “rock” in un senso più generale, con un’aderenza ai principi più tradizionali del genere, chitarre distorte, riff, assolo in primis. Quest’anno forse solo gli Spoon sono riusciti a proporre un album così profondamente e classicamente rock. Ma Doggerel è su un altro piano: i Pixies che propongono il meglio di sé stessi.

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RECENSIONE
VOTO:
Avatar di Andrea Campana
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.
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