Elvis, la Recensione del biopic di Baz Luhrmann sul Re del Rock

Il grande ritorno di Baz Luhrmann con Elvis, meraviglioso film biografico su una delle più grandi icone della musica mai esistite. La nostra recensione.

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Elvis l’uomo, l’icona, il bambino, il personaggio. Arriva al cinema quello che potrebbe essere uno dei migliori film dell’anno. Non poteva essere diversamente, visto e considerato che si sta parlando del Re, uno dei più grandi musicisti della storia della musica. Da ricordare che il film di Luhrmann ha ricevuto pieni elogi da parte della vedova Presley, Priscilla. Tanto dovrebbe bastare per far correre il sala chiunque.

Elvis, la Trama

Si parte dalla fine, da un malore forse fatale per il Colonnello Parker, fido agente di Elvis. Da lì, un percorso che guarderà alla nascita del mito. Dalla forza espressiva del personaggio fino alle debolezze dell’uomo, arrivando all’ultimo dei suoi giorni terreni. Già, perché Elvis Presley non morirà mai davvero.

Elvis, la Recensione

Un compito arduo, quello affibbiato a Baz Luhrmann. Raccontare una storia vera senza cadere nella retorica e con un piglio originale. Ebbene, dopo alcuni flop di critica e botteghino, il regista di Moulin Rogue riesce nell’impresa, confezionando un film che rientra in prima coerenza con la firma stilistica di Luhrmann.
Ad indossare i panni di Elvis troviamo una giovane promessa che, a questo punto è più che lecito pensarlo, diventa una certezza, come Austin Butler. La sua interpretazione rende onore ad Elvis dall’inizio alla fine, assimilando perfettamente ogni singola sfaccettatura. Dagli entusiasmi ai dubbi, fino alle paranoie in chiusura di carriera.
Insomma, una perfetta presenza scenica all’altezza di quella dell’Elvis che fu. Insieme a lui, un inedito Tom Hanks nei gonfi panni del Colonnello Parker, il villain di questa storia, come si definisce lui stesso all’inizio del film. L’uomo che uccise Elvis Presley e che ci racconterà la sua storia, dal punto di vista.
Già questa premessa è sintomatica di un film quantomeno atipico nella sua struttura. Un ragionamento fatto di antitesi che conferma un certo cinico egoismo da parte di un personaggio quantomeno controverso, per usare un eufemismo.
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Per raccontare queste vicissitudini, Baz Luhrmann ripropone quanto già visto nel suo cinema fino ad oggi, almeno quello che ha lasciato di stucco ogni spettatore. Le immagini, sfarzose e barocche come il cinema di Luhrmann impone, trovano un interessante aggiornamento che ammicca ad un cinema quasi documentaristico.
Caratterizzato dal voice over di Tom Hanks e sequenze in split screen che ora contestualizzano, ora mostrano l’Elvis icona della musica, il film riesce nel suo chiaro intento narrativo innalzando la figura di Elvis in ogni sua sfaccettatura possibile. Proprio qui subentra, in maniera perfettamente dosata, la classica storia “di vera finzione” che va a edulcorare i vari momenti salienti della vita del cantante di Tupelo. Dalla morte della madre al suo primo concerto da cantante misconosciuto ai più.
In questo senso, spicca la genialità con cui Baz Luhrmann riesce a raccontare il battesimo del fuoco di un giovanissimo appassionato di musica blues, mischiando sacro e profano, grazie ad un montaggio che lascia a bocca aperta per come riesce a distruggere la continuità temporale, mischiando le due prime volte di Elvis Presley.
Da un lato, un bambino toccato dal Dio della musica, che si intrufola in una chiesa durante un coro gospel, ammaliato dalle note e dalle voci del coro stesso. Dall’altro, perfettamente alternato con i tempi, un giovane ragazzo, soprattutto molto audace, pronto a calcare un palcoscenico con la matita sugli occhi e qualche ritocco “da donna“.
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Ed è proprio qui che Elvis diviene quindi icona profana, un ossimoro vivente portatore di quello che per Luhrmann è un vero e proprio dono. E che restituisce sensazioni peccaminose alle ragazze in platea, ondeggiando l’anca in quel movimento che lo ha reso famoso anche agli occhi di chi mal tollerava e la sua musica, e il suo personaggio.
In tal senso, Elvis mostra tutto ciò che è necessario mostrare, il bello e il cattivo tempo di quel periodo storico che ha caratterizzato la vita di mr. Presley, fornendo un ritratto a tutto tondo di pregevole fattura. Non di minor importanza, anzi, Lurhmann confeziona un biopic atipico e originale, distaccandosi dai classici crismi del genere, soprattutto nello stile e nella messa in scena, ma al tempo stesso osservandoli con estremo rispetto.
Se Elvis da un lato è sulla carta un film biografico, con la classica storia di ascesa e discesa del personaggio in questione. Dall’altro, Baz Luhrmann fa confluire altri generi, con una maestria difficilmente replicabile. Oscillando costantemente tra il videoclip e il musical, Elvis catturerà lo sguardo indagatore dello spettatore, regalando due ore e quaranta di pura e sfarzosa poesia.
Un grande ritorno quindi, quello di Luhrmann, che vent’anni dopo Moulin Rogue torna ai suoi fasti, proponendo una riscrittura del concetto di biopic e anche di musical, con un risultato a dir poco apprezzabile. Un film che farà appassionare anche chi non ha mai ascoltato mezza nota proveniente dalla chitarra di Elvis.

Cast

  • Austin Butler: Elvis Presley
  • Tom Hanks: Tom “Colonnello” Parker
  • Olivia DeJonge: Priscilla Presley
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Trailer

RECENSIONE
Voto
Classe '89, laureato al DAMS di Roma e con una passione per tutto ciò che riguardi cinema, letteratura, musica e filosofia che provo a mettere nero su bianco ogni volta che posso. Provo a rendere la critica cinematografica accessibile a tutti, anche al "lattaio dell'Ohio".
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