5 Film da vedere su Netflix | Giugno 2022 [LISTA]

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5 film da vedere su Netflix a Giugno 2022

RRR – S. S. Rajamouli (2022)

RRR

Arrivato su Netflix al primo giugno, RRR non è passato inosservato. Subito è piombato in testa alle classifiche di visione – complice l’algoritmo, che lo ha saggiamente spinto in testa, forse a certificare un investimento importante.

Si tratta del primo contatto importante dell’Occidente con un mercato ancora relativamente vergine come quello indiano: auto-riferito e guidato da stilemi solamente propri, è un cinema che per la prima volta sta affacciandosi alla distribuzione di massa – e come quello cinese, varrà la pena scommetterci forte.

Nello specifico, RRR è un bestione di tre ore, dramma storico carico di quello scomposto ma simpatico nazionalismo tipico dei paesi in via di sviluppo.

Soprattutto, è cinema action “vecchio stile” (come già lo era il cinese Wolf Warrior 2, primo grande assaggio dell’altro colosso asiatico); modello anni ’80 e forse pure prima, come se i supereroi non fossero mai arrivati in sala, e il paradigma di blockbuster fosse ancora Delta Force – per l’occasione in costume, e con i balletti.

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Nuova conferma (come se ne avesse bisogno) anche per S. S. Rajamouli, dopo i trionfi delle epiche Baahubali 1 e 2.

Us – Jordan Peele (2019)

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US

Bisognerà presto o tardi dedicare uno studio comparato esaustivo della cosiddetta scuola indie-horror, o elevated horror, come fantasiosamente etichettato.

David Robert Mitchell, Jennifer Kent, Ari Aster e Jordan Peele, solo per citare la punta dell’iceberg: cinema dell’orrore senza orrore, intimista, votato ad esplicitare metafore esistenziali o sociali attraverso un utilizzo più o meno pretestuoso del fantastico. Il retroterra è il Sundance (che scoprì Babadook), il suo pubblico chiunque non ami l’horror. Ma per i cultori, vale davvero la pena?

Jordan Peele è forse il più difficilmente esportabile del gruppo, nonché perfetta sintesi della sua peculiarità: un comico mainstream, con l’occhio più per la satira televisiva che per la violenza. Dal cinema di paura prende in prestito riferimenti iconografici e immaginario – ma il punto resta l’ironia su progressisti, classe media, razzismo, MAGA e compagnia.

La black comedy Get Out fu un gran colpo: US doveva esserne la consacrazione, ma passò relativamente sottotraccia. Val la pena recuperarlo, almeno per farsi un’idea. E’ il Romero del nuovo millennio? Scommesse aperte.

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Un Tipo Imprevedibile – Dennis Dugan (1996)

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Happy Gilmore

Alla pari forse del solo Nicolas Cage, Adam Sandler è il grande attore-meme della sua generazione. Il suo reale percorso artistico è ormai marginale, corollario di una seconda vita online ormai del tutto indipendente. Adam Sandler è ormai un concetto, simulacro astratto di “attore scemo” spammabile indiscriminatamente per una risata.

A differenza di Cage, Sandler non ha mai fatto molto per scrollarsi di dosso gli stereotipi sulla sua persona: Uncut Gems resta un caso isolato, e il percorso dell’attore si è sempre mosso nel perimetro della commedia. E’ lì che vanno trovati alti e bassi della sua opera: Billy Madison, Big Daddy, ovviamente Happy Gilmore.

In questa sua breve stagione “autoriale”, Sandler definì un tipo cinematografico nuovo – schmuck ebreo newyorkese dolce e di buon cuore, in antitesi con la controparte più maligna proposta da Ben Stiller. L’intera filmografia di Sandler si è sempre mossa in direzione di questo archetipo, forse mai più espresso con tale purezza come in queste prime, piccole perle.

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Avatar di Saverio Felici
(Roma, 1993) Lavora nei campi dell'editoria e della produzione audiovisiva. Scrive e collabora tra gli altri con Point Blank, Nocturno e Cineforum.