The Simpsons: Hit & Run, ossia GTA a Springfield | RECENSIONE

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Un titolo di culto per eccellenza, cioè il GTA dei Simpsons: Hit & Run

C’è stato un tempo folle nel quale arte videoludica e serie tv di culto potevano incontrarsi senza regole. The Simpsons: Hit & Run, che nel titolo riporta l’espressione di un vero e proprio reato (hit and run significa causare un incidente stradale, oppure investire qualcuno, e poi fuggire) è stato per certi versi il simbolo di questa miracolosa congiuntura.

Nessuna regola, nessuno scrupolo. Nel gioco, come nella saga di Grand Theft Auto ma nella cittadina di Springfield e nell’universo dei gialli di Matt Groening, si può fare di tutto senza conseguenze. Bè, non proprio “di tutto”. Necessariamente, per ciò che riguarda lo sviluppo del gioco (affidato a Radical Entertainment) e considerate le premesse, le azioni sono poche e mirate.

Ma anche così, i Simpson (Homer, Bart, Lisa, Marge e anche Apu) possono andarsene in giro per la città a prendere letteralmente a calci la gente, spaccare oggetti, guidare per la strada come folli e scatenare il caos. La struttura è proprio quella dei giochi di GTA. Si può vagare liberamente in esplorazione, o dedicarsi alle varie missioni che, di volta in volta, disvelano la parodistica trama.

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Che coinvolge nientemeno un complotto alieno organizzato dai vecchi Kang e Kodos (i due terrificanti extraterrestri della saga) e che passa attraverso una serie di strani eventi in città. Non mancano gli elementi di satira. Il complotto passa infatti attraverso un nuovo strano gusto della Buzz Cola (inutile far presente di cosa sia parodia); e arriva fino a una critica dei contemporanei reality show.

Il sottotesto è quindi quello classico dei Simpson, prendendo di mira e di petto le ipocrisie e le paure represse della civiltà occidentale. Ma questo non significa che il gioco necessiti di diventare retorico e cattedratico, anzi. La trama si può completamente ignorare e dedicarsi, come in GTA, alle più svariate attività senza un pensiero al mondo.

Cosa che, se vogliamo, pone un po’ un certo accento sulla caratterizzazione critica di sottofondo dedicato in effetti all’industria dei videogiochi stessa. In effetti The Simpsons: Hit & Run diviene presto un titolo di culto (esce nel 2003 su tutte le piattaforme) proprio per via del suo carattere “piccante”, nel senso di scomodo.

E in questo riprende, miracolosamente, i tratti migliori della serie tv; la quale, nel contempo, è in pieno declino. E c’è da dire che il gioco non scontenta comunque i fan, ricreando numerosissimi luoghi, ambienti e motivi della serie con una minuzia e un’attenzione ai dettagli davvero lodevole.

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Non solo sono riconoscibili diversi contesti come quello della scuola di Bart, il Kwik-E-Mart di Apu o la taverna di Boe; ma si ritrovano anche riferimenti a specifici episodi cult, come quello della monorotaia (che si può ammirare, incompleta). E di certo pregevole e per nulla scontata è la presenza di tutto il voice cast originale.

Per il resto il gioco è strutturato come un open map, ambientato in tre differenti zone della città esplorabili in vari momenti di una stessa giornata; e vengono inseriti anche vari elementi platform che rendono il gioco più fluido, “cartoonistico” e meno serioso, compresa la possibilità di collezionare oggetti.

Nel complesso, si tratta di un’esperienza immensamente divertente, sia per i fan dei Simpson che, crediamo, per quelli di GTA. E se è vero che il gameplay riportava spesso glitch e malfunzionamenti, va detto che in questo caso gli errori si inserivano magnificamente nel caos completo di un gioco totalmente anarchico. A tratti, forse, più di GTA stesso.

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Avatar di Andrea Campana
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.