Strappare lungo i bordi di Zerocalcare è una storia vera?

Con la sua prima serie animata Zerocalcare ha ottenuto un enorme successo di pubblica e critica: ma quanto c'è di vero nella storia raccontata?

Strappare lungo i bordi
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Strappare lungo i bordi è la serie Netflix di cui tutti stanno parlando, che è stata in grado di detronizzare anche Squid Game dalla classifica dei prodotti più visti nel nostro paese.

A voler essere estremamente sintetici, la serie rappresenta la versione “animata” dell’universo che Michele Rech aka Zerocalcare ha creato tra le pagine delle sue graphic novel.

Strappare lungo i bordi racconta un viaggio che si dirama in varie direzioni: da quello esistenziale raccontato con feroce ironia e disincanto dalla voce dello stesso Zerocalcare, a quello effettivo, che porta i protagonisti a Biella, ad affrontare un lutto inaspettato.

Proprio perché in Strappare lungo i bordi Zerocalcare mette molto della sua visione e della sua vita tout court, una domanda che interessa molte persone dopo la visione è capire se la serie Netflix racconti una storia vera o no.

ATTENZIONE: L’ARTICOLO CHE SEGUE CONTIENE SPOILER SUL FINALE DELLA SERIE

Strappare lungo i bordi: una storia vera?

È naturale che, anche grazie alla scelta autoriale di Zerocalcare di offrire – da sempre – al pubblico un proprio alter-ego, i lettori (o gli spettatori, poco cambia) hanno la sensazione di conoscere Michele Rech.

In molti hanno la tendenza a pensare che tutto quello che Zerocalcare mette nei suoi lavori sia qualcosa di vero al cento per cento. Ma tra la vita vera e la finzione c’è sempre una barriera, un muro invisibile ma invalicabile che divide le due sfere.

Zerocalcare mette molto di sé nei suoi lavori. Meglio, mette molto di quello che di sé vuole condividere con gli altri. Se volessimo dare credito a quello che dice in Strappare lungo i bordi – e non c’è motivo per non farlo – il Michele Rech che si “nasconde” dietro il suo alter-ego è un ragazzo che non ama troppo relazionarsi con gli altri, che ha problemi a iniziare una conversazione quando si sente a disagio. Difficile dunque credere che regali al pubblico tutto quello che fa parte non solo della sua vita, ma anche della sua sfera privata.

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Eppure, allo stesso tempo, c’è molto di vero in Strappare lungo i bordi. Dalla descrizione della periferia romana a quel senso di appartenenza a un certo tipo di quotidianità, che si vede anche dalle scelte fatte per la colonna sonora.

A voler essere precisi si può asserire – quasi senza paura di essere contraddetti – che Strappare lungo i bordi non è tanto ispirato a una storia vera, ma è ambientato in un mondo vero.

Zerocalcare nella sua serie vi fa fare un home-tour del suo appartamento senza lesinare sui dettagli. Non si risparmia nel descrivere uno status sociale che è ben lontano da quello zuccheroso e perfetto che si vede in molte serie patinate.

Zerocalcare racconta dunque la vera storia di un trentenne, di un ragazzo nato negli anni ’80 che si vede costretto a vivere in un mondo che non ha mantenuto nessuna delle promesse garantite.

Dalla frustrazione di mandare curriculum che si sa rimarranno senza risposta alla sensazione – costante, pruriginosa e fastidiosa – di essere l’unica persona al mondo a non aver trovato un proprio posto, di non poter salire sui treni dei vincitori.

Un racconto che parla di un ragazzo di periferia che è in qualche modo ingabbiato dal suo status sociale, schiacciato da un capitalismo che ormai guarda persino oltre i numeri, de-umanizzando ciò che restava della dignità.

Il ritratto che Michele Rech fa di questi sentimenti con cui si trova a convivere – persino la frustrazione nel non trovare un film da guardare nell’infinito catalogo Netflix – sono estremamente veri, reali, e appartengono alla sua vita come a quella di milioni di suoi coetanei che si trovano a danzare sulla stessa linea grigia.

Ma quindi esiste davvero Alice?

Parafrasando una frase nota si può senz’altro dire che ogni artista parla di sé nei propri lavori, ma se è bravo ti convince che in realtà stia parlando di te. Ed è questo quello che Zerocalcare fa in Strappare lungo i bordi.

Porta frammenti più o meno ampi della propria vita personale, del proprio passato, e li mescola ad altri che sono più apertamente narrativi e così facendo non si limita a mostrare il proprio ego, ma abbraccia il disagio di una generazione.

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E questo aspetto lo si nota alla perfezione se si confronta la serie animata con, ad esempio, La profezia dell’Armadillo. Zerocalcare si presenza sempre uguale a se stesso, con la stessa maglia e lo stesso modo di affrontare la vita.

Rimane presente anche l’armadillo, la personificazione della sua coscienza. E non è un caso se l’Armadillo è l’unico personaggio in Strappare lungo i bordi che non è doppiato da Zerocalcare.

Questo perché la coscienza è qualcosa di interno e al tempo stesso esterno da noi. Qualcosa che non può essere domato, qualcosa che, appunto, ci deve mettere di fronte alla voce della ragione.

Quindi di fatto la cornice della storia è piena di elementi ricorrenti che lasciando intendere un alto tasso di verosimiglianza.

Ma se ad esempio si pensa al personaggio di Alice – che è centrale, quasi suo malgrado – si nota come le cose cambino tra il fumetto e la serie.

Ad esempio Alice nella graphic novel era Camille e il viaggio finale dei tre amici non aveva come direzione Bielle, ma il profilo di una città francese.

Questo serve a dimostrare che il racconto di Zerocalcare è pieno di dettagli veri, tratti dalla sua vera storia, ma l’artista non si fa “scrupoli” a reinventarli. D’altra parte ogni storia vera porta con sé una traccia della visione di chi l’ha vissuta e, in questo senso, di fa sempre racconto.

E sì, lo sappiamo che voi volevate vedere solo una serie e non fare psicoterapia (cit.)