TYRON: riabilitazione fai-da-te con slowthai [RECENSIONE]

Il rapper inglese racconta sé stesso in quattordici tracce

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TYRON – slowthai: recensione del nuovo disco del rapper di Nothing Great About Britain.

“Questo album è stato concepito durante un periodo difficile della mia vita. Sono lontano dall’essere perfetto ma ho imparato tanto su di me mentre ci lavoravo e continuerò a crescere in una versione migliore di me e punto a diventare un riflesso di ciò che vorrei vedere in questo mondo. Spero che questo album possa essere la vostra luce se siete nell’oscurità e che vi faccia sapere che non siete soli. Va bene essere sé stessi, fanculo tutto il resto. Impara, cresci, punta ad essere migliore di com’eri ieri.”

Così scrive sul suo profilo Instagram il carismatico rapper di Northampton Tyrone Frampton, aka slowthai, annunciando il suo secondo album in studio, TYRON. 35 minuti di brani divisi in due dischi – uno (dai titoli in maiuscolo) più aggressivo, incazzato, dai suoni americani, l’altro (dai titoli in minuscolo) più rilassato, lo-fi, nostalgico – e conscious, che nascondono un concept quasi autobiografico.

L’album si apre con 45 SMOKE, in cui thai racconta la sua vita dopo il successo, e prosegue con l’ottimo pezzo featuring con Skepta contro la cancel culture, mentre in MAZZA compare ASAP Rocky che regala una strofa di chiusura niente male in una traccia quasi à la Playboi Carti, sia per stile che per suoni. VEX critica l’uso scorretto dei social network e la reflective age. Dopo l’interesssante interludio di WOT, parte DEAD, che riflette sulla filosofia di vita del carpe diem. La granulare PLAY WITH FIRE ammansisce i toni regalando un’adeguata introduzione al secondo atto dell’album. La cullante chitarra di i tried racconta la dipendenza da droghe e la realizzazione dei propri errori con un toccante beat firmato Daniel Duke.

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“I was on the strip with the kids playin’ Simon Says / Tyron jumped the bridge, would you do the same?”

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Credits: screenshot dal video ufficiale di MAZZA (ft. A$AP Rocky)

focus è una traccia da amico: Frampton condivide la sua soluzione ai problemi che affliggono coloro che si trovano nella situazione dalla quale lui è riuscito ad uscire. Facendo squadra con il talentuoso Denzel Curry ed il cantate Dominic Fike, che regala un buon ritornello pop, Tyron ci porta al brano terms:

“[terms] si riferisce ai termini e alle condizioni che arrivano con popolarità e… fama. Non mi piace quella parola. […] È solo avere a che fare con ciò che essa comporta e non è come te l’aspetti. Il mal di testa di essere giudicati per essere un essere umano. Una volta che ottieni un qualunque riconoscimento per la tua arte, non sei più un umano – sei un prodotto. Dominic [Fike, ospite nella traccia] lo sintetizza splendidamente nel ritornello.”

In push, invece di Bearface dei BROCKHAMPTON, come inizialmente programmato, troviamo Deb Never, amica stretta di Tyron, che presta chitarra, intro ed outro. Il secondo dei singoli rilasciati (dopo la traccia successiva, feel away) nhs, è, invece, una ballata di pianoforte “tutta sull’apprezzamento” di ciò che si ha.

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Overthink, sink in my seat / Eat, sleep, repeat, what you know about T? / Smoke weed only way I fall asleep
Same routine, drink ’til I can’t speak

Slowthai 2019 Glastonbury Festival 04
Credits: Edwardx (Wikipedia)

feel away chiama al microfono nondimeno che James Blake, idolo di slowthai “da quando era un ragazzino che andava a scuola”, su un base costruita su un loop di piano dal duo di producer Mount Kimbie. Chiude il disco adhd: il rapper torna solo a condensare in due minuti tutti i temi trattati nei brani precedenti, sfogando negli ultimi trenta secondi la rabbia pregressa nei confronti di tutti gli sbagli, i problemi, di tutte le perdite e le sofferenze.

slowthai ha affrontato un’evoluzione non da poco, più umanamente che musicalmente. Il disco rappresenta una duplice vittoria: Frampton è riuscito a vincere la sua condizione sociale e mentale attraverso la sua arte, che qui troviamo al meglio della forma, con l’alternarsi di momenti di rabbia, malinconia e coraggio. I versi convincono, regalando moliti momenti di qualità, gli 808 non sono per niente invasivi e accompagnano ottimamente tutte le quattordici tracce. Mentre al debutto aveva convinto per l’aggressività, il carisma e l’assenza di pudore, in TYRON si apre, raccontando se stesso da dentro (non per altro il titolo dell’album è il nome dello stesso) in un disco non particolarmente incisivo quanto il precedente ma sicuramente di grande valore.

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TYRON – slowthai / Anno di pubblicazione: 2021 / Genere: British Hip-Hop, Trap

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