Carrie Fisher, l’assurda e triste storia della Principessa Leia

Vera e propria icona della settima arte, Carrie Fisher non ha avuto una vita facile, tra dipendenza e malattie mentali

Carrie Fisher star wars
Carrie Fisher in Star Wars

Carrie Fisher è un nome che non ha bisogno di presentazioni: l’attrice, infatti, è stata capace di diventare una vera e propria icona per un numero sempre crescente di generazioni.

L’interpretazione della Principessa Leia nella saga di Star Wars ha dato alla figlia di Debbie Reynolds una notorietà che nemmeno la morte è riuscita a scalfire.

Ma non è stata solo la fama o la celebrità dei genitori a rendere Carrie Fisher un personaggio tanto amato.

A darle il plauso quasi universale di pubblico e critica è stata anche la sincerità con cui ha affrontato molti aspetti della sua vita: dalla fama, alla tossicodipendenza fino alla malattia mentale.

Carrie Fisher, qualche cenno biografico

Carrie Fisher è nata a Burbank, in California, il 21 Ottobre 1956 dal cantante Eddie Fisher e dall’attrice Debbie Reynolds, diventata famosa soprattutto per il ruolo in Cantando Sotto la Pioggia.

Eddie Fisher lasciò Debbie Reynolds quando Carrie aveva due anni: il cantante sposò Elizabeth Taylor. Nonostante il divorzio dei genitori, Carrie Fisher dimostrò sin dall’infanzia il desiderio di seguire le orme di coloro che l’avevano messa al mondo.

A dodici anni, infatti, cominciò a esibirsi a Las Vegas insieme a sua madre. Il debutto sul palcoscenico avvenne nel 1975, quando partecipò al musical Irene, insieme a Debbie Reynolds.

Nonostante l’affetto che univa le due donne – e che spinse la Reynolds ad abitare per quasi tutta la vita alla porta accanto di quella della figlia – Carrie Fisher ha ammesso di aver sentito l’orbita solare dei genitori sempre addosso, quasi come un peso.

Star Wars, la fama e la tossicodipendenza

Nel 1977 per Carrie Fisher arriva il ruolo che la renderà famosa, tanto quanto aveva sognato. Dopo aver interpretato Lorna in Shampoo diventa finalmente la Principessa Leia in Star Wars.

Carrie Fisher Principessa Leia
Carrie Fisher aveva solo 19 anni quando venne scelta per interpretare la Principessa Leia

La fama è immediata e planetaria: Leia smette quasi di essere un personaggio di un film e diventa quasi una vera e propria icona.

Nel mercato cominciano ad apparire action figure che rappresentano Carrie Fisher nei panni della principessa di Star Wars.

Persino la sua acconciatura diventa un vero e proprio simbolo per più di una generazione, arrivando ad essere citata anche in Friends, quando Jennifer Aniston si maschera proprio da Principessa Leia.

Tra l’altro un aneddoto racconta che la Fisher odiava particolarmente lo chignon “a bagel”. Tuttavia, avendo già rifiutato di perdere peso per interpretare il ruolo, l’attrice fu sempre molto accomodante con ogni altra richiesta di George Lucas per paura di venire licenziata.

Tuttavia, nonostante il successo in ambito lavorativo, la fine degli anni ’70 rappresentano per Carrie Fisher anche l’inizio del tunnel della dipendenza.

Tra droga e alcol Carrie Fisher rischiò di rovinare la sua carriera: fu quasi licenziata da The Blue Brothers proprio per la sua incapacità di mantenersi pulita.

Carrie Fisher
Carrie Fisher in una scena di The Blues Brothers

Carrie Fisher e il disturbo bipolare

Quando aveva solo 24 anni, sempre più vittima delle sue dipendenze, Carrie Fisher finì in overdose. L’evento portò ad una svolta, sempre negativa.

Infatti all’attrice venne diagnosticato un disturbo bipolare dell’umore che all’inizio ebbe molta difficoltà ad accettare e su cui si aprì solo qualche anno più tardi.

A 28 anni era di nuovo alle prese con la dipendenza da medicinali prescritti. Consumava infatti il Percodoana, un oppiode. Arrivò a consumarne 30 al giorno e al riguardo ha detto:

Non ero nemmeno fatta. Era come un lavoro. Mentivo ai dottori e cercavo farmaci nei cassetti e negli armadietti dei medicinali delle persone che frequentavo.

Quando arrivò all’ospedale furono costretti a intubarla prima della lavanda gastrica, perché l’attrice non era abbastanza lucida e consapevole da spiegare che cosa aveva preso.

Tuttavia, una volta preso atto della sua condizione medica, Carrie Fisher cominciò a parlarne sempre più apertamente, il che ha aiutato la cultura americana a smettere di stigmatizzare le malattie mentali.

La sua battaglia contro il disturbo bipolare è stato raccontato nel suo romanzo autobiografico Cartoline dall’Inferno, diventato poi un film nel 1990 con Meryl Streep nei panni della Fisher.

Il film con Meryl Streep fu anche l’occasione di affrontare il discorso sul legame con sua madre. Debbie Reynolds, nella pellicola, era interpretata da Shirley McLane.

Il ritorno di Star Wars e la morte

Nel 2015 Carrie Fisher, che nel frattempo era diventata una scrittrice prolifica, asserendo che il disturbo bipolare l’aveva resa iperattiva, tornò a vestire i panni della Principessa Leila.

Il suo personaggio più iconico, infatti, tornò alla ribalta con Star Wars – Il Risveglio della Forza. Tornerà anche in Star Wars- Gli Ultimi Jedi che uscirà nel 2017, postumo.

Carrie Fisher torna a interpretare la Principessa Leia

Infatti il 27 Dicembre 2016, dopo quattro giorni passati al Ronald Reagan UCLA Medical Center di Los Angeles, Carrie Fisher morì. Aveva solo 60 anni.

Era stata colpita da un attacco cardiaco durante un volo da Londra a Los Angeles, quando mancavano circa 15 minuti all’atterraggio.

Il giorno dopo la sua morte, mentre si cercava di organizzare il suo funerale e il mondo piangeva la sua Principessa Leia, Debbie Reynolds morì a seguito di un ictus. Pare che le sue ultime parole siano state: Voglio solo stare con Carrie.

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