Al Pacino: Le 10 migliori interpretazioni

Abbiamo deciso di rendere omaggio ad Al Pacino, uno dei migliori attori della storia del cinema, ripercorrendo le sue 10 migliori interpretazioni

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10° Donnie Brasco, Mike Newell, 1997

Al Pacino in Donnie Brasco
Al Pacino e Johnny Depp in Donnie Brasco

Malinconico e perdente, il personaggio di Benjamin “Lefty” Ruggiero si è ritagliato da subito un posticino nel cuore dei fan di Pacino. Il grande attore è meraviglioso nell’unire due anime che apparentemente sembrano inconciliabili: la durezza del mafioso e la pateticità dell’ultimo della fila. Lefty è un uomo vessato dai suoi stessi “colleghi”, figlio di una Cosa Nostra che non esiste più e soggiogato dai tempi che cambiano.

Ruggiero non riesce a stare al passo e si ritrova pian piano ai margini della famiglia alternando momenti di ostinata superbia ad attimi di lucida e spietata analisi sulla propria condizione. Donnie Brasco ci presenta Pacino in un ruolo di un uomo ormai al tramonto valorizzando l’interpretazione con la propria condizione di attore, che all’alba del nuovo millennio era dinanzi ad un bivio: adattarsi e rinascere oppure fossilizzarsi sul mito, con il rischio di sbiadirsi sui fasti del passato. Sappiamo tutti come è andata a finire: una terza splendida fase di carriera.

Ogni maledetta domenica, Oliver Stone, 1999

Al, Pacino Film sportivi, ogni maledetta domenica
Al Pacino in Ogni maledetta domenica

Di questa pellicola abbiamo già parlato nella top relativi ai migliori film sportivi (puoi leggerla cliccando QUI). Anche in quel caso avevamo sottolineato la performance memorabile di Al Pacino che in questo film veste i panni di un coach di football americano. La sua mimica e le sue espressioni sono sempre perfettamente compatibili con quello che sta accadendo su schermo: concentrato e serio quando è in corso un match, severo e preoccupato quando la storia vira sulle situazioni extra campo che non sono di facile gestione.  Inoltre, è presente uno dei monologhi più belli di sempre. Prima del match decisivo, il nostro guarda tutta la squadra negli occhi e in una sequenza meravigliosamente interminabile li carica e li prepara alla partita. Il pathos che Al Pacino trasmette in quei minuti è ineguagliabile, l’esemplificazione del concetto di “cinema”, nella sua forma più pura e nobile. Quasi come in una tragedia shakespeariana, Pacino invita i suoi ragazzi fuori dall’inferno, in un qualcosa che trascende lo sport, trasmettendo in ogni parola il legame profondo tra sport e vita.

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 Siamo all’inferno adesso, signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce.

Oliver Stone, regista della pellicola, lascia traghettare l’opera dalla performance di Pacino che rende ogni sequenza inimitabile.

Carlito’s Way, Brian De Palma, 1993

Al Pacino, Carlito's Way
Al Pacino in Carlito’s Way

Un titolo che riflette il suo protagonista assoluto, l’intero film si concentra su Carlito Brigante, interpretato da Al Pacino. L’uomo è un ex carcerato che, una volta uscito di galera, prova a rifarsi una vita lontano dalla malvivenza. Ineluttabilmente però dalle dinamiche di quel mondo viene, suo malgrado, risucchiato. L’intera pellicola, sebbene di livello altissimo sia per regia che per comprimari (soprattutto un meraviglioso Sean Penn), è strutturata sull’interpretazione di Pacino. Lui è il protagonista assoluto, la voce narrante che segue le vicende, i primi occhi che vediamo nella pellicola, le ultime parole che udiamo, tutto suo. Carlito è tormentato, lotta contro la sua natura e contro un sistema dal quale è difficile sottrarsi.

Mostrando la lotta interiore del protagonista, Al Pacino è magnetico, gli occhi degli spettatori non possono che essere attratti da lui, dal suo viso così severo eppure così stanco e disilluso dalla vita. Senza dubbio Carlito Brigante è uno dei personaggi più affascinanti, sofferti, contrastati e carichi di sfumature e chiaroscuri che il cinema di stampo criminale abbia mai visto. Al Pacino semplicemente lo rende immortale.

Quel pomeriggio di un giorno da cani, Sidney Lumet, 1975

Al Pacino, Quel pomeriggio di un giorno da cani
Al Pacino in uno dei suoi primi ruoli di successo: Quel pomeriggio di un giorno da cani

Sebbene si tratti di un film che si basa su una rapina, quest’opera è una delle più intimiste della filmografia di Al Pacino. Sonny non è un vero criminale, tutt’altro. E’ solo un uomo dal disperato bisogno di denaro che tenta la via più facile per ottenerlo. Il film si svolge quasi interamente nella banca che il nostro protagonista decide di rapinare. Nel lasso di tempo in cui la trama si dirama possiamo ammirare tutto il ventaglio di emozioni che si susseguono nell’animo dell’ingenuo rapinatore. Scopriamo le motivazioni che stanno dietro al suo gesto e i segreti che si porta dietro.

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Al Pacino è splendido nel trasmetterci perfettamente l’insicurezza dell’uomo, nel modo di maneggiare le armi o nell’ingenuità con la quale commette errori puerili, perfettamente dipinta sul suo viso. Le persone che tiene in ostaggio non riescono ad odiarlo, anzi. Si rendono conto che l’uomo è solo una vittima, esattamente come loro. Se vi interessa assistere ad una lezione magistrale di recitazione, una prova attoriale a tutto campo, capace di spaziare dall’espressività visiva al più profondo trasformismo emozionale, fatevi guidare dallo splendido Al Pacino di questo film. Non ve ne pentirete. Attica!

L’avvocato del diavolo, Taylor Hackford, 1997

Al Pacino, L'avvocato del diavolo
Un iconico Al Pacino nei panni del Diavolo

Nonostante il protagonista della pellicola sia Keanu Reeves, in questo film Al Pacino è il collante che tiene insieme la sceneggiatura, oltre ad essere un satanico deus ex machina, il vero burattinaio che tira le fila della vicenda. Dal punto di vista strettamente filmico, questo forse è il titolo più debole della top, eppure Al Pacino ne fa ugualmente un’opera memorabile. Lui è il diavolo, architetto della vita delle persone e sovrano dell’Inferno. Vive di inganni e doppi giochi. Tutto questo è perfettamente visibile osservando gli sguardi furbi e scaltri di Pacino che, nell’ultimo quarto d’ora, surclassa tutti in bravura. L’ultima sezione del film è totalmente dedicata a lui e ai suoi monologhi (tra cui uno resta memorabile). Solo per quest’ultima parte, il film sale esponenzialmente di livello. La capacità di rendere perfettamente l’idea del demonio e della sua onniscenza senza ausilio di effetti grafici ma solo grazie alla recitazione è una di quelle che rende Al Pacino l’immortale attore che è.